POPOLARE O PROFESSIONISTA? L’ESERCITO ISRAELIANO A UNA SVOLTA

POPOLARE O PROFESSIONISTA? L’ESERCITO ISRAELIANO A UNA SVOLTA

Sono ormai più di trent’anni che l’IDF, l’esercito israeliano, rimanda continuamente una decisione che influerà in maniera drastica la sua futura struttura e, in definitiva il suo ruolo e il destino di Israele.

Nonostante il 50% dei possibili arruolabili di ogni scaglione non venga preso in considerazione, parliamo di ebrei ortodossi e arabi, il restante 50% è ancora un numero superiore alle reali necessità del paese. Ma da quando è stato fondato Israele vive su un mito ancora inattacabile, e cioù il fatto che l’esercito è considerato “l’esercito del popolo”, se vogliamo tradurre alla lettera l’espressione ebraica.

Niente da paragonare agli slogan appartenenti alla Cina comunista di Mao o all’Armata Rossa, semplicemente il fatto più banale che l’IDF è stato da sempre un fattore coagulante di un paese che assorbiva popolazioni provenienti dai più svariati angoli della terra ed appartenenti a costumi e lingue differenti.

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Gli esami di settembre

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“Settembre andiamo, è tempo di migrare”. Molti di voi sanno già che si tratta dell’inizio de “I pastori” una poesia di Gabriele d’Annunzio che mi sono dovuto sorbire ai tempi del liceo e di cui mi ricordo molti passi a memoria. Settembre si avvicina ed è  giunta l’ora di tracciare un bilancio più o meno definitivo di questo anomalo conflitto durato cinquanta lunghi ed in parte inutili giorni. L’accordo in corso infatti, ricalca esattamente la prima proposta egiziana presentata una settimana dopo l’inizio delle operazioni, allora il bilancio dei morti palestinesi era di 225. E’ passato un mese ed il numero dei caduti palestinesi è arrivato a 2100 e oltre 12.000 feriti, non deve sorprendere dunque il malcontento che serpeggia all’interno della popolazione di Gaza. Continua a leggere

La solitudine dei numeri primi

 

nethanyau

Non riesco a ricordarmi un periodo della sua vita in cui Bibi Nathanyau fosse più solo di quello attuale. Non è che non abbia passato dei brutti momenti, anzi, ma a differenza di adesso c’era sempre la sensazione che avesse una base su cui contare ed un programma con il quale trascinare ministri, deputati ed elettori. L’impressione odierna è che il primo ministro israeliano sia diventato prigioniero della sua retorica e dei suoi proclami anti terrorismo con i quali aveva da sempre costruito le sue campagne elettorali. Da tempo l’uomo forte della politica israeliana è stato superato a destra da personalità almeno sulla carta ben più radicali, e Nathanyau si ritrova ancora una volta di fronte ad un bivio del quale avrebbe fatto volentieri a meno: da un lato avviare un compromesso con quello che ancora adesso è considerato da tutti un pericoloso gruppo terroristico, o come alternativa inserire nella trattativa Abu Mazen, considerato fino ad un paio di mesi fa debole, inaffidabile ed inacettabile come possibile controparte di una qualsiasi trattativa di pace. Continua a leggere

La luce in fondo al tunnel

מנהרות

A dodici giorni dall’inizio dell’operazione “roccia possente” e ventiquattrore dopo l’inizio dell’operazione terrestre è ancora troppo presto per tracciare un  bilancio definitivo ma si possono perlomeno definire le direttive entro le quali si muoveranno Hamas, Israele e i paesi mediatori. Continua a leggere

La giusta sintonia

Il logo di Galei Zahal

Il logo di Galei Zahal

Israele vive sui paradossi: laica ma impregnata di spiritualità, profondamente socialista nelle radici ma con una solida economia capitalista, informale nel comportamento ma critica nei confronti dei suoi leader e detentrice di un esercito, Zahal, che oltre ai tradizionali compiti di difesa è così presente nel tessuto sociale da occuparsi anche di educazione, spettacoli, concerti e integrazione delle varie etnie che formano lo Stato. Continua a leggere