Succoth, la guida dei perplessi


 

 “Celebrerai la festa delle capanne per sette giorni, quando raccoglierai il prodotto della tua aia e del tuo torchio; gioirai in questa tua festa, tu, tuo figlio e tua figlia, il tuo schiavo e la tua schiava e il levita, il forestiero, l’orfano e la vedova che saranno entro le tue città. Celebrerai la festa per sette giorni per il Signore tuo Dio, nel luogo che avrà scelto il Signore, perché il Signore tuo Dio ti benedirà in tutto il tuo raccolto e in tutto il lavoro delle tue mani e tu sarai contento »   (Deuteronomio 16;13-15)

La festa di Succoth,o festa delle capanne, sta per cominciare. In tutta Israele è uno spuntare di abitazioni improvvisate, chi sul giardino, chi sul terrazzo e chi sul balcone.  La tradizione, e la legge ebraica, impongono ad ogni ebreo di lasciare per una settimana all’anno le proprie comodità e ricordare i quarant’anni di peregrinazioni nel deserto. Un modo per sottolineare come la vita non debba mai essere presa per scontata ed i cambiamenti saranno sempre all’ordine del giorno.

Per chi si aggirasse in Israele in questi giorni eccovi alcuni appunti per aiutarvi a capire gli strani atteggiamenti e i vari acessori liturgici legati alla festa.

La Succah. La capanna deve essere costruita all’esterno, idealmente in un posto facilmente accessibile dalla propria casa. Alcuni esempi di luoghi dove si può costruire la Succah: balconi, cortili, giardini e tetti e qualsiasi posto che è sotto al cielo aperto. Infatti secondo la legge Ebraica non ci può essere nulla tra la Succah e il cielo aperto. È bene accertare che non ci siano alberi, tetti, tende o tettoie che sporgono sopra la Succah. Essendo una capanna non ci deve essere un tetto solido e stabile, bensì una copertura di frasche che lascino la possibilità di intravedere il cielo. Di norma bisognerebbe mangiare e dormire nel nuovo ambiente. Diciamo che la cosa più seguita è quella di mangiarci dentro, quasi tutti i ristoranti israeliani hanno una costruzione dove poter mangiare seguendo i dettami religiosi.

Il Lulav. E’ costituito da tre rami di piante diverse più un cedro a significare i vari componenti del popolo ebraico.

La palma, che dà frutti dolci nutrienti ma non ha profumo.

Il mirto, che ha profumo ma non dà frutti.

Il salice, che non da né profumo né frutti.

Il cedro, che dà frutti e profumo.

I tre rami vanno legati assieme ed agitati tenendo contemporaneamente il cedro in mano. Alcuni giorni prima della festività nascono un pò dappertutto autentici mercati delle “quattro specie”. I cedri più quotati arrivano da Santa Maria del Cedro (CS) in Calabria.

La benedizione sacerdotale (Birkat Cohanim).

E’ uno dei momenti più emozionanti di tutta la settimana. Se siete in zona Kotel fate di tutto per assistervi, magari dal pontile dei mougrabhim. Quest’anno si svolgerà mercoledì 16 ottobre alle ore 8.30 e alle ore 9.30. La benedizione è composta da tre frasi:

L’Eterno ti benedica e ti custodisca

L’Eterno faccia risplendere il suo volto su di te e ti custodisca

L’Eterno rivolga il suo volto su di te e ti dia la pace

I Cohanim recitano la benedizione coperti dal Tallet, uno scialle rituale. Durante la benedizione devono tenere le dita della mano in una particolare maniera, indice e medio uniti da una parte e anulare e mignolo dall’altra, una specie di “V”.

Una piccola curiosità: questo particolare gesto delle mani durante la benedizione è stato adottato nella serie televisiva Star Trek divenendo il famoso saluto Vulcaniano. Leonard Nimoy, l’attore che interpretò il signor Spock, era di origine ebraica e lo adottò in ricordo delle cerimonie trascorse durante le funzioni in sinagoga quando era ancora bambino.

Termina così la “Guida dei perplessi” della festa di Succoth, certamente non è abbastanza chiara e dettagliata come l’omonimo libro di Maimonide, ma vi servirà per lo meno a non farvi fare la figura degli sprovveduti, anzi.

 

4 pensieri su “Succoth, la guida dei perplessi

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