Una terra stillante orsi e ghepardi.

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Di Luciano Assin

Guida turistica in Israele

Eretz Israel, la terra di Israele, è sempre stata un polo di attrazione per l’umanità. Viaggiatori, artisti, profeti, politici, potenti della terra, visionari, idealisti, rivoluzionari e semplici mortali. Tutti hanno considerato e ancora lo considerano, questo lembo di terra un concentrato di simboli e significati che va molto oltre le sue dimensioni geopolitiche. Grazie a questo via vai ininterrotto di personaggi così diversi  ho sempre la possibilità di proporvi nuove storie, sconosciute ai più ma non per questo meno avvincenti.

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Fuochi d’artificio

post trauma

di LUCIANO ASSIN

Guida turistica italiana per Israele

Per chi non viva in Israele, penso sia impossibile comprendere fino in fondo il significato di Yom hazikaron e Yon ha Azmauth.

Il primo è il giorno dedicato ai caduti in tutte le numerose guerre che il paese ha dovuto affrontare nello corso della sua esistenza, ad essi vanno aggiunti anche le vittime degli innumerevoli atti di terrorismo che nel corso dei decenni hanno mietuto migliaia di vittime innocenti. Continua a leggere

Arance a peso d’oro

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DI LUCIANO ASSIN

GUIDA TURISTICA PER ISRAELE

Breve prologo. Anche in ebraico esiste la parola pomo d’oro, ma a differenza dell’italiano il vocabolo in questione (tapuz) indica un frutto (l’arancia), e non un ortaggio, il pomodoro per l’appunto. Immagino che mai Eliezer Ben Yehuda il rinnovatore della lingua ebraica moderna, avesse mai potuto immaginare quanto questa sua scelta potesse risultare azzeccata decenni dopo. Ma procediamo con ordine. Continua a leggere

La panchina dell’amore

DI LUCIANO ASSIN

GUIDA TURISTICA PER ISRAELE

Quej cont on cervell ristrett
Pensen che ‘sti panchett
Che vedom per i strad
Hinn miss lì domà
Per fà settà giò i disgraziaa
Ma però l’è minga inscì
Se propi devi dì
Perché i hann sistemaa:
L’è per fà settà
I moros che voeuren limonà

E’ l’inizio della versione in milanese di una bellissima canzone di George Brassens “Les amoreux sur le bancs pubblic” tradotta da Nanni Svampa in “I panchett“. Per la traduzione cavatevela da soli.

Tutto questo mi è venuto in mente quando sono venuto a conoscenza del fatto che Itamar Tal, un noto artista israeliano, abbia avuto una bella ed originale idea legata propria alle panchine e agli innamorati. Nel bel mezzo di Tel Aviv infatti, e più precisamente nella frequentatissima via pedonale Nahalat Binyamin, Itamar incontra ogni martedì pomeriggio chiunque sia alla ricerca di un’anima modella. In quelle poche ore si trasforma in un matchmaker, un combinatore di matrimoni. O se preferite di solidi legami sentimentali.

Per Itamar si tratta quasi di una missione, lo fa volontariamente, senza richiedere nessun compenso finanziario o di altro tipo. Dal suo punto di vista il contatto personale è fondamentale per cercare di individuare il partner ideale. “Ogni pentola ha il suo coperchio” recita un detto ebraico, e Itamar è l’addetto al controllo qualità del reparto vasellame e amore. Se la missione riesce tutto quello che chiede è di passare il favore a qualcun altro, non necessariamente un altro matrimonio, basta un gesto gentile, una donazione, in ogni caso qualcosa fatta col cuore.  

Per l’ebraismo chi riesce a combinare tre matrimoni ha il posto in Paradiso assicurato. Una buona ragione per scegliere anche noi una panchina dove intrattenere le persone.

Escatologia ebraica

DI LUCIANO ASSIN

GUIDA TURISTICA PER ISRAELE

Il secondo millennio, il calendario Maya, Nostradamus. Non c’è niente da fare, fino ad oggi nessuno ci ha azzeccato su quanto siamo vicini alla fine del mondo. Comunque non bisogna perdersi d’animo, abbiamo ancora numerose date davanti a noi che aspettano solo di essere verificate, vediamo a proposito che cosa ne pensa l’ebraismo.

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Turisti fai da te

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La riapertura delle frontiere israeliane ai turisti mi ha fatto venire in mente un episodio poco conosciuto della Bibbia, ma che ebbe conseguenze catastrofiche per il destino del popolo ebraico.  E’ un mix fra una spy story e il resoconto di un tour fai da te di 12 turisti improvvisati alle prese con una delle missioni più impossibili da compiere: capire l’essenza e l’anima di Israele in pochi giorni.

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Chi è l’uomo?

Stasera comincia il giorno dell’espiazione, Yom Kippur in ebraico. Una giornata in cui i fedeli digiuneranno per 25 ore astenendosi da cibo e bevande implorando il Signore di espiarli dai peccato commessi durante l’ultimo anno e concedendoli un altro anno di esistenza iscrivendoli nel Libro della Vita.

Per l’occasione vi propongo una versione musicale di una parte del Salmo 34 eseguita da una folk singer molto famosa in Israele: Hava Alberstein.

