La fiocina

 

La continua lotta fra Israele e le varie organizzazioni terroristiche, Hamas e Hezbollah in testa, non conosce limiti, ma oltre agli aspetti più conosciuti e pubblicizzati dai media esistono delle forme di lotta molto sofisticate che si svolgono su un terreno forse meno eclatante ma senz’altro altrettanto efficace: quello economico.

E un piccolo squarcio su questa lotta sotterranea e praticamente sconosciuta ai più ce lo offre il libro dell’avvocatessa Nizzana Darshan Leitner: “Harpoon: inside the covert war against terrorism’s money masters”. Un ampio articolo che riassume a grandi linee il libro e commentato dall’autrice stessa è apparso nell’ultimo inserto settimanale del quotidiano Yedioth haHahronot a firma del giornalista Nevo Ziv. Ma procediamo con ordine. Continua a leggere

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La politica dei cieli aperti

 

Si fa sempre più complicata e pericolosa la partita che si sta giocando fra Israele da un lato e Iran, Siria e Hezbollah dall’altro. I russi, arbitri dell’incontro, o meglio dello scontro, per il momento non si pronunciano in modo decisivo su quale parte prediligono, anche se per il momento la strategia di Putin sembra propensa a garantire la stabilità della compagine di Assad.

La tensione nella zona è cresciuta in seguito ad un ennesimo tentativo della contraerea siriana di abbattere un velivolo israeliano in ricognizione sui cieli libanesi. La risposta israeliana è stata immediata e inequivoca: la distruzione della batteria dalla quale erano stati sparati i missili. Ma mentre una volta bombardare obiettivi siriani non rappresentava un vero pericolo militare e politico, la realtà da qualche tempo in poi è radicalmente cambiata, visto che in quasi tutte le divisioni siriane operano delle unità russe.

Per il governo israeliano si è trattato più di una roulette russa che di un rischio calcolato, ma la situazione attuale non lascia ampio margine di movimento al governo di Gerusalemme.  L’Iran infatti sta sponsorizzando sempre di più sia la Siria che Hezbollah, suoi fedeli alleati nonchè confinanti dello stato ebraico. Il paese degli Ayatollah sta indirizzando una parte delle proprie risorse per installare in Libano una fabbrica di missili “intelligenti”, in grado cioè di colpire obiettivi nel cuore d’Israele con precisione quasi millimetrica.

I razzi iraniani sono una clonazione dei vettori russi ricevuti dall’esercito siriano nel conflitto in corso. Gli iraniani hanno adottato la sofisticata tecnologia russa e attraverso le opportune modifiche sono in grado trasformare i poco precisi razzi in possesso al “partito di Dio” in micidiali armi di precisione.

Una situazione estremamente più pericolosa di quanto accadde nella seconda guerra del Libano del 2006, quando le migliaia di razzi sparati dal territorio libanese non arrecarono danni di grandi entità e causarono la morte di 43 civili. Queste nuove armi così sofisticate cambierebbero in maniera  inimmaginabile gli equilibri odierni trascinando la regione in un conflitto più sanguinoso di quelli avvenuti fino ad ora fra israeliani e paesi arabi.

Proprio per aumentare ancora di più lo scudo protettivo già esistente, il governo israeliano ha stanziato la cifra di un miliardo di euro per sviluppare ulteriormente nuove tecnologie in materia. Nel frattempo Assad, forte dell’appoggio russo, cerca di vendicarsi dei continui soprusi subiti dall’aviazione israeliana che in questi ultimi anni ha agito indisturbata ogni volta che un convoglio sospetto trasportava materiale bellico dalla Siria verso il confine libanese.

E’ questo uno dei motivi per il quale la contraerea siriana ha già tentato un paio di volte di abbattere un velivolo israeliano.  Nonostante esistano dei rapporti molto stretti fra israeliani e russi sulla divisione dello spazio aereo, Israele non può permettersi di avvisare in tempo reale l’esercito russo sulle sue intenzioni militari. L’unica cosa certa da parte russa è la loro ferma intenzione di garantire la stabilità di Bashir Assad, la sola garanzia, a loro avviso, per mantenere un minimo di ordine nella regione. Meno chiaro è invece il rapporto di Putin nei confronti degli iraniani, un comportamento che genera molta confusione fra le parti in causa.

Nonostante il ministro della difesa israeliano Lieberman non abbia problemi a comunicare nella stessa lingua del suo collega Shoigu, le relazioni sono lontane dall’essere idilliache. Una cosa è certa, per gli israeliani i voli di ricognizione sui cieli libanesi sono fondamentali per scoprire il più presto possibile l’istallazione di questa futura fabbrica missilistica. Il controllo dei cieli libanesi ha un importanza strategica alla quale gli israeliani non rinunceranno così facilmente.

Quando i sogni incontrano la realtà

 

La storia del movimento kibbustistico è poco conosciuta al grande pubblico, non solo fuori dei confini israeliani, ma anche all’interno del paese stesso. Nel mio piccolo ho cercato di scrivere almeno a grandi linee la nascita e lo sviluppo di questo continuo laboratorio umano e sociologico. Questo tentativo così ambizioso di cambiare il carattere umano, di creare una società nuova, giusta ed egualitaria ha dovuto scontrarsi con lo scoglio della realtà quando ancora la realizzazione del sogno si effettuava navigando a vista. Le enormi difficoltà, più umane che materiali hanno fornito e ancora forniranno un infinito materiale di studio per chi voglia approfondire qualcosa di unico a livello mondiale. Come qualsiasi altra società, anche una società così particolare ha bisogno di miti che possano tramandare nel tempo i valori specifici sulla quale ha basato le sue fondamenta. Fra i diversi miti che accompagnano la storia di questo movimento questa volta parleremo della storia di Beitania Eilit, forse l’esempio più significativo delle inevitabili contraddizioni che hanno accompagnato da sempre lo scontro di un sogno con la realtà circostante. Continua a leggere

Unesco, è tempo di cambiare?

