Mettete dei fiori nei vostri “cannoni”

In una accurata indagine svolta dall’esercito israeliano (IDF) all’interno delle truppe è emerso un dato sorprendente: oltre la metà dei militari di leva fa uso abituale di droghe leggere, non solo quando è in licenza, ma anche durante il servizio operativo sulle varie frontiere o durante le esercitazioni. Lo rivela il popolare quotidiano israeliano “Yedioth haHahronot” che riporta  un’accurata indagine statistica svolta dall’esercito sui propri effettivi.

La tendenza mostra un netto aumento rispetto ad analoghi sondaggi svoltisi negli anni passati. Dall’otto per cento di militari che avevano confessato di aver fatto uso di droghe leggere negli ultimi dodici mesi precedenti un sondaggio svoltosi nel 2000, si è passati all’11% nel 2009 per arrivare all’attuale 54%. Il 41% ha affermato di aver fatto uso di marijuana e similari nell’ultimo mese precedente il questionario. I dati sono ancora più interessanti se si tiene in considerazione che i loro coetanei compresi nella fascia di età 18-24 anni ne consumano la metà.

Uno dei motivi principali di questo aumento dei consumatori è dovuto al fatto che l’IDF ha applicato da poco tempo delle regole più libertarie rispetto all’uso delle droghe leggere. In pratica chiunque affermi di aver fatto uso privato di marijuana o erba in generale per un massimo di cinque volte per scopi personali non è soggetto a nessuna pena, nè detentiva nè disciplinare. Le regole continuano ad essere molto più rigide se l’uso di stupefacenti avviene all’interno delle strutture militari, ma molti dei soldati intervistati hanno affermato che i loro stessi superiori, anche quando sono consapevoli di cosa succeda all’interno delle loro unità, chiudono volentieri un occhio se non tutti e due.

Questa situazione all’apparenza paradossale, per la quale l’esercito si sta dimostrando più tollerante della legislazione israeliana in vigore, è spiegabile col fatto che l’IDF ha molte meno pastoie burocratiche da affrontare, e dal momento che gli alti comandi prendono una decisione, la messa in pratica è praticamente immediata.

E’ difficile dire se l’uso di droghe leggere durante le missioni operative influenzino o no il comportamento dei militari, e se si in quale maniera. Le testimonianze riportate dal quotidiano al riguardo sono discordi. C’è chi sostiene che lo “spinello” allenti la tensione e lo stress del servizio militare ma non incide minimamente sui risultati finali, e c’è chi sostiene al contrario che il calo di concentrazione influisca alla fine sull’esito della missione.

La crescita della domanda e del consumo delle droghe leggere ha portato alla ribalta l’esistenza di “telegrass”, un’app. concepita espressamente per rifornire i consumatori, sia civili che militari. Per i militari, così come in altri settori della società israeliana, esiste addirittura lo sconto, che si può aggirare intorno al 10-15%, senza parlare della consegna a domicilio fino alla base militare del consumatore.

Per il momento l’esercito si è dimostrato soddisfatto della decisione adottata, chiaramente si tratta di un processo ancora in corso e sicuramente ci vorrà del tempo e dei ritocchi più o meno sostanziali rispetto alla direzione intrapresa. Il problema dell’uso di droghe è un problema di tutto il mondo occidentale, non solo d’Israele, l’esercito ha deciso di prendere il toro per le corna, cosciente del fatto  che è inutile ignorare la grandezza e l’influenza di un simile problema.

Quando negli anni settanta i Giganti cantavano “mettete dei fiori nei vostri cannoni”, non intendevano certo gli attuali “cannoni” di erba dei soldati israeliani. Ma vaglielo a spiegare ai ragazzini di oggi.

Annunci

Efficienza e povertà

 

Sono un milione di israeliani, l’82% di loro si sposa entro i 22 anni di età, il loro reddito mensile e la metà della media nazionale, hanno più del doppio dei figli di una famiglia israeliana media, per non parlare del fatto che più dell’otto per cento di questo settore ha più di otto figli. Stiamo parlando degli ebrei ortodossi, che nonostante un livello di vita estremamente basso riescono, grazie ad un ramificato sistema di solidarietà, acquisti di gruppo e servizi a basso costo se non addirittura gratuiti, a mantenere un livello di vita ancora ai limiti dell’indigenza ma decoroso. Un articolo pubblicato nell’inserto settimanale del quotidiano “Yedioth ha hahronot” a firma di Soshana Hen ci aiuta a capire come funziona il sistema di chi, con la metà soldi e il doppio dei figli, riesce ad arrivare a fine mese. Continua a leggere

Gioventù bruciata?

 

Nell’ultimo inserto settimanale pubblicato venerdì 12.5.2017 il popolare quotidiano israeliano Yedioth hahahronot ha pubblicato un interessante articolo sulle posizioni politiche e sociali della gioventù israeliana. L’articolo analizza i dati statistici di un progetto a lungo respiro che riporta le posizioni politiche della popolazione giovanile dal 1998 ad oggi. I dati non sono poi così sorprendenti per chi vive in Israele, ma un conto sono gli istinti personali e un altro i risultati matematici. Se vogliamo essere sintetici al massimo le conclusioni sono le seguenti: la gioventù israeliana ebraica si sposta sempre di più a destra, sta diventando più religiosa e ha meno fiducia nelle istituzioni. La prossima generazione si sta profilando come meno liberale e meno ottimistica. il principale nodo da risolvere non è costituito ne dai rapporti fra Israele e palestinesi, ricchi e poveri, ashkenaziti e sefarditi o destra e sinistra. Il vero punto di tensione è rappresentato dai rapporti fra la popolazione ebraica e quella araba all’interno dei confini del 1967, la maggior parte degli intervistati giudica insostenibile l’attuale stato delle cose, ritenendo il conflitto in questione come la minaccia più grande all’interno della società israeliana. Continua a leggere

E’ pronto in tavola

 חדר אוכל

Colgo l’occasione della pubblicazione di un paio di articoli sul cibo servito nelle mense dei kibbutzim, Hadar Ochel in ebraico, per scendere da un discorso più generale nel particolare del mio kibbutz e delle prodezze culinarie di Cesare, il nostro Chef, che giorno dopo giorno combatte la sua guerra quotidiana contro uno degli stereotipi più duri a morire nell’immaginario collettivo israeliano: nei kibbutzim si mangia male. La lotta di Cesare è ancora più impari visto che i suoi clienti sono praticamente i padroni del locale e si sento dunque autorizzati a criticare a prescindere le sue prodezze culinarie.  Continua a leggere