Buon anno mondo

 

“In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque”. (Genesi 1, 1-2).

Da questo primo passo che descrive la creazione del mondo sono passati secondo l’ebraismo 5777 anni, e fra pochi giorni, e più esattamente la sera del 9 settembre 2019 comincerà l’anno 5779. Ma le feste ebraiche per quanto possa sembrare strano hanno un’aspetto più agricolo e pratico che non esclusivamente religioso, e sotto questa ottica che va vista una lotta per certi versi inconciliabile fra il movimento sionistico e l’ortodossia religiosa ebraica. Continua a leggere

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E ti vestirai di bianco.

 

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La canzone di questa volta è collegata a Tu beAv, l’equivalente ebraico della festa degli innamorati che comincia questa sera. Le origini di questa celebrazioni sono bibliche (libro dei Giudici cap.21, versetti 19-23) dove si parla per la prima volta di giovani e illibate fanciulle danzanti e vestite di bianco girare fra le vigne della contea di Giuda. In un testo talmudico il contesto è ancora più esplicito: “Non ci sono mai stati giorni più gioiosi di Tu beAv, quando le figlie di Gerusalemme uscivano vestite di abiti bianchi presi in prestito, per non destare vergogna in chi non lo aveva, per ballare fra le vigne. E cosi dicevano: guarda in giro ragazzo, guarda e scegli bene, ma non pensare solo alla bellezza, bensì alla famiglia”. Continua a leggere

Dopo le feste

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In Israele attraversare indenni il mese di Tishri e’ un’impresa non indifferente. Le scuole sono state appena riaperte e gia’ bisogna fare i conti con una lunga serie di festività che di fatto diventano un terzo mese di vacanza dopo quelli di luglio e agosto

Al di la delle ulteriori spese necessarie a coprire i costi di svaghi e attività varie si pone anche un grosso problema logistico. Tutte le attività che siano in qualche modo collegate con l’estero non possono permettersi il lusso di rimandare di un ulteriore mese il lavoro accatastatosi cosi come il resto del mondo non puo’ certo aspettare i comodi di un paese cosi piccolo come Israele. Si  crea cosi un paradosso non indifferente: da un lato la possibilita’ di godersi altri giorni di festa, dall’altro la consapevolezza che questi giorni non fanno che rimandare problemi grandi e piccoli che si sono accumulati e continuano a crescere

Questa situazione di limbo che si ripete puntualmente ogni fine estate ha coniato un’espressioquesti ne ormai entrata di diritto nel pantheon dei modi di dire israeliani: “dopo le feste”. Dopo le feste significa rimandare a dopodomani tutti gli impegni, anche quelli importanti, visto che non si può certo fare a meno di festeggiare Rosh ha Shanà, digiunare di Kippur e sedere sotto le capanne durante la settimana di Succoth, per non parlare di Simhat Torà, Isruhag e Sheminit Azzeret

Ma il fatto e’ che il “dopo le feste” non è soltanto un’espressione lessicale che rimanda al costume ma si è trasformata in un modo di comportamento accettato e consolidato in tutti gli strati della società israeliana. Scuole, fabbriche, uffici statali e persino l’esercito e il governo si fermano parzialmente o totalmente di fronte ad un simile ostacolo, e non pochi cominciano il conto alla rovescia del dopo le feste ben prima dell’inizio di Tishri

Il volere o potere rimandare determinate scadenze per un tempo indeterminato aiuta non poco tutti coloro che hanno seri problemi per ciò che concerne le decisioni da affrontare, non dimentichiamoci poi che anche in primavera con la festa di Pesah si ricrea nuovamente la situazione del rimandare a “dopo le feste”. Ma come si dice in Israele “non esistono pasti gratuiti” ed anche qui esiste un prezzo da pagare a questa situazione cosi anomala. Si tratta di una sindrome, quella del “dopo le feste” per l’appunto che fra i sintomi più comuni rileva: stanchezza, inappetenza, mancanza di concentrazione, insonnia e altro, e mi fermo qui per rispetto verso i miei lettori ipocondriaci

In ogni caso non vale la pena di prendersela più di tanto: se più di otto milioni di israeliani riescono in qualche maniera a passare indenni feste e sindrome qualche speranza esiste

Personalmente penso che questa situazione di stallo giovi almeno a due parti considerevoli della società israeliana: i politici e l’uomo della strada. I primi perchè sono sempre ben contenti di  rimandare il più possibile decisioni grandi e piccole mentre il singolo aspetta che finisca la lunga estate israeliana prima di rituffarsi nel calderone di politica e attualità che lo aspetta per tutto il prossimo anno. Fino a dopo le prossime feste chiaramente