Andata e (forse) ritorno

 

entebbe

 

Fra meno di un mese, e più precisamente il 4 luglio 1976 ricorrerà il 40simo anniversario di  una delle operazioni militari più ardite degli ultimi decenni.  Per molti la missione più impossibile ma per tutti un evento che rimarrà scolpito per sempre negli annali della storia: l’operazione tuono meglio conosciuta come operazione Entebbe. Un libro apparso in questi giorni rivela nuovi risvolti della breve notte di Entebbe (l’operazione durò meno di trenta minuti) così come fu vissuta dagli stessi protagonisti.

A detta degli autori la cosa più sorprendente emersa durante la stesura del testo è quella che in tutti questi anni l’esercito non raccolse in maniera completa e capillare le testimonianze dei partecipanti alla missione, una routine elementare e necessaria per capire e correggere i possibili errori compiuti nel corso dell’operazione.

E’ questa quindi  l’importanza fondamentale di questa pubblicazione, non l’autoglorificazione fine a se stessa ma piuttosto una testimonianza di prima mano dei protagonisti di quella che ancora oggi è considerato un punto cardinale di tutti i blitz militari svolti dalle diverse teste di cuoio sviluppatesi da allora nella maggior parte degli eserciti sparsi nel mondo. Continua a leggere

Nostalgia per Rabin

רבין

Fra pochi giorni, e più precisamente il 4 novembre, ricorrerà il diccianovesimo anniversario dell’assassinio di Yitzhak Rabin, un evento che ha radicalmente mutato la società israeliana, nel bene e nel male. Si può dire che quella notte fini il periodo dell’innocenza, o forse e meglio definirla ingenuità, della società israeliana. Del significato politico dell’omicidio ne ho già scritto in un mio post precedente, questa volta cercherò di parlare dell’uomo, il Rabin vero, genuino, molte volte brusco e scorbutico perfetto stereotipo dello” zabar” israeliano:  spinoso fuori e dolce dentro.  Continua a leggere

Il soldato della pace

Il soldato della pace

Il soldato della pace

Non penso ci sia un israeliano dai trent’anni in su che non sappia dire dove si trovasse e cosa facesse la sera del 4 novembre 1995, la sera dell’omicidio di Itzhak Rabin. Io era a casa mia, tornato qualche giorno prima da un mese da riservista dell’esercito in Libano. La stanchezza accumulata e la voglia di restare in famiglia mi convinsero alla fine a non partecipare alla manifestazione organizzata dalle sinistre in appoggio a Rabin, bersaglio di continui e violenti attacchi verbali nei suoi confronti. Continua a leggere