IL CONFIDENTE

Uscirà a giorni in Israele l’autobiografia di Rafi Eitan, uno dei principali protagonisti dello spionaggio israeliano. Eitan si è reso famoso per aver comandato il gruppo che rapì Eichmann nel 1960 per condurlo in Israele dove venne processato e condannato a morte. Eitan è considerato un personaggio fuori dagli schemi, pieno di inventiva, determinato, intelligente, ma soprattutto troppo autonomo e indipendente.

Il leggendario Ministro degli Esteri israeliano Abba Eban, dopo lo scandalo Pollard, un caso di spionaggio che incrinò in maniera drammatica i rapporti fra USA e Israele, affermò che “c’è un tizio là fuori, il suo nome è Rafi Eitan, che agisce per conto del paese e fa quello che vuole”. Eitan prese la frase come un complimento e si adoperò affinche fosse divulgata.

L’autobiografia, intitolata “Il confidente”, ha avuto una gestazione travagliata ed ha dovuto attraversare le fitte maglie della censura militare, sempre restia a pubblicare informazioni provenienti dall’interno del mondo dell’intelligence israeliana. Il libro è stato scritto grazie alla collaborazione dei giornalisti Ronen Bergman e Rami Tal, ed ampi stralci sono stati pubblicati dal quotidiano israeliano “Yedioth ahronot” nel suo inserto settimanale pubblicato pochi giorni fa.

Molti episodi sono stati omessi, e la maggior parte di quelli pubblicati risultano datati, ma danno comunque un’immagine abbastanza precisa del modus operandi dei diversi gruppi che si occupano della sicurezza del paese.

Eitan racconta fra l’altro di trattative segrete svoltesi fra lo Stato ebraico ed il presidente  dellla Cina comunista Zhou Enlai nel 1965. I cinesi erano fortemente interessati all’acquisizione di moderne tecnologie militari, ma alla fine non se ne fece niente per timore di irritare gli americani.

Altro episodio poco conosciuto è quello della scoperta nel 1951 di una cellula comunista all’interno dello Shabak, i servizi di sicurezza interna israeliani, la cellula era formata per lo più da membri dei kibbutzim del movimento Hashomer Hatzair, preoccupati per una possibile alleanza fra Stati Uniti e Israele ai danni dell’Unione sovietica. E’ l’apice della guerra fredda è la possibilità di un nuovo conflitto mondiale era più che possibile. Eitan racconta che un aereo dell’esercito contenente un carico di armi fu costretto ad un atterraggio di fortuna nei campi del Kibbutz Beit alfa. I membri del Kibbutz approfittarono della confusione per rubare parte del contenuto e nasconderlo. Solo dietro precise minacce da parte di Ben Gurion, le armi furono restituite.

Molte azioni contro l’OLP vennero accantonate per non danneggiare i rapporti diplomatici fra Israele ed i paesi europei. Nonostante l’informazione pervenuta da un agente  infiltratosi nei massimi quadri dell’organizzazione palestinese, Israele decise di rinunciare a fare esplodere una bomba durante una riunione segreta svoltasi in Germania con la quale si sarebbe potuta decimare tutta la dirigenza dell’organizzazione.

Eitan suggerì nel 1988 all’allora Premier israeliano Shamir di annettere parte della Cisgiordania, dopo che Re Hussein di Giordania dichiarò che il suo paese rinunciasse definitivamente a qualsiasi pretesa territoriale su quella zona. Shamir dopo un primo tentennamento decise di progettare l’annessione di tutta la Cisgiordania, ma a detta di Eitan il prezioso tempo sprecato fino a quando Israele si decise a muoversi determinò il fallimento del progetto.

La superspia israeliana racconta anche di quando una svolta smessi i panni dell’agente segreto, arrivò a creare un’azienda per lo sviluppo agricolo che operò attivamente a Cuba e fu ospite di Fidel Castro. L’israeliano rimase profondamente impressionato da come il Presidentissimo fosse informato non solo sulla situazione Medio Orientale e israeliana, ma di come fosse vasta la sua conoscenza sull’ebraismo.

