Il Sabato del villaggio (Globale)

 

Stasera comincia lo Shabbath, il Sabato ebraico. Per chi lo osserva integralmente è una giornata di completo riposo: non si lavora, non si cucina, non si viaggia, niente tv, computer e radio e soprattutto niente telefonini!

Si sta a casa, si prega e si passa la maggior parte del tempo in famiglia. Chi lo osserva assicura che ti garantisce un relax assicuro e ti ricarica le batterie per la settimana a venire. L’isolamento forzato di questo periodo è l’occasione perfetta per controllare se lo Shabbath funzioni. Da stasera fino al tramonto di domani provate a limitare al minimo i contatti con l’esterno, per ritrovare voi stessi e il rapporto coi vostri familiari e i vostri amici

Per invogliarvi ad una maggiore introspezione ed a una riscoperta di valori dimenticati o trascurati oggi vi dedico una versione un pò “frikkettona” di uno dei più noti canti liturgici ebraici “Lehà dodi” traducibile in “Vai mio amato”. Il Sabato viene paragonato ad una sposa che va accolta e ospitata con tutti gli onori.

Eccovi la traduzione:

Vieni mio Amato, incontro alla Sposa, accogliamo lo Shabbat.

Osserva e ricorda: con una sola espressione
ci ha fatto udire il Dio Unico
Il Signore è uno e uno è il suo nome
per fama, lode e gloria.

Vieni mio Amato, incontro alla Sposa, Accogliamo lo Shabbat.

Orsù andiamo incontro allo Shabbat
perché è la fonte della benedizione.
Dalle origini più antiche fu stabilito
Fu l’ultimo ad essere creato, ma il primo ad essere pensato.

Vieni mio Amato, incontro alla Sposa, Accogliamo lo Shabbat.

Santuario del Re, città regale,
sorgi, esci dalla distruzione;
hai vissuto abbastanza nella valle del pianto
Egli avrà pietà di te

Vieni mio Amato, incontro alla Sposa, Accogliamo lo Shabbat.

Destati, destati, perché è giunta la tua luce, alzati, risplendi

svegliati e intona un canto

la gloria del Signore si è manifestata su di te

 

Shabbath Shalom

STAI CALMO, LEGGI UN SALMO

 

In questi tempi così insicuri ritorniamo inevitabilmente ai nostri istinti primordiali. C’è chi si affida alla scienza, chi al destino, chi al raziocinio e chi alla fede. Per questi ultimi sta girando ultimamente nei social israeliani o di argomento ebraico il Salmo 91 che in un modo o nell’altro mette la tua salvezza contro ogni pestilenza nelle mani di Dio. Per chi è credente può senz’altro essere un mezzo di conforto e di salvezza. Eccovi il testo integrale:

Salmi 91

Sicurezza di chi si rifugia in Dio
1 Chi dimora nel riparo dell’Altissimo, riposa all’ombra dell’Onnipotente. 2 Io dico all’Eterno: «Tu sei il mio rifugio e la mia fortezza, il mio DIO, in cui confido». 3 Certo egli ti libererà dal laccio dell’uccellatore e dalla peste mortifera. 4 Egli ti coprirà con le sue penne e sotto le sue ali troverai rifugio; la sua fedeltà ti sarà scudo e corazza. 5 Tu non temerai lo spavento notturno,  la freccia che vola di giorno, 6  la peste che vaga nelle tenebre,  lo sterminio che imperversa a mezzodì. 7 Mille cadranno al tuo fianco e diecimila alla tua destra, ma a te non si accosterà. 8 Basta che tu osservi con gli occhi e vedrai la retribuzione degli empi. 9 Poiché tu hai detto: «O Eterno, tu sei il mio rifugio», e hai fatto dell’Altissimo il tuo riparo, 10 non ti accadrà alcun male, né piaga alcuna si accosterà alla tua tenda. 11 Poiché egli comanderà ai suoi Angeli di custodirti in tutte le tue vie. 12 Essi ti porteranno nelle loro mani, perché il tuo piede non inciampi in alcuna pietra. 13 Tu camminerai sul leone e sull’aspide, calpesterai il leoncello e il dragone. 14 Poiché egli ha riposto in me il suo amore, io lo libererò e lo leverò in alto al sicuro, perché conosce il mio nome. 15 Egli mi invocherà e io gli risponderò; sarò con lui nell’avversità; lo libererò e lo glorificherò. 16 Lo sazierò di lunga vita e gli farò vedere la mia salvezza.

