La guerra dimenticata


 

הטיה

Chi conosce anche soltanto superficialmente Israele sa bene quali siano i problemi idrici del paese e quale importanza abbia il Lago di Tiberiade, Kineret in ebraico, sul morale della popolazione. Ancora oggi dopo qualche giornata di pioggia l’angolo meteo dei telegiornali riferisce di quanti centimetri si sia alzato il livello delle acque e quanto manca per raggiungere la linea rossa superiore (oltre la quale la città di Tiberiade verrebbe allagata) e quanto a quella inferiore (al di sotto della quella è proibito pompare l’acqua).

Quello che invece è meno noto ai più è la guerra che si svolse fra Siria e Israele fra il 1964 e il  1966 per il controllo delle sorgenti del Giordano, una guerra combattuta sia sul piano militare che su quello diplomatico e dove per comunione d’interessi Israele trovò una volta tanto uno stato arabo confinante disposto a collaborare per sfruttare al meglio le così tanto preziose acque del Giordano.

Alla fine della guerra d’Indipendenza la Siria era l’unico paese arabo ad aver occupato parte dei territori israeliani oltrepassando così il confine internazionale. Una delle clausole degli accordi di Rodi che sancivano  l’armistizio fra Israele e Siria concerneva per l’appunto la regolarizzazione di queste tre piccole enclaves in mano siriana. Gli accordi parlavano di zone smilitarizzate e di ripristino della normale vita civile nella zona.

E fu proprio il termine di normalizzazione quello che procurò i maggiori attriti fra le due nazioni. Per i siriani le zone contese dovevano rimanere così com’erano mentre l’interpretazione israeliana parlava di uno sviluppo molto più dinamico che comprendeva agricoltura, insediamenti, economia ecc.

Questa prima fase di bonifiche e sviluppo agricolo delle zone contese portò ad una serie di scaramucce militari che rischiavano sempre di più di sfociare in un confronto molto più sanguinoso. Ma la fase più acuta avvenne quando Israele cominciò a progettare il percorso del Movil Arzi, l’acquedotto nazionale, che ancora oggi convoglia le acque del lago di Tiberiade in direzione sud arrivando anche nelle zone desertiche del Neghev.

Già nel 1953 gli americani avevano formulato il piano Johnston che comprendeva la spartizione delle acque del Giordano. Secondo il piano ad Israele sarebbe spettato il 38% ed il resto ai paesi arabi, Giordania in primis. Il governo israeliano accettò la proposta americana nel 1955, mentre la lega araba dopo una prima risposta positiva fece un inaspettato dietro fron tre mesi dopo. La Giordania dal canto suo accettò di fatto la spartizione non ostacolando materialmente i progetti israeliani.

Il progetto principale parlava di incanalare parte delle acque del Giordano un po più a sud di dove i tre principali affluenti si trasformano in un unico fiume. Il punto prescelto aveva il pregio non indifferente di poter sfruttare semplicemente la forza di gravità per poter trasportare le acque fino alla loro destinazione. Per i siriani un progetto del genere era una palese violazione degli accordi siglati e nonostante le potenze occidentali si dimostrassero favorevoli ai lavori un veto sovieto formulato durante una riunione del Consiglio di Sicurezza pose fine alla prima fase della costruzione del Movil Arzi.

I siriani, forti dell’appoggio sovietico (non dimentichiamoci che si era in piena guerra fredda) decisero di alzare la posta in gioco e sconvolgere completamente l’economia idrica della zona. Il progetto era relativamente semplice, visto che due delle tre sorgenti che formano il Giordano si trovano in territorio arabo era sufficiente costruire un canale che deviasse il corso delle acque convogliandole verso la Siria e la Giordania. Un progetto del genere avrebbe ottenuto due obiettivi in un colpo solo. Il primo era quello di ridurre drasticamente le riserve idriche israeliane. Il secondo era quello di alzare il livello di salinità fino a renderle imbevibili.

La lega araba in generale ed i siriani in particolare furono i principali promotori del progetto, libanesi e giordani nonostante il canale passasse attraverso il loro territorio si dimostrarono abbastanza reticenti e poco partecipi al progetto. Fra il 1964 e il 1966 gli scontri intorno al canale di deviazione si fecero sempre più incessanti. Bombardamenti e operazioni di fanteria furono all’ordine del giorno. Una serie di bombardamenti aerei israeliani furono uno dei fattori decisivi al rallentamento dei lavori, ma non meno decisiva fu la scarsa cooperazione giordana che poteva godere delle acque contese senza doversi imbarcarsi in sanguinose e pericolose azioni militari.

La guerra dell’acqua si concluse in modo definitivo dopo la guerra dei sei giorni, quando un’ulteriore fonte del Giordano passò in mano israeliana così come tutta la zona del Golan che doveva essere attraversata dal canale. Di questo periodo di tensione all’epoca non indifferente rimangono diversi tratti più o meno completati sia del canale siriano che di quello israeliano.

Molti commentatori militari sono concordi nell’affermare che uno dei motivi della guerra dei giorni fu proprio il controllo delle sorgenti del giordano, ed in effetti una tesi del genere non sembrerebbe per niente scollegata dalla realtà. Di sicuro c’è il fatto che in Israele anche il semplice bere un bicchiere d’acqua non è mai una cosa scontata.

 

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