Canta, che ti passa la paura (o la noia)

In questo clima da bollettino di guerra un piccolo pensiero di speranza e ottimismo dedicato soprattutto ai miei amici italiani, con cui ho trascorso fantastici ed emozionanti momenti in giro per Israele.
La canzone si chiama “Quando arriveremo” la traduzione della prima strofa è la seguente Continua a leggere

Ebraico. La rinascita di una lingua morta.

Si sono appena concluse le celebrazioni della Giornata dell’ebraico, svoltasi quest’anno il 5 gennaio, un ottimo motivo per analizzare e ricordare il tentativo, praticamente folle, di far rinascere una lingua che si era estinta duemila anni prima. Un esperimento riuscito contro ogni previsione e probabilmente irripetibile. Continua a leggere

Il Gran Canyon

Come ogni paese che si rispetti anche Israele ha il suo particolare stile di vita ed i suoi luoghi dedicati allo svago e al tempo libero. Ma invece dei parchi, del mare o di altre amenità del genere a cui si potrebbe pensare, soprattutto pensando ad un paese dove l’inverno dura a malapena tre mesi,l’israeliano medio si è costruito un altra alternativa che gli permette di trascorrere qualche ora fuori di casa con tutta la famigliola, amati pargoli compresi: il canion. Continua a leggere

I suoi primi 70 anni

Il 19 aprile 2018 ricorreranno 70 anni dalla creazione dello stato d’Israele. Un avvenimento questo che ha segnato, e continua a segnare, in modo indelebile non solo la situazione politica del Medio Oriente, ma anche quella dei rapporti fra le super potenze negli anni della guerra fredda e più recentemente, il rinnovato ruolo della Russia in uno scacchiere che sembrava fino a pochissimi anni fa ormai in mano all’Islam moderato. Continua a leggere

L’esame di coscienza

C’è gran fermento all’interno del movimento dei kibbutzim. La segreteria della federazione che raggruppa più di 270 villaggi collettivi, ha dato ufficialmente il via ad un reclutamento generale per impedire o ostacolare la decisione del Governo Netanyahu di espellere decine di migliaia di profughi e immigranti clandestini presenti in Israele e provenienti per lo più dall’Eritrea e dalla regione del Darfur nel Sudan.

I kibbutzim si stanno organizzando su diversi fronti: raccolta di viveri di prima necessità, accoglienza di piccoli gruppi ed assunzione nel campo lavorativo. Inoltre si sta lavorando per creare una struttura di adozione parziale destinata ad una fascia di età particolarmente sensibile. Si tratta di ragazzi nati, cresciuti ed educati in Israele che diventati ormai maggiorenni sono anche loro passibili della possibile espulsione.

Continua a leggere

DURE ACCUSE DI CORRUZIONE PER NETANYAHU. ISRAELE A UNA SVOLTA.

 

Quando il premier israeliano Beniamin Netanyahu ha iniziato il suo discorso in diretta televisiva in prime time è sembrato per qualche minuto di assistere ad una drammatica ma necessaria svolta politica della sua carriera e del futuro dello stato ebraico.

Il discorso del primo ministro era inevitabile visto che entro pochi minuti la polizia israeliana avrebbe pubblicato gli esiti dell’inchiesta durata numerosi mesi nei confronti di Bibi. Un’inchiesta che terminava con la decisione da parte degli inquirenti di accusare Netanyahu di corruzione e abuso di fiducia e di trasmettere i risultati di due inchieste separate all’autorità giudiziaria.

Continua a leggere

Il codice Peres

peres

 

“In quel tempo c’erano sulla terra i giganti (Nefilim), e ci furono anche di poi…Essi sono gli uomini potenti che, fin dai tempi antichi, sono stati famosi”. (Genesi 6:4). Questo mito dei Nefilim è stato usato da sempre in Israele per paragonare i padri fondatori a queste mitologiche figure. Con la scomparsa di Peres si può affermare senza ombra di smentita che l’ultimo dei Nefilim della fondazione dello stato d’Israele ci ha lasciato. Continua a leggere

Andata e (forse) ritorno

 

entebbe

 

Fra meno di un mese, e più precisamente il 4 luglio 1976 ricorrerà il 40simo anniversario di  una delle operazioni militari più ardite degli ultimi decenni.  Per molti la missione più impossibile ma per tutti un evento che rimarrà scolpito per sempre negli annali della storia: l’operazione tuono meglio conosciuta come operazione Entebbe. Un libro apparso in questi giorni rivela nuovi risvolti della breve notte di Entebbe (l’operazione durò meno di trenta minuti) così come fu vissuta dagli stessi protagonisti.

A detta degli autori la cosa più sorprendente emersa durante la stesura del testo è quella che in tutti questi anni l’esercito non raccolse in maniera completa e capillare le testimonianze dei partecipanti alla missione, una routine elementare e necessaria per capire e correggere i possibili errori compiuti nel corso dell’operazione.

E’ questa quindi  l’importanza fondamentale di questa pubblicazione, non l’autoglorificazione fine a se stessa ma piuttosto una testimonianza di prima mano dei protagonisti di quella che ancora oggi è considerato un punto cardinale di tutti i blitz militari svolti dalle diverse teste di cuoio sviluppatesi da allora nella maggior parte degli eserciti sparsi nel mondo. Continua a leggere

Brutto ma bello

ברוטליזם

 

Immagino che la maggior parte dei lettori sappia cosa sia lo stile internazionale erroneamente definito come Bauhaus. Tel Aviv è la città che più di ogni altra rappresenta questo tipo di architettura e racchiude in un perimetro relativamente stretto migliaia di case costruite secondo questo stile razionale e funzionale. Proprio per questa così alta concentrazione di questi edifici Tel Aviv è stata definita la “città bianca” e gode del titolo di “patrimonio dell’umanità” rilasciato dall’Unesco.

Ma sono sicuro che molti meno lettori siano a conoscenza del fatto che esista in Israele un’altra città che racchiude al suo interno un’altra grande concentrazione di edifici costruiti secondo dettami architettonici che la rendano altrettanto speciale anche se meno attraente, almeno a prima vista. La città in questione è Beer Sheva, non solo la capitale del Neghev ma anche quella del Brutalismo. Continua a leggere

Tremate tremate, le pantere son tornate

 

פנתרים

Sono passati esattamente 45 anni da quando in uno dei più degradati quartieri di Gerusalemme scoppiò la rivolta delle “pantere nere”, un movimento di protesta sociale che caratterizzò per molti decenni il panorama politico israeliano. In un certo senso è possibile affermare che le motivazioni che generarono la nascita dei “panterim” sono rimaste immutate cambiando unicamente l’aspetto esteriore ma non la sostanza che continua ad essere il frutto di un continuo e crescendo divario socio economico fra ricchi e poveri e soprattutto fra ebrei di origine nord africana rispetto a quelli europei. L’impronta lasciata da questa protesta così spontanea quanto inattesa fu così profonda che ancora oggi il mito ha superato di molto la realtà dei fatti. Un mito destinato a rinascere, almeno nelle intenzioni di un gruppo di giovani, anch’essi di origini sefardite pronti a raccogliere la staffetta dei loro precedessori. Continua a leggere