Visto che ancora è praticamente impossibile prevedere le conseguenze di questa possibile pandemia è inutile entrare in filosofiche dispute su quanto sia valida o meno la fede in questi momenti. Per molti è sicuramente un enorme aiuto. In ogni caso conviene provarci, male sicuramente non può fare.

E per chi abbia bisogno di un ulteriore incoraggiamente, sempre per rimanere nel tema dei Salmi eccovi il famosissimo 23:

1 Salmo di Davide.
Il SIGNORE è il mio pastore: nulla mi manca.
2 Egli mi fa riposare in verdeggianti pascoli,
mi guida lungo le acque calme.
3 Egli mi ristora l’anima,
mi conduce per sentieri di giustizia,
per amore del suo nome.
4 Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte,
io non temerei alcun male,
perché tu sei con me;
il tuo bastone e la tua verga mi danno sicurezza.
5 Per me tu imbandisci la tavola,
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo;
la mia coppa trabocca.
6 Certo, beni e bontà m’accompagneranno
tutti i giorni della mia vita;
e io abiterò nella casa del SIGNORE
per lunghi giorni.

Buona salute a tutti, e che Dio, o chi ne fa le veci, ce la mandi buona.

Talmud per principianti

 

Lungi da me riuscire a spiegare in poche righe cosa sia il Talmud, la base principale di tutto ciò che possa essere descritto col termine ebraismo. Ma per dare un piccolo assaggio di come funzioni la logica che ha sviluppato questo trattato di più di 6.200 pagine che comprende etica, filosofia, storia, tradizioni e molto altro ancora riporto una storiella che condensa in maniera esemplare la materia.

Un giovane bussa alla porta di un grande talmudista:
“Rav, vorrei studiare il Talmud.”
“Conosci l’aramaico ?”
“No.”
“E l’ebraico ?”
“Neppure.”
“Hai mai studiato Torà ?”
“No, Rav, ma mi sono laureato con lode ad Harvard in filosofia e ho preso un PhD a Yale. Mi piacerebbe completare la mia formazione con un po’ di Talmud”
“Dubito che tu sia pronto per il Talmud. E’ il più vasto e profondo dei libri. Se lo desideri comunque ti farò un esame di logica e, se lo supererai, ti insegnerò il Talmud.”
“Va bene. Me la cavo con la logica.”
“Prima domanda. Due ladri scendono da un camino. Uno esce con la faccia pulita, l’altro con la faccia sporca. Quale dei due si lava la faccia ?”
“Il ladro con la faccia sporca.”
“Sbagliato. Quello con la faccia pulita. Esamina la logica. Il ladro con la faccia sporca guarda quello con la faccia pulita e pensa di essere pulito anche lui. Quello con la faccia pulita invece guarda quello con la faccia sporca e pensa che anche la sua lo sia. Quindi quello che si lava la faccia è quello con la faccia pulita.”
“Molto sottile ! Rav, mi faccia un’altra domanda”
“Due ladri scendono da un camino. Uno esce con la faccia pulita, l’altro con la faccia sporca. Quale dei due si lava la faccia ?”
“Ma … lo abbiamo già stabilito. Quello con la faccia pulita se la lava !”
“Sbagliato. Se la lavano entrambi. Esamina la logica. Quello con la faccia sporca pensa che la sua faccia sia pulita. Quello con la faccia pulita pensa che la sua faccia sia sporca. Quando quello con la faccia sporca lo vede lavarsi la faccia allora capisce che anche la sua deve essere sporca. Pertanto se la lavano tutti e due.”
“Non ci avevo pensato … Per favore, un’altra domanda.”
“Due ladri scendono da un camino. Uno esce con la faccia pulita, l’altro con la faccia sporca. Quale dei due si lava la faccia ?”
“Bene, adesso è chiaro che se la lavano entrambi.”
“Sbagliato. Nessuno dei due se la lava. Esamina la logica. Quello con la faccia sporca pensa che la sua faccia sia pulita. Quello con la faccia pulita pensa che la sua faccia sia sporca. Ma quando quello con la faccia pulita vede che quello con la faccia sporca non se ne cura, allora anche lui non se la lava. Pertanto nessuno dei due si lava la faccia. Come puoi vedere non sei ancora pronto per il Talmud.”
“Rav, per cortesia, un’ultima domanda !”
“Due ladri scendono da un camino. Uno esce con la faccia pulita, l’altro con la faccia sporca. Quale dei due si lava la faccia ?”
“Nessuno !”
“Sbagliato. Forse ora capisci perché Harvard e Yale non ti possono preparare per il Talmud. Dimmi, come è possibile che due uomini scendano per lo stesso camino e uno esca con la faccia pulita e l’altro con la faccia sporca ?”
“Rav, ma voi mi avete appena dato quattro risposte contraddittorie su questa stessa domanda ! E’ impossibile !”
“No figlio mio, non è impossibile, è il Talmud”

