LE DICHIARAZIONI DI TRUMP. MOLTO FUMO E POCO ARROSTO

Il giorno dopo la dichiarazione di Trump ero a Gerusalemme, nella città vecchia. Ho visitato la spianata delle moschee, girato per i vicoli dei quattro quartieri, entrato e uscito dalla Porta di Damasco e quella dei Leoni, le più pericolose in occasioni del genere. Ho trovato la solita atmosfera schizofrenica che si respira in casi del genere. Negozi e ristoranti chiusi in tutti i quartieri escluso quello ebraico. Ma non c’erano tracce di violenza, ne di rabbia incontenibile, quella per il momento gira nel mondo virtuale del web. Un mondo che può trasformarsi in reale molto velocemente.

A parte Nethanyau e i vari ministri del governo israeliano che cercano di tirare più acqua possibile al loro mulino. l’israeliano medio è più preoccupato dei numerosissimi casi di corruzione in cui sono implicati sia Bibi che molti dei suoi collaboratori più fidati. Ogni sabato sera si svolgono decine di manifestazioni nelle più disparate città del paese per indurre il capo della procura a passare dalla fase investigativa alla presentazione dei vari capi d’accusa.

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Gioventù bruciata

coltelli

 

L’Intifada dei coltelli, denominata anche l’Intifada dei singoli ha creata una nuova situazione nella già complessa realtà israeliana dove dal momento in cui si nasce il tema della sicurezza, nazionale e personale, è perennemente all’ordine del giorno.

Sia l’esercito che i servizi di sicurezza non riescono ancora a fornire un’adeguata protezione ad un fenomeno ben lungi da esaurirsi e praticamente impossibile da prevedere coi tradizionali sistemi adottati sino ad oggi. Israele dispone di un ottima rete informativa all’interno della società palestinese, una parte delle informazioni viene fornita dall’Autorità Palestinese e quello che manca viene procurata dai servizi d’intelligence dell’esercito.

Tutto questo non può nulla contro un nugolo di ragazzini pronti a immolarsi in nome di una causa tanto illusoria quanto inutile. E’ possibile delineare un profilo di questa nuova gioventù palestinese così disperata e priva di sogni e progetti per il futuro? E possibile che il solo sbocco possibile per questi adolescenti sia il martirio e il sacrificio della propria vita? Qualcosa di molto profondo è cambiato nel secolare conflitto fra arabi e israeliani e se non riusciremo a comprenderne le cause il più presto possibile la situazione degenererà fino al punto di non ritorno. Continua a leggere

The times they are a changing

 

guy

Ho avuto modo di assistere un paio di settimane fa ad una conferenza di Guy Bechor, un nome una garanzia. Bechor è molto conosciuto in Israele ed è considerato uno dei migliori esperti del medio oriente presenti sulla piazza. Giornalista, giurista, storico e commentatore politico, Bechor ha insegnato ad Harvard ed al centro interdisciplinare di Herzlia e dirige un suo personale blog dal nome GPlanet. Si occupa della realtà medio orientale dal 1981 quando ha cominciato a lavorare all’interno di Galei Zahal, la radio militare dell’esercito. In tutto questo periodo ha fatto in tempo a visitare il Cairo per più di cento volte ed a imparare l’arabo ed il persiano per poter leggere e comprendere articoli e servizi televisivi della parte opposta. Insomma non proprio uno sprovveduto. Continua a leggere

Gerusalemme brucia?

 

gerusalemme

Alla luce dei continui atti di terrore perpetrati contro civili israeliani nelle ultime settimane la domanda di rito è se sia iniziata o no la terza intifada palestinese. La risposta per il momento non è affatto univoca. Secondo l’intelligence israeliana non esiste ancora un’organizzazione vera e propria che diriga le operazioni sul campo, per il momento la dirigenza politico religiosa palestinese si limita a sostenere le azioni in corso dandole così una patina di legalità. Ma per il momento le forze di sicurezza dell’autonomia palestinese si tengono ufficialmente ancora in disparte preferendo le azioni sporadiche dei vari cani sciolti, molto più difficili da prevedere e contrastare. Continua a leggere

Gerusalemme, Gerusalemme

diskin

Gli efferati omicidi di questa settimana nel quartiere religioso di Har Nof a Gerusalemme non sono che l’ennesimo anello di una catena di assassinii, attentati e  disordini che hanno trasformato la parte est della capitale in un campo di battaglia definito per il momento “l’intifada silenziosa” ma prossima a stravolgere in maniera determinante l’equilibrio di convivenza pacifica creatasi nel corso di tutta la recente storia dello stato d’Israele. Continua a leggere

Gli esami di settembre

esami

“Settembre andiamo, è tempo di migrare”. Molti di voi sanno già che si tratta dell’inizio de “I pastori” una poesia di Gabriele d’Annunzio che mi sono dovuto sorbire ai tempi del liceo e di cui mi ricordo molti passi a memoria. Settembre si avvicina ed è  giunta l’ora di tracciare un bilancio più o meno definitivo di questo anomalo conflitto durato cinquanta lunghi ed in parte inutili giorni. L’accordo in corso infatti, ricalca esattamente la prima proposta egiziana presentata una settimana dopo l’inizio delle operazioni, allora il bilancio dei morti palestinesi era di 225. E’ passato un mese ed il numero dei caduti palestinesi è arrivato a 2100 e oltre 12.000 feriti, non deve sorprendere dunque il malcontento che serpeggia all’interno della popolazione di Gaza. Continua a leggere

A Gaza niente di nuovo

stele

 

Senza quasi accorgecene Israele sta combattendo il più lungo conflitto della sua storia del quale per il momento non se ne vede ancora la conclusione. E’ un misto fra la seconda guerra del Libano durata 34 giorni e la guerra di logoramento susseguita alla guerra dei sei giorni. Il problema è che per il momento non si vede all’orizzonte nessun cenno di miglioramento, le trattative al Cairo vanno avanti a singhiozzo e nessuna delle controparti ha intenzione di dare segni di cedimento. E’ proprio il caso di dirlo: a Gaza niente di nuovo (ne di buono). Continua a leggere