L’uomo nella gabbia di vetro

processo

Sessant’anni fa, e più precisamente l’11 aprile 1961, iniziava in Israele il Processo Eichmann, una delle tappe cruciali che Israele dovette affrontare per misurarsi con un argomento ingombrante e imbarazzante: la Shoà. Non starò qui a dilinguarmi sulla dinamica del rapimento ad opera del Mossad e sul suo trasferimento clandestino in Israele. La letteratura sull’argomento è vasta e, anche se più o meno romanzata, fedele ai fatti.

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Una cartolina, anzi una lettera dalla Giordania

bin talal


Venerdì 26/02/2021 è stata pubblicata sul popolare quotidiano israeliano Yedioth Hahronot una lettera aperta a firma del principe Hassan Bin Talal.

Per chi non lo sapesse Bin Talal è il fratello del defunto Re Hussein di Giordania e di conseguenza lo zio dell’attuale Re giordano: Abdallah II. La sua missiva quindi ha avuto indubbiamente la sua tacita approvazione. Il messaggio di Bin Talal, di cui riporto ampi stralci, è diretto direttamente al popolo israeliano, superando volontariamente l’estasblishment politico, cercando da un lato di arrivare al cuore e dall’altro di tracciare una via logica per arrivare a costruire un nuovo equilibrio nel vicino Oriente. Secondo il principe giordano le condizioni indispensabili per uscire dall’attuale impasse si basano su due punti cardinali: la creazione di uno stato palestinese indipendente e la divisione di Gerusalemme e dei luoghi santi. “Il cambiamento dipende da noi stessi. La responsabilità e sopra le nostre spalle”.

Israele attualmente è totalmente presa dall’emergenza Covid e dalle imminenti elezioni che si terranno il 23 marzo. Questo è probabilmente il motivo per il quale la lettera aperta di uno dei massimi esponenti della corte reale hashemita è rimasta per il momento “lettera morta”. Ma vale senz’altro la pena di leggerla, se non altro per chiarire quali siano le posizioni del mondo arabo moderato.

“Il prossimo ottobre verrà celebrato il 27 simo anniversario dalla storica firma dell’accordo di pace fra Israele e la Giordania. Un accordo che avrebbe dovuto segnare l’inizio della fine del tragico conflitto fra israeliani e palestinesi e diventare una pietra miliare in vista di una pace duratura fra i popoli della regione”…”Oggigiorno, quando la parola “normalizzazione” significa molto di più che semplici accordi bilaterali e si riferisce a interessi economici e difensivi da opporre ai nemici comuni, abbiamo l’occasione di aprire il vicolo cieco nel quale ci troviamo per imboccare una nuova via che porti ad una pace generale nella regione entro la fine dell’attuale decennio”.

“Per arrivare a ciò sarà necessario un cambiamento radicale delle posizioni di tutte le parti, e passare da una situazione di antagonismo, offese e umiliazioni ad una situazione di rispetto reciproco. Un cambiamento del genere può provenire soltanto dal basso, dal bacino di risorse sociali e umane di tutti i popoli della regione. La sfida che abbiamo davanti a noi riguarda noi stessi. Avremo la forza di volontà di intrasprendere una nuova strada?”

“L’Iran e il conflitto israelo-palestinesi, due elefanti nel classico negozio di porcellana, devono essere posti obbligatoriamente all’ordine del giorno. Un medio Oriente libero da armi di distruzioni di massa accompagnato da un processo che porti ad una situazione di sicurezza e collaborazioni a doppio senso, sono due iniziative di cui si sta occupando la Giordania, ed entrambe sono a portata di mano. Come primo passo dobbiamo riconoscere i cambiamenti globali in corso proprio di fronte ai nostri occhi. Negli Stati Uniti, ma anche nei nuovi centri di forza in Asia ed Africa, Giappone e Cina in primis, ci sono interessi comuni, non solo economici volti ad arrivare ad una stabilità regionale, un nuovo ordine che porti ad una smilitarizzazione da armi di distruzione di massa sotto l’egida, la collaborazione e le garanzie della comunità internazionale… Non è un programma immaginario, uno scenario del genere porterebbe alla possibilità di sviluppare l’energia nucleare per scopi pacifici impegnandosi contemporaneamente alla non proliferazioni di armi nucleari.

“Credo che sia giunto il momento di arrivare ad una visione globale della regione, da Marrakesh fino al Bangladesh. Comprendendo così anche l’Egitto, la Turchia, l’Iran e chiaramente anche Israele quando anch’esso diventerà parte indivisibile del territorio in questione dove tutti osservino un reciproco rispetto.” “Uno dei punti basilari consiste nel fatto che nessun paese del medio Oriente potrà risolvere i propri problemi autonomamente. Soltanto lavorando insieme si potranno perseguire e realizzare gli interessi comuni… La nostra regione è caratterizzata da un insieme di ricchezze petrolifere e di risorse umane che possono contribuire alla creazione di una società pluralista e moderna, incoraggiare una serie di riforme politiche ed economiche che aiutino a ridurre le ineguaglianze. Tocca a noi rafforzare la stabilità degli stati della regione, compreso un accordo di pace che permetta la creazione di uno stato palestinese a fianco di Israele nel rispetto del principio di due stati per due popoli, e che comprenda degli accordi economici i più stretti possibili. Un accordo del genere dovrà per forza rendere conto della necessità di dividere Gerusalemme tenendo comunque conto delle necessità religiose di tutte le forze in campo, Islam ed ebraismo, la difesa dell’incolumità e della sicurezza della moschea di El Aqsa ed una dichiarazione da parte palestinese di Gerusalemme capitale sia dello stato palestinese e sia di quello ebraico… Israele ed i paesi arabi interessati, possono già ora iniziare il processo. Altri paesi della regione, Turchia ed Iran compresi, potrebbero unirsi in seguito. E’ giunto il momento per un nuovo inizio”