Succoth, la guida dei perplessi

 

 “Celebrerai la festa delle capanne per sette giorni, quando raccoglierai il prodotto della tua aia e del tuo torchio; gioirai in questa tua festa, tu, tuo figlio e tua figlia, il tuo schiavo e la tua schiava e il levita, il forestiero, l’orfano e la vedova che saranno entro le tue città. Celebrerai la festa per sette giorni per il Signore tuo Dio, nel luogo che avrà scelto il Signore, perché il Signore tuo Dio ti benedirà in tutto il tuo raccolto e in tutto il lavoro delle tue mani e tu sarai contento »   (Deuteronomio 16;13-15)

La festa di Succoth,o festa delle capanne, sta per cominciare. In tutta Israele è uno spuntare di abitazioni improvvisate, chi sul giardino, chi sul terrazzo e chi sul balcone.  La tradizione, e la legge ebraica, impongono ad ogni ebreo di lasciare per una settimana all’anno le proprie comodità e ricordare i quarant’anni di peregrinazioni nel deserto. Un modo per sottolineare come la vita non debba mai essere presa per scontata ed i cambiamenti saranno sempre all’ordine del giorno.

Per chi si aggirasse in Israele in questi giorni eccovi alcuni appunti per aiutarvi a capire gli strani atteggiamenti e i vari acessori liturgici legati alla festa.

La Succah. La capanna deve essere costruita all’esterno, idealmente in un posto facilmente accessibile dalla propria casa. Alcuni esempi di luoghi dove si può costruire la Succah: balconi, cortili, giardini e tetti e qualsiasi posto che è sotto al cielo aperto. Infatti secondo la legge Ebraica non ci può essere nulla tra la Succah e il cielo aperto. È bene accertare che non ci siano alberi, tetti, tende o tettoie che sporgono sopra la Succah. Essendo una capanna non ci deve essere un tetto solido e stabile, bensì una copertura di frasche che lascino la possibilità di intravedere il cielo. Di norma bisognerebbe mangiare e dormire nel nuovo ambiente. Diciamo che la cosa più seguita è quella di mangiarci dentro, quasi tutti i ristoranti israeliani hanno una costruzione dove poter mangiare seguendo i dettami religiosi.

Il Lulav. E’ costituito da tre rami di piante diverse più un cedro a significare i vari componenti del popolo ebraico.

La palma, che dà frutti dolci nutrienti ma non ha profumo.

Il mirto, che ha profumo ma non dà frutti.

Il salice, che non da né profumo né frutti.

Il cedro, che dà frutti e profumo.

I tre rami vanno legati assieme ed agitati tenendo contemporaneamente il cedro in mano. Alcuni giorni prima della festività nascono un pò dappertutto autentici mercati delle “quattro specie”. I cedri più quotati arrivano da Santa Maria del Cedro (CS) in Calabria.

La benedizione sacerdotale (Birkat Cohanim).

E’ uno dei momenti più emozionanti di tutta la settimana. Se siete in zona Kotel fate di tutto per assistervi, magari dal pontile dei mougrabhim. Quest’anno si svolgerà mercoledì 16 ottobre alle ore 8.30 e alle ore 9.30. La benedizione è composta da tre frasi:

L’Eterno ti benedica e ti custodisca

L’Eterno faccia risplendere il suo volto su di te e ti custodisca

L’Eterno rivolga il suo volto su di te e ti dia la pace

I Cohanim recitano la benedizione coperti dal Tallet, uno scialle rituale. Durante la benedizione devono tenere le dita della mano in una particolare maniera, indice e medio uniti da una parte e anulare e mignolo dall’altra, una specie di “V”.