 

“E’ una decisione coraggiosa ed etica, visto che l’Unesco è diventato un teatrino dell’assurdo che invece di salvaguardare la cultura distorce la storia”. Con queste parole il primo ministro israeliano Benyamin ha commentato la decisione statunitense di abbandonare l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite creata con lo scopo di promuovere la pace e la comprensione tra le nazioni con l’istruzione, la scienza, la cultura la comunicazione e l’informazione. Continua a leggere

(S)Vendesi

 

Sta ritornando alla ribalta in Israele un caso che coinvolge in prima persona la chiesa greco ortodossa. Si tratta della vendita di una serie di immobili e aree edilizie di inestimabile valore quali il parco archeologico di Cesarea, la piazza dell’orologio di Jaffa e almeno 1500 appartamenti di uno dei quartieri più signorili di Gerusalemme. Le accuse di una svendita immobiliare di tale valore sono rivolte all’attuale patriarca greco ortodosso di Gerusalemme: Teofilo III.

Ma le vendite poco trasparenti verso società offshore e finanzieri internazionali sono solo la punta di un iceberg molto più imponente che riguarda i rapporti fra la chiesa madre greca e i fedeli locali arabo cristiani. Continua a leggere

Efficienza e povertà

 

Sono un milione di israeliani, l’82% di loro si sposa entro i 22 anni di età, il loro reddito mensile e la metà della media nazionale, hanno più del doppio dei figli di una famiglia israeliana media, per non parlare del fatto che più dell’otto per cento di questo settore ha più di otto figli. Stiamo parlando degli ebrei ortodossi, che nonostante un livello di vita estremamente basso riescono, grazie ad un ramificato sistema di solidarietà, acquisti di gruppo e servizi a basso costo se non addirittura gratuiti, a mantenere un livello di vita ancora ai limiti dell’indigenza ma decoroso. Un articolo pubblicato nell’inserto settimanale del quotidiano “Yedioth ha hahronot” a firma di Soshana Hen ci aiuta a capire come funziona il sistema di chi, con la metà soldi e il doppio dei figli, riesce ad arrivare a fine mese. Continua a leggere

L’anno che verrà

Il nuovo anno ebraico è alle porte e fra pochissimo si festeggeranno 5778 anni dalla creazione del mondo, o almeno così vuole la tradizione ebraica. E come ognuno di noi quando si trova all’inizio di un nuovo ciclo della propria vita lo comincia pieno di buoni propositi e progetti per il futuro, così anche Benyamin Nethanyau deve progettare il suo, ma per il premier israeliano l’anno che verrà si preannuncia carico di insidie e decisioni personali in grado di poter  stroncare o per lo meno mettere in seria discussione il prosieguo della sua carriera politica.

Nethanyau si trova attualmente al centro di un paio di inchieste giudiziarie al termine delle quali si troverà quasi certament,e almeno in una di queste, implicato a tal punto da ricevere un avviso di garanzia da parte del Pubblico Ministero israeliano. A questo punto il dilemma di Bibi si riduce ad un unica domanda: anticipare o no le elezioni che dovrebbero svolgersi solo fra due anni?

Dal punto di vista della popolarità Nethanyau è all’apice della sua fama, nonostante gli scandali legati a lui e a sua moglie Sara, il premier israeliano continua a rimanere forte di un consenso popolare difficile da comprendere. Per certi volti ricorda la carriera politica di Berlusconi, in grado di barcamenarsi nonostante le gaffe, i processi e gli scandali che costellarono la sua carriera politica.

Ma nonostante tutto il paragone è più che azzardato, Bibi è fatto di tutt’altra pasta e i grattacapi che deve affrontare quotidianamente sono ben più impegnativi dei Bunga Bunga di Arcore. Quali sono dunque le motivazioni che potrebbero influire sul leader del Likud? Nonostante nessuno dei suoi alleati politici abbia interesse ad anticipare nuove elezioni, Bibi guarda lontano e non vorrebbe arrivare alle prossime politiche con delle pendenze giudiziarie che potrebbero influenzare negativamenteil suo elettorato più moderato.

Anche il solo fatto di poter essere messo sotto accusa dalla magistratura è un fatto assolutamente inconcebile per il premier israeliano. Una possibile soluzione sarebbe l’introduzione di una nuova legge, simile al modello francese, che impedisce alla magistratura qualsiasi inchiesta e/o azione giudiziaria nei confronti del primo ministro se la pena prevista è minore a sei mesi.

Nethanyau ama giocare d’anticipo, e il suo intuito politico e molto affinato, se alla riapertura dei lavori della Knesset, il parlamento israeliano, verrà avanzata una proposta del genere, allora è un segnale praticamente definitivo che il premier ha optato per nuove elezioni.

Come già accennato in precedenza almeno due leader dei partiti di governo non hanno nessun interesse a scendere adesso in campo e faranno di tutto per silurare un piano del genere. Si tratta del ministro della difesa Lieberman, e di quello del tesoro Cahlon. Fra i due Lieberman è quello che dovrebbe avere le carte migliori per ostacolare il piano di Nethanyau. Ma in politica anche le soluzioni più assurde sono solo una questione di prezzo, e i fondi di Bibi sembrano sufficienti per spianare la strada ai suoi progetti.

L’inizio del nuovo anno e tutta una sequela di feste che immobilizzeranno di fatto la vita politica fino a metà ottobre sono una boccata di ossigeno provvidenziale per il nuovo anno di Nethanyau.