Le tre Grazie

מסתופפת

La storia di oggi è qualcosa a metà fra una caccia al tesoro e un’indagine poliziesca. Gli indizi sono pochi, confusi e per certi versi contradditori. Non bisogna trovare un colpevole, bensì l’identità di una persona le cui poche notizie al suo riguardo sono incise su una lastra di marmo, una lapide situata in una location d’eccezione: il vecchio cimitero di Zfat, la capitale della Cabalà.

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In perenne bilico fra la vita e la morte.

Stasera inizierà la celebrazione del Yom Kippur (il giorno dell’espiazione), una giornata che prevede un digiuno di 25 ore senza cibo e bevande. E’ la nostra occasione per riflettere sulle nostre azioni compiute nell’anno appena trascorso e chiedere perdono al  prossimo per i peccati o gli sgarbi commessi nei loro confronti.

Secondo la tradizione ebraica i dieci giorni che trascorrono fra Rosh hashanà (il capodanno ebraico) e Yom Kippur vengono chiamati “i giorni terribili”. In questo periodo l’Onnipotente giudicherà ognuno di noi in base al nostro operato. La maggior parte di noi verrà iscritto nel Libro della Vita e vivrà un altro anno fino al prossimo giudizio, una parte più piccola ci abbandonerà.

In questo giorno di riflessione è consuetudine cantare un pyut, vale a dire un canto liturgico, di nome Unetaneh tokef kedushat ha yom, traducibile in “Proclamiamo ora la santità di questo giorno. Nel pyut sono catalogati tutti i modi in cui si può abbandonare questa valle di lacrime. Continua a leggere

LA SUPPLICA

Fra pochi giorni verrà celebrata la festa di Rosh hashanà, il capodanno ebraico, che aprirà tutta una serie di ricorrenze e festività che caratterizzano il mese di Tishrì, il primo del calendario ebraico.

Ho già scritto in passato numerosi post legati alle festività ebraiche, questa volta voglio proporvi qualcosa di leggermente diverso, non direttamente legato alla festa in questione.

Oggi vi nvito ad ascoltare con me il seguente Piut, una poesia liturgica ebraica composta per essere poi cantata nelle ricorrenze religiose o in particolari festività. Il canto si chiama “Ana becoach“, traducibile in “Ti supplichiamo fortemente”. Continua a leggere

Jones, Mendyl Jones

Come ho già scritto innumerevoli volte la realtà, almeno qui in Israele, supera tranquillamente la fantasia più sfrenata, distaccandola sempre più inesorabilmente. Il personaggio odierno può apparire banale o fuori dal comune, dipende da come lo si descrive, ma saranno i piccoli particolari, come vedremo in seguito, quelli che ne faranno la differenza. Vendyl Jones nasce nel Sudan, una provincia del Texas (vedete cosa succede a non studiare la geografia?) nel 1930, studia teologia e a metà degli anni ’50 diventa un sacerdote Battista, prima in Virginia e poi nella Carolina del Nord. Fin qui una descrizione piuttosto deludente di un uomo tutto sommato normale, uno come tutti noi insomma. Ma cominciamo ad aggiungere quei piccoli particolari che come vi avevo anticipato ribalteranno completamente la situazione. Continua a leggere

Il Sabato del villaggio (Globale)

Stasera comincia lo Shabbath, il Sabato ebraico. Per chi lo osserva integralmente è una giornata di completo riposo: non si lavora, non si cucina, non si viaggia, niente tv, computer e radio e soprattutto niente telefonini!

Si sta a casa, si prega e si passa la maggior parte del tempo in famiglia. Chi lo osserva assicura che ti garantisce un relax assicuro e ti ricarica le batterie per la settimana a venire. L’isolamento forzato di questo periodo è l’occasione perfetta per controllare se lo Shabbath funzioni. Da stasera fino al tramonto di domani provate a limitare al minimo i contatti con l’esterno, per ritrovare voi stessi e il rapporto coi vostri familiari e i vostri amici Continua a leggere

STAI CALMO, LEGGI UN SALMO

 

In questi tempi così insicuri ritorniamo inevitabilmente ai nostri istinti primordiali. C’è chi si affida alla scienza, chi al destino, chi al raziocinio e chi alla fede. Per questi ultimi sta girando ultimamente nei social israeliani o di argomento ebraico il Salmo 91 che in un modo o nell’altro mette la tua salvezza contro ogni pestilenza nelle mani di Dio. Per chi è credente può senz’altro essere un mezzo di conforto e di salvezza. Eccovi il testo integrale: Continua a leggere

Talmud per principianti

Lungi da me riuscire a spiegare in poche righe cosa sia il Talmud, la base principale di tutto ciò che possa essere descritto col termine ebraismo. Ma per dare un piccolo assaggio di come funzioni la logica che ha sviluppato questo trattato di più di 6.200 pagine che comprende etica, filosofia, storia, tradizioni e molto altro ancora riporto una storiella che condensa in maniera esemplare la materia. Continua a leggere

Succoth, la guida dei perplessi

 “Celebrerai la festa delle capanne per sette giorni, quando raccoglierai il prodotto della tua aia e del tuo torchio; gioirai in questa tua festa, tu, tuo figlio e tua figlia, il tuo schiavo e la tua schiava e il levita, il forestiero, l’orfano e la vedova che saranno entro le tue città. Celebrerai la festa per sette giorni per il Signore tuo Dio, nel luogo che avrà scelto il Signore, perché il Signore tuo Dio ti benedirà in tutto il tuo raccolto e in tutto il lavoro delle tue mani e tu sarai contento »   (Deuteronomio 16;13-15)

La festa di Succoth,o festa delle capanne, sta per cominciare. In tutta Israele è uno spuntare di abitazioni improvvisate, chi sul giardino, chi sul terrazzo e chi sul balcone.  La tradizione, e la legge ebraica, impongono ad ogni ebreo di lasciare per una settimana all’anno le proprie comodità e ricordare i quarant’anni di peregrinazioni nel deserto. Un modo per sottolineare come la vita non debba mai essere presa per scontata ed i cambiamenti saranno sempre all’ordine del giorno. Continua a leggere

Neve in Primavera

bar am

“Non stupirti di aver visto la neve in primavera, poichè io l’ho vista d’estate”

E’ la frase che Mosè Bassola,  celebre rabbino nonchè avventuroso viaggiatore del  XVI secolo riporta nei suoi diari. La scritta si trovava nei pressi di una sinagoga del  IV-V sec. D.C. all’interno di un villaggio ebraico dell’epoca talmudica, Bar Am. Della specifica sinagoga non è rimasto quasi nulla, ma se ne trova una ancora più monumentale in quello che ora è un parco nazionale gestito un’associazione israeliana. La frase può sembrare assurda se teniamo conto che la sinagoga in questione si trova in Israele, vicino al confine col Libano. D’inverno in quella zona nevica, senz’altro, ma è difficile poter  dare credito ad un’affermazione del genere, soprattutto se teniamo conto che anche Bassola la riporta per sentito dire. Continua a leggere

Ottavo, non rubare.

Piccolo incipit prima di entrare nel contenuto vero e proprio del post di questa volta. In italiano il comandamento del “non rubare” risulta come settimo, ma se vogliamo essere pignoli e prendere il testo originale ebraico della Bibbia allora ci accorgeremo che Mosè, su ispirazione divina, lo mise all’ottavo posto.  Leggere per credere.

Finita questa piccola introduzione entriamo nel vivo del racconto, per Israele una storia di ordinaria amministrazione, per i Samaritani la perdita di un patrimonio culturale e religioso di inestimabile valore. Continua a leggere