Una piccola curiosità: questo particolare gesto delle mani durante la benedizione è stato adottato nella serie televisiva Star Trek divenendo il famoso saluto Vulcaniano. Leonard Nimoy, l’attore che interpretò il signor Spock, era di origine ebraica e lo adottò in ricordo delle cerimonie trascorse durante le funzioni in sinagoga quando era ancora bambino.

Termina così la “Guida dei perplessi” della festa di Succoth, certamente non è abbastanza chiara e dettagliata come l’omonimo libro di Maimonide, ma vi servirà per lo meno a non farvi fare la figura degli sprovveduti, anzi.

 

Neve in Primavera

bar am

“Non stupirti di aver visto la neve in primavera, poichè io l’ho vista d’estate”

E’ la frase che Mosè Bassola,  celebre rabbino nonchè avventuroso viaggiatore del  XVI secolo riporta nei suoi diari. La scritta si trovava nei pressi di una sinagoga del  IV-V sec. D.C. all’interno di un villaggio ebraico dell’epoca talmudica, Bar Am. Della specifica sinagoga non è rimasto quasi nulla, ma se ne trova una ancora più monumentale in quello che ora è un parco nazionale gestito un’associazione israeliana. La frase può sembrare assurda se teniamo conto che la sinagoga in questione si trova in Israele, vicino al confine col Libano. D’inverno in quella zona nevica, senz’altro, ma è difficile poter  dare credito ad un’affermazione del genere, soprattutto se teniamo conto che anche Bassola la riporta per sentito dire.

Personalmente sono sempre convinto che ci sia un fondo di verità anche nelle cose più fantasiose o impensabili, questo è uno dei motivi che non ripongo mai nell’armadio la mia atrezzatura sciistica neppure in questo periodo estivo. Ma non è di meteorologia che parleremo oggi, bensi di archeologia, storia e anche di sedute spiritiche. Insomma, una delle tante storie intriganti che si trovano nelle pieghe di questo paese, basta cercarle.

Cominciamo dalla fine. Che direste se per un lavoro di manutenzione venissero rimosse delle mattonelle del vostro pavimento e improvvisamente venissero alla luce monete del 2125? E’ impossibile, direste giustamente, come  possono spuntare fuori monete del futuro dal pavimento di un palazzo costruito 100-200 anni fa? E’ esattamente quello che è successo nel pavimento della sinagoga di Bar Am e ha scervellato per anni esperti di storia ed archeologia di  Eretz Israel.

Veniamo ai fatti: la sinagoga in questione venne datata, in base allo stile architettonico, intorno al I-II secolo D.C. piena epoca romana. Nel corso di alcuni lavori di scavo vennero trovati sotto il pavimento originario delle monete. Era consuetudine dell’epoca lasciare un piccolo tesoro all’inizio dei lavori in segno di buon auspicio, e fin qui niente di particolare.  I problemmi cominciano quando,  esaminando le monete, si venne alla conclusione che si trattasse di monete di epoca bizantina, quindi posteriori di almeno duecento anni, vere e proprie monete del futuro.

Chi si occupava allora dei lavori di scavo era un giovane archeologo, Moti Aviam,  famoso fino ad allora per essere il mio vicino di casa. Grazie al mio prezioso aiuto, cioè di non essermi mai  permesso di interferire nel suo lavoro, Moti alla fine arrivò ad una conclusione che rappresentava  in definitiva il classico esempio dell’uovo di Colombo.

Per un villaggio come quello di Bar Am, la costruzione di una sinagoga così monumentale era un’onere di non poco conto. Sia dal punto di vista economico che da quello temporale, vale a dire che un opera del genere avrebbe potuto prendere dei decenni. Ed ecco il colpo di genio dell’artista, o meglio dei capimastri. Tutta la zona che orbita attorno al villaggio ebraico era disseminata di templi pagani ormai in disuso, visto che l’ebraismo e il cristianesimo erano le religioni affermatesi al loro posto. Era quindi molto più facile e conveniente smontare pezzo per pezzo  interi templi e ricostruirli dove conveniva. La teoria di Moti diviene certezza nel momento in cui si osserva con attenzione la facciata della sinagoga: gli elementi architettonici mancano di simmetria e non sono sempre uguali. Da una parte ci sono delle architravi decorate a spirale e dall’altra contengono dei tralci di vite e via dicendo. Non tutte le pietre combaciano completamente e in diversi punti sono stati introdotti dei  riempitivi per ovviare all’inconvenienza. Insomma, è come se qualcuno tentasse di costruire un modellino lego senza averne tutti i pezzi e di conseguenza è obbligato ad arrangiarsi con dei mattoncini che non c’entrano niente.