Eitan fu da sempre contrario agli accordi di Oslo, sanciti negli anni ’90, giudicando Arafat un bugiardo patologico e assolutamente inaffidabile come partner politico. Per inciso, negli anni ’80, fu incaricato da Sharon di formare una squadra di agenti che aveva come obiettivo l’eliminazione fisica di Yasser Arafat.

Non è chiaro quando il libro verrà pubblicato in inglese. I pochi brani che ho avuto occasione di leggere sono decisamente intriganti, come ho scritto in apertura molto del materiale inizialmente inserito nel memoriale di Eitan è stato censurato. Un vero peccato.

Gioventù bruciata

coltelli

 

L’Intifada dei coltelli, denominata anche l’Intifada dei singoli ha creata una nuova situazione nella già complessa realtà israeliana dove dal momento in cui si nasce il tema della sicurezza, nazionale e personale, è perennemente all’ordine del giorno.

Sia l’esercito che i servizi di sicurezza non riescono ancora a fornire un’adeguata protezione ad un fenomeno ben lungi da esaurirsi e praticamente impossibile da prevedere coi tradizionali sistemi adottati sino ad oggi. Israele dispone di un ottima rete informativa all’interno della società palestinese, una parte delle informazioni viene fornita dall’Autorità Palestinese e quello che manca viene procurata dai servizi d’intelligence dell’esercito.

Tutto questo non può nulla contro un nugolo di ragazzini pronti a immolarsi in nome di una causa tanto illusoria quanto inutile. E’ possibile delineare un profilo di questa nuova gioventù palestinese così disperata e priva di sogni e progetti per il futuro? E possibile che il solo sbocco possibile per questi adolescenti sia il martirio e il sacrificio della propria vita? Qualcosa di molto profondo è cambiato nel secolare conflitto fra arabi e israeliani e se non riusciremo a comprenderne le cause il più presto possibile la situazione degenererà fino al punto di non ritorno. Continua a leggere

I figli prodighi

שובו בנים

 

Qualche riflessione a ventiquattr’ore dalla scoperta dei corpi di Ghilad, Naftali ed Eyal, il tempo minimo per ricominciare a ragionare con la testa cercando di limitare il più possibile le sensazioni emotive che un crimine così efferato comportano. Continua a leggere

Operazione Ulisse (seconda parte)

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Ed eccoci agli sviluppi romantici di tutta l’operazione: non e’ chiaro quanto fosse stato presa in considerazione la possibilita’ di “complicazioni” romantiche nel corso di una così prolungata missione, anche perchè il fatto di vivere come scapoloni impenitenti in una società chiusa come quella dei paesi arabi degli anni ’50 non poteva non destare dei sospetti, fatto sta che due dei migliori agenti del gruppo decisero di sposarsi. Continua a leggere

Operazione Ulisse

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La storia di questa volta si riferisce ad una delle tante azioni eseguite dai servizi segreti israeliani, poco spettacolare forse ma certamente enormemente impegnativa e coinvolgente non solo dal punto di vista professionale ma soprattutto da quello umano, psicologico ed etico. Continua a leggere

I guardiani della soglia

I guardiani della soglia

I guardiani della soglia

Maestri di tattica ma incapaci di vera strategia. Miopi e con la vista corta. Poco inclini a coltivare una visione di lungo periodo, inconsapevoli di mettere un’ipoteca sul futuro del Paese. Questo sarebbero i leader israeliani secondo le parole di Avraham Shalom, ex numero uno dello Shin Bet. E a pensarla come lui sono in molti ex colleghi, militari dalla pelle dura, carismatici e dotati di un certo acido e lucido cinismo, gente che ha governato i Servizi segreti per decenni. A raccontarlo arriva oggi, appena uscito in Israele, un film-documentario firmato dal cineasta Dror Moreh che non mancherà certo di far parlare di sé e che ha già avuto una notevole eco all’estero. Continua a leggere

Una poltrona per due

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Cos’è, in definitiva, lo spionaggio? E’ un’arte, e come tutte le altre arti è un insieme di tecnica, talento e soprattutto creativita’. E la creativita’, a quanto pare, non manca agli agenti del Mossad che una volta di piu’ hanno dimostrato il loro talento in una operazione tenuta segreta sino ad oggi. Continua a leggere