La traduzione del testo è la seguente:

Chi è l’uomo che desidera la vita e che brama lunghi giorni per poter gioire del bene?

Trattieni la tua lingua dal male e le tue labbra da parole bugiarde.

Allontanati dal male e fa’ il bene;cerca la pace e adoperati per essa.

I giorni del perdono

Sono cominciati i giorni del perdono, le “selichot” un periodo lungo un mese (per i sefarditi) in cui si chiede perdono di tutti i nostri peccati in vista del digiuno del Yom Kippur. Una delle canzoni classiche di questo periodo è “Adon ha Selichot”, Signore del perdono. Vi propongo di seguito una versione Techno

La traduzione delle prime righe è la seguente:

Signore del perdono che legge il nostro cuore

Abbiamo peccato nei tuoi confronti,

Abbi pietà di noi

Splendido nella tua meravigliaAnziano nella consolazione

Memore del patto coi nostri padri

Conoscitore dei nostri pensieri

Abbiamo peccato nei tuoi confronti

Abbi pietà di noi…

Le stelle di San Lorenzo

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di Luciano Assin

guida turistica in Israele

In occasione della notte di San Lorenzo e delle stelle cadenti, voglio presentarvi questa canzone Yiddish pubblicata nel 1938 dal poeta ebreo polacco Lev Morgentoy. La canzone nacque come una poesia e venne solo in seguito musicata. Negli anni ’70 del secolo scorso la famosa cantante folk israeliana Hava Alberstein la fece tradurre in ebraico e la inserì in un disco di canzoni per bambini attraverso il quale raggiunse una certa notorietà.

Eccovi la versione originale in Yiddish 

Questo invece è un videoclip con la versione in ebraico

E questa è la traduzione:

 

L’ALBERO DELLE STELLE

Mio nonno possiede nel suo cortile un albero meraviglioso/ Non ce n’è un altro così al mondo mi dice

Non vi crescono frutti, tanto/i frutti alla fine marciscono

E’ un albero di stelle, che illuminano gli occhi/crescono e si sviluppano come se fossero in cielo

Quando gli si mostra una mela, grossa come un orso/lui coglie le sue stelle, che sono molto più belle

Una volta raccolte le stelle si dirige in città/ per venderle al mercato, 10 stelle per una lira

Accorrete gente, è la vostra occasione/le stelle sono a buon mercato e vivrete felici

E la gente attorno a lui ride e lo prende in giro/Nonno, non hai da venderci anche un pezzo di luna?

Tutti comprano, afferrano carote, ravanelli, riso/ ma un pugno di stelle, no grazie, non c’è bisogno

Il nonno gli guarda e il suo animo si emoziona/i vostri occhi sono ciechi e le orecchie sorde

Torna a casa con il suo cesto senza la minima tristezza/il tesoro è rimasto nelle sue mani, nelle loro i soldi

Mio nonno possiede nel suo cortile un albero meraviglioso

 

Buon ascolto e una buona visione di quante più stelle cadenti possibili

L’amore al tempo del Corona

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E ti vestirai di bianco

Questa sera comincia Tu beAv, l’equivalente ebraico della festa degli innamorati. Le origini di questa celebrazioni sono bibliche (libro dei Giudici cap.21, versetti 19-23) dove si parla per la prima volta di giovani e illibate fanciulle danzanti e vestite di bianco girare fra le vigne della contea di Giuda. In un testo talmudico il contesto è ancora più esplicito: “Non ci sono mai stati giorni più gioiosi di Tu beAv, quando le figlie di Gerusalemme uscivano vestite di abiti bianchi presi in prestito, per non destare vergogna in chi non lo aveva, per ballare fra le vigne. E cosi dicevano: guarda in giro ragazzo, guarda e scegli bene, ma non pensare solo alla bellezza, bensì alla famiglia”.Per una ricorrenza del genere niente di meglio di “Ti vestirai di bianco”, un classico della canzone israeliana per quanto riguarda le cerimonie matrimoniali. La canzone è stata composta da Noemi Shemer uno dei mostri sacri della musica leggera israeliana.

Ti vestirai di bianco

Quest’estate ti vestirai di bianco/e penserai pensieri chiari/forse riceverai una lettera d’amore/e forse indiremo nuove elezioni. tu mi eleggerai/ io ti eleggerò/ insieme formeremo la maggioranza/se quest’estate ti vestirai di bianco/ e pregherai per il meglio.

Colgo l’occasione per porgere i miei migliori auguri a Tom e Omer, una giovane coppia di Sasa che si sono sposati giusto ieri sera. Tom la conosco da quando era bambina e fa una certa impressione e molta emozione vedere questi ragazzini crescere, maturare e sposarsi.

Per tutte le gentili lettrici del mio blog c’è tempo fino a stasera per vestirsi di bianco e girare fra le vigne (o le osterie) del proprio paese. Chi ha già un amore sereno e soddisfacente rafforzerà il suo legame, e per chi è in cerca di qualcosa di nuovo oggi è serata di luna piena, niente di più romantico per farsi rapire, almeno per una notte.

Hag Sameach