Questa scoperta è stata un vero e proprio colpo di scena che ha sconvolto le teorie sulle sinagoghe dell’Alta Galilea e ha costretto i vari esperti a rivedere tutti i vari metodi di datazione fino allora impiegati. Va da sè che vista la mia proverbiale modestia mi sono tenuto ben lontano dai meriti che mi spettavano.

Chi ha letto attentamente questo post dovrebbe a questo punto domandarsi: e la seduta spiritica? Presto detto, anzi scritto. Parlando una volta con Moti, che nel frattempo non viveva più nel mio kibbutz, gli chiesi di raccontarmi qualche aneddoto inedito da raccontare ai miei colleghi. “Senti questa”, mi disse “e ti assicuro che niente è inventato. Nella sinagoga in questione c’è una scritta in aramaico che riporta il nome di un certo Eleazar bar Iodan, che probabilmente aveva finanziato parte dei lavori. Nel periodo degli scavi avevo fatto amicizia con delle soldatesse che prestavano servizio in una base vicina. Nei momenti di noia si dilettavano a tenere delle sedute spiritiche e di volta in volta mi invitavano a prenderne parte. Visto che non ne avevo nè la voglia che il tempo le invitai a prendere contatto con questo Eleazar per sentire la sua storia. Dopo qualche giorno si presentò una delle ragazze tutta emozionata dicendomi di essere riuscita a mettersi in contatto col suddetto Eleazar. Quando le chiesi che cosa aveva da dire al suo riguardo la soldatessa mi rispose col tono più ingenuo possibile: “ma io mica lo so l’aramaico”!!!

L’ho sempre detto io che è importante studiare le lingue, l’aramaico poi, è basilare!!!

 

Ottavo, non rubare.

 

Piccolo incipit prima di entrare nel contenuto vero e proprio del post di questa volta. In italiano il comandamento del “non rubare” risulta come settimo, ma se vogliamo essere pignoli e prendere il testo originale ebraico della Bibbia allora ci accorgeremo che Mosè, su ispirazione divina, lo mise all’ottavo posto.  Leggere per credere.

Finita questa piccola introduzione entriamo nel vivo del racconto, per Israele una storia di ordinaria amministrazione, per i Samaritani la perdita di un patrimonio culturale e religioso di inestimabile valore.

Correva l’anno 1995 quando dalla sinagoga Samaritana di Nablus furono trafugati due antichissimi libri della legge. Il primo datato 1360 d.c. ed il secondo un pò più recente e datato intorno al 15simo secolo. I libri, erano scritti nel particolare alfabeto samaritano, composto da 22 lettere e molto simile al primitivo alfabeto ebraico.

Una volta scoperto il furto sia la polizia israeliana che quella palestinese cominciano ad indagare. Arafat, allora il capo dell’ANP, annuncia dopo poco tempo che i rotoli samaritani sono stati rintracciati ad Amman, la capitale Giordana, da dove i ladri richiedono un riscatto di 7 milioni di Dollari. Ma visto che siamo nel Medio Oriente, dopo qualche trattativa il prezzo scende a 2 milioni.

Cominciate le trattative, almeno un rappresentante samaritano si incontra coi ladri, nascosti da dei passamontagna, e riesce a vedere i rotoli, autentificandoli. Ma la somma è troppa alta per un etnia che conta qualche centinaio di persone. Nel 2011 i rotoli rispuntano in forma di due filmati video dove una mano sfoglia le pagine di uno dei libri.

E’ Baruch Zedaka, uno dei leader samaritani, ad incontrarsi questa volta coi malviventi ed a riconoscere i manoscritti senza ombra di dubbio. Ricomincia la caccia, i libri si trovano ancora ad Amman, ma in un secondo tempo una voce riferisce che uno dei libri è arrivato a Londra per essere venduto. Da allora nessuno l’ha più visto o ne ha sentito parlare. C’è chi dice che un membro del famiglia reale del Qatar sia il ricco acquirente.

