Il codice di Aleppo


ארם צובה

La storia di oggi è un piccolo grande racconto poliziesco, un giallo che spazia nel corso dei secoli e che fino ad oggi lascia più domande che risposte, nonostante ci sia stato in un certo senso un lieto fine resta ancora la sensazione di aver tralasciato qualche dettaglio indispensabile alla completa soluzione del caso.

Il giallo in questione riguarda il più antico manoscritto del testo masoterico della Bibbia esistente al mondo, in Italia è conosciuto come codice di Aleppo ma in tutto il mondo ebraico il suo nome è Keter Aram Zuba.Il Keter è stato scritto a Tiberiade intorno all’anno 929, la sua peculiarità deriva dal fatto che fino ad oggi viene considerato come il prototipo originale della Bibbia, soprattutto per tutto ciò che riguarda la punteggiatura ed i vari simboli fonetici indispensabili per poter leggere il testo senza errori di pronuncia. Dopo un secolo dalla sua stesura il codice viene acquistato dai Caraiti, all’epoca una delle correnti dominanti dell’ebraismo. Con l’arrivo dei crociati in Terra Santa il testo passa nelle loro mani ma verrà riscattato dopo breve tempo dalla ricca comunità ebraica egiziana.

Il Rambam, conosciuto in italiano come Mosè Maimonide, forse il maggiore teologo dell’ebraismo di tutti i tempi, dopo averlo attentamente analizzato ne fa uso per codificare in maniera definitiva la stesura del testo canonico della Bibbia così come la conosciamo oggi. Dopo un buco temporale di più di trecento anni nel quale non si hanno sue dirette notizie, il Keter rispunta nella città di Aleppo attorno all’anno 1375 trasferito probabilmente da un pronipote di Maimonide.

Secondo la tradizione il tempio dove veniva conservato l’antico codice venne costruito da Yoav ben Zuria, uno dei generali al servizio del re Davide. Ma gli archeologi, inamovibili nel loro brutto vizio di rovinare una bella storia con i fatti insistono a datare l’edificio in epoca bizantina.

In ogni caso la storia comincia a farsi interessante e ingarbugliata a partire dal dicembre del 1947, con l’inizio dei disordini ai danni della comunità ebraica della città siriana. I notabili della comunità ebraica avevano già fiutato il pericolo in arrivo e si erano adoperati per nascondere il prezioso manoscritto in un luogo sicuro al di fuori dalla sinagoga che verrà bruciata e distrutta.

Il salvataggio del Keter è a conoscenza di pochi, persino in Israele si è assolutamente convinti della sua definitiva scomparsa e parrebbe che le poche fotografie scattate e i ricordi di chi abbia avuto l’occasione di analizzarlo, fra tutti l’eminente ricercatore David Cassuto, siano le sole prove dei suoi trascorsi.

Ma l’alone di leggenda che avvolge il keter non accenna a dissolversi, Sara Hever, una dei numerosi profughi della ex fiorente comunità aleppina sostiene fermamente che il codice è riuscito a salvarsi rimanedo integro. Lei stessa si offre di ritornare nella città siriana per recuperarlo, ma per Ben Gurion e l’Agenzia Ebraica il rischio è troppo elevato e rinunciano al progetto.

La svolta definitiva avviene nel 1957, quando un ebreo di nome Mordechai ben Ezra,  in possesso della nazionalità iraniana viene espulso dalla Siria. A ben Ezra viene affidato il compito di trafugare il prezioso manoscritto oltre frontiera, cosa che farà nascondendolo dentro una lavatrice. Ci vorranno altri sei mesi prima che il codice arrivi in Israele nel 1958.

L’arrivo del Keter in Israele invece che risolvere definitivamente il caso non fa che aumentare i dubbi e le domande, su 487 pagine del manoscritto originale arrivano in Israele solo 294, mancano completamente quasi tutti i primi cinque libri della Torah, ed altre decine di pagine sono mancanti perchè strappate. Dove sono finite? C’è chi sostiene che in effetti il libro abbia subito dei danni durante i disordini e c’è chi sostiene che nel corso dei dieci anni in cui è stato nascosto i diversi custodi si siano appropriati di alcune pagine a mò di reliquia.

C’è chi fa un ulteriore passo avanti avvicinandosi in pratica alla corrente complottistica secondo la quale le pagine trafugate sono in mano dell’istituto Ben Zvi al quale erano state donate. Solo in un secondo tempo e più esattamente nel 1986 il manoscritto è stato trasferito nel Museo d’Israele dove si trova attualmente.

Quest’ultima teoria ha una certa base visto che di tanto in tanto si mormora di pagine originali del Keter messe in vendita sul mercato nero. Un motivo in più per scartabellare fra le miriadi di pagine e libri mai letti o ormai dimenticati che ognuno di noi si ritrova in casa.

Personalmente la mia occasione si presenterà fra qualche mese quando traslocherò in una casa più grande, qualcosa d’interessante spunterà di certo visto che io per principio non butto via niente.

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