Firmato: il principe Hassan Bin Talal

La traduzione, dall’ebraico, non è sempre letterale, ma rispetta senz’altro lo spirito del messaggio. Non voglio esprimere le mie opinioni personali riguardo al messaggio del principe, ma penso che ognuno che sia interessato a conoscere gli interessi delle diverse forze in campo potrà senz’altro comprendere meglio le posizioni della controparte. Un passo obbligato per arrivare ad un compromesso soddisfacente.

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Le tre Grazie

מסתופפת

La storia di oggi è qualcosa a metà fra una caccia al tesoro e un’indagine poliziesca. Gli indizi sono pochi, confusi e per certi versi contradditori. Non bisogna trovare un colpevole, bensì l’identità di una persona le cui poche notizie al suo riguardo sono incise su una lastra di marmo, una lapide situata in una location d’eccezione: il vecchio cimitero di Zfat, la capitale della Cabalà.

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Operazione Damocle

“Senza una strategia il popolo cade, nel gran numero dei consiglieri è riposta la salvezza” (proverbi 11:14)

Questo versetto del libro dei Proverbi della Bibbia è il motto del Mossad, il servizio segreto israeliano, a significare che la forza non è sufficiente per raggiungere il successo se non si ha chiara in mente la strada per raggiungerlo. Ho avuto già occasione di scrivere altri post sulle diverse operazioni compiute dall'”Istituto per l’informazione e gli incarichi speciali”, questa è la completa dicitura di quello che tutti abbreviano con Istituto.

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L’angelo in bianco

esther arditi

Chi mi legge da tempo si sarà accorto, almeno lo spero, che cerco di sottolineare in particolare i personaggi femminili che hanno contribuito alla storia d’Israele. Probabilmente nomi come Hanna Maizel, Michal Arbel e  Zohara Leviatov non vi dicono niente, ma sono tutti personaggi estremamente interessanti ed affascinanti. Oggi è il turno di Esther Arditi, bulgara di origine ma livornese di adozione. La prima donna ad entrare nella città vecchia di Gerusalemme durante la guerra dei sei giorni.

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Compagni avanti il gran partito…

“Il sindacato riunisce tutti i lavoratori che vivono della propria fatica senza sfruttare l’opera altrui, con lo scopo di permettere la realizzazione e lo sviluppo economico e culturale della classe operaia per la costruzione di una società di lavoratori ebrei nel paese” (stralcio dell’atto di fondazione della Federazione Generale dei Lavoratori in Terra d’Israele).

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E se Golia fosse stato un pò più basso?

Davide

Nuove scoperte archeologiche stanno cominciando a ridimensionare le dimensioni del gigantesco Golia, il biblico guerriero filisteo che terrorizzava le schiere dei combattenti israeliti fino a quando non venne un pastorello di nome Davide ad insegnarli che “le dimensioni non contano”. Ma cominciamo con ordine, soprattutto perchè tutti noi pensiamo di conoscere perfettamente la storia in questione senza magari averla analizzata profondamente.

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29 Settembre, anzi Novembre

 

spartizione

 

“Seduto in quel caffè, io non pensavo a te…” Così comincia “29 settembre”, la celeberrima canzone di Mogol e Battisti portata al successo dall’Equipe 84. E proprio grazie a questa canzone che la data del 29 settembre è entrata nel lessico familiare degli appassionati di musica leggera italiana. Anche se quale fosse la ricorrenza del 29 settembre menzionata dal giornale radio che di volta in volta sovrasta la voce del cantante l’ho capita solo molti anni dopo.

Ma in Israele c’è un altro 29, questa volta di novembre, che per la storia del paese ha un significato particolare, una pietra miliare nella storia della creazione dello Stato d’Israele. Il 29 novembre 1947 venne infatti votato e approvato a New York, dall’assemblea delle neonate Nazioni Unite il piano della spartizione che sanciva la divisione della Palestina mandatoria in due stati: uno ebraico e uno arabo. Continua a leggere

Operazione Olympia. come Arafat venne graziato da Begin

arafat

Il capodanno del 1982 avrebbe dovuto cominciare con un autentico botto, almeno a Beirut, con ripercussioni inimmaginabili non solo su tutto il Medio Oriente, ma probabilmente su gran parte dello scacchiere internazionale. Soltanto in questi giorni la censura militare israeliana ha rilasciato il nulla osta alla pubblicazione dei particolari di uno dei tanti progetti militari accantonati all’ultimo momento: l’operazione Olympia. Continua a leggere

C’era una volta il cinema (egiziano)

סרט ערבי

Fine anni ’70, in Israele esiste ancora un unico canale televisivo, ed ogni venerdì pomeriggio viene trasmesso in lingua originale un film proveniente dal più acerrimo nemico del momento: l’Egitto. Un’inesplicabile contraddizione? No, solo uno dei tanti tasselli del variegato caleidoscopio che è la società israeliana.

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