A questo punto si fa avanti il miliardario americano Steven Green, fondatore evangelico del Museo della Bibbia, che pare abbia acquistato nel corso degli ultimi dieci anni 40mila manufatti legati al Sacro Testo, migliaia dei quali illegalmente. Ma i samaritani declinano la proposta.

Nel 2013 i doganieri israeliani, al varco del ponte di Allenby, uno dei punti di passaggio fra Giordania ed Egitto, scoprono due reperti archeologici, una delle quali è una pagina di uno dei libri trafugati. Il proprietario (legittimo?) dei reperti si chiama Sardiah, originario di Sachnin, una città arabo israeliana. La prova del carbonio 14 autentifica definitivamente l’autenticità del reperto. Le autorità israeliane confiscano il prezioso documento adducendo motivi  prettamente legali.

Per il momento la storia finisce qui, senza un lieto fine e con molti punti interrogativi. C’è chi afferma che sono gli stessi Samaritani a non insistere affinchè la faccenda venga chiarita completamente. Il sospetto è che qualcuno all’interno della piccola comunità abbia aiutato i trafugatori, un sospetto che nel caso divenisse certezza potrebbe mettere in seria crisi i rapporti già così delicati di un piccolo gruppo di meno di 800 anime impegnati quotidianamente a non estinguersi.

Efficienza e povertà

 

Sono un milione di israeliani, l’82% di loro si sposa entro i 22 anni di età, il loro reddito mensile e la metà della media nazionale, hanno più del doppio dei figli di una famiglia israeliana media, per non parlare del fatto che più dell’otto per cento di questo settore ha più di otto figli. Stiamo parlando degli ebrei ortodossi, che nonostante un livello di vita estremamente basso riescono, grazie ad un ramificato sistema di solidarietà, acquisti di gruppo e servizi a basso costo se non addirittura gratuiti, a mantenere un livello di vita ancora ai limiti dell’indigenza ma decoroso. Un articolo pubblicato nell’inserto settimanale del quotidiano “Yedioth ha hahronot” a firma di Soshana Hen ci aiuta a capire come funziona il sistema di chi, con la metà soldi e il doppio dei figli, riesce ad arrivare a fine mese. Continua a leggere

Buon anno mondo

 

“In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque”. (Genesi 1, 1-2).

Da questo primo passo che descrive la creazione del mondo sono passati secondo l’ebraismo 5777 anni, e fra pochi giorni, e più esattamente la sera del 9 settembre 2019 comincerà l’anno 5779. Ma le feste ebraiche per quanto possa sembrare strano hanno un’aspetto più agricolo e pratico che non esclusivamente religioso, e sotto questa ottica che va vista una lotta per certi versi inconciliabile fra il movimento sionistico e l’ortodossia religiosa ebraica. Continua a leggere

Il nero non passa mai di moda

 

ortodossi

Immagino che chi si sia mai imbattuto anche solo una volta con un gruppo di ebrei ortodossi o come si dice in ebraico Haredim, si sia chiesto il perchè dei loro strano e anacronistico abbigliamento, e soprattutto abbia cercato di svelare le regole di un codice che a prima vista sembra insolubile, un vero e proprio enigma. Ogni volta che mi aggiro nei vicoli di Gerusalemme con dei turisti le domande sono le stesse: “Cosa sono quei strani cappelli di pelliccia? Ed i caffettani dorati? Perchè a volte girano con pantaloni corti e calze bianche? Ma soprattutto, perchè vanno sempre di fretta?” Cominciamo a dire che non ho nessuna risposta decente all’ultima domanda, ma per le altre eccovi un breve vademecum sulla moda, o meglio, sulle ferree regole del vestiario ultra ortodosso. Continua a leggere

Il codice di Aleppo

ארם צובה

La storia di oggi è un piccolo grande racconto poliziesco, un giallo che spazia nel corso dei secoli e che fino ad oggi lascia più domande che risposte, nonostante ci sia stato in un certo senso un lieto fine resta ancora la sensazione di aver tralasciato qualche dettaglio indispensabile alla completa soluzione del caso.

Il giallo in questione riguarda il più antico manoscritto del testo masoterico della Bibbia esistente al mondo, in Italia è conosciuto come codice di Aleppo ma in tutto il mondo ebraico il suo nome è Keter Aram Zuba. Continua a leggere