L’amore al tempo del Corona

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E ti vestirai di bianco

 

Questa sera comincia Tu beAv, l’equivalente ebraico della festa degli innamorati. Le origini di questa celebrazioni sono bibliche (libro dei Giudici cap.21, versetti 19-23) dove si parla per la prima volta di giovani e illibate fanciulle danzanti e vestite di bianco girare fra le vigne della contea di Giuda. In un testo talmudico il contesto è ancora più esplicito: “Non ci sono mai stati giorni più gioiosi di Tu beAv, quando le figlie di Gerusalemme uscivano vestite di abiti bianchi presi in prestito, per non destare vergogna in chi non lo aveva, per ballare fra le vigne. E cosi dicevano: guarda in giro ragazzo, guarda e scegli bene, ma non pensare solo alla bellezza, bensì alla famiglia”.Per una ricorrenza del genere niente di meglio di “Ti vestirai di bianco”, un classico della canzone israeliana per quanto riguarda le cerimonie matrimoniali. La canzone è stata composta da Noemi Shemer uno dei mostri sacri della musica leggera israeliana.

Ti vestirai di bianco

Quest’estate ti vestirai di bianco/e penserai pensieri chiari/forse riceverai una lettera d’amore/e forse indiremo nuove elezioni. tu mi eleggerai/ io ti eleggerò/ insieme formeremo la maggioranza/se quest’estate ti vestirai di bianco/ e pregherai per il meglio.

Colgo l’occasione per porgere i miei migliori auguri a Tom e Omer, una giovane coppia di Sasa che si sono sposati giusto ieri sera. Tom la conosco da quando era bambina e fa una certa impressione e molta emozione vedere questi ragazzini crescere, maturare e sposarsi.

Per tutte le gentili lettrici del mio blog c’è tempo fino a stasera per vestirsi di bianco e girare fra le vigne (o le osterie) del proprio paese. Chi ha già un amore sereno e soddisfacente rafforzerà il suo legame, e per chi è in cerca di qualcosa di nuovo oggi è serata di luna piena, niente di più romantico per farsi rapire, almeno per una notte.

Hag Sameach

Se son rose fioriranno.

Bennet

Dopo 12 anni ininterrotti al potere e più di 15 in totale Benjamyn Netanyahu ha cessato di governare Israele. Comincia una nuova era o è soltanto un breve incidente di percorso? E’ difficile dirlo, basti pensare che ancora spoche ore prima del voto molti dei più navigati commentatori politici israeliani erano in dubbio sulle reali possibilità da parte del duo Lapid-Bennet di formare un governo. Per inciso, sono li stessi opinionisti che fino a poco meno di un mese fa davano al 10% le probabilità che un simile governo potesse avere una chance. In ogni caso la risicata maggioranza e le grida e l’astio della nuova opposizione fanno prevedere che il nuovo governo non avrà per niente vita facile, almeno agli inizi.

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Un pieno di energia positiva

 

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Quanti simboli e significati possono nascondersi dietro ad un paio di innocue panchine? Moltissimi se siamo pronti a credere almeno in parte alla teoria di Richard Benishai, rappresentante in Israele della Geobiology, un ramo pseudoscientifico che raccoglie mistica, new age, dietrologia, religione e storia. Un mix senz’altro affascinante e degno di essere raccontato. Continua a leggere

Caro nemico ti scrivo. Sette anni dopo

מנהרות

Questo articolo lo postai sette anni fa, nel 2014. Riveduto e corretto è rimasto tristemente attuale e molto probabilmente continuerà ad esserlo per ancora tanto tempo.

Scrivo a te palestinese abitante a Gaza, non agli attivisti di Hamas ma ad un essere umano che abbia i miei stessi basilari desideri, quelli di vivere in pace e prosperita’ con i propri vicini. So che probabilmente queste parole non ti arriverranno ma le scrivo ugualmente, la scrittura è il mio mezzo di comunicazione, la mia catarsi. Continua a leggere

Guerra o pace?

כיפת ברזל

Alcuni commenti ancora a caldo su quello che sta succedendo in Israele, conscio del fatto che la dinamica in questa zona è tale che una parte di ciò che scrivo sara obsoleto entro poche ore.

Solo nelle ultime 24 ore sono caduti su Israele più di mille razzi, il 90% dei quali intercettati dal sistema Iron Dome, e questo spiega il numero minimo delle vittime ,5, fino ad ora. Paradossalmente questi attacchi indiscriminati verso la popolazione civile hanno ucciso due cittadini arabi israeliani, cosa del resto già avvenuta durante la seconda guerra del Libano del 2006. Il sistema difensivo israeliano è basato anche sul fatto che per legge ogni appartamento debba essere fornito di una stanza di sicurezza, un vano in grado di proteggere il nucleo familiare dall’esplosione di un razzo nelle immediate vicinanze. Continua a leggere

Gun’s and roses

 

orin

 

Orin Julie è uno strano tipo. E’ una ragazza giovane, spigliata e molto sicura di sè, come molte israeliane. Va in giro sempre ben curata e ben truccata e potrebbe benissimo essere una modella, anzi in effetti lo è. Ma ha scelto un settore molto specifico, una vera nicchia di mercato. Orin, ex soldatessa dell’IDF ha cominciato quasi per caso a farsi fotografare mentre era intenta a sparare o durante delle esercitazioni. E proprio grazie a delle immagini postate su instagram è stata notata e invitata a fare dei servizi fotografici abbastanza anomali: un ibrido fra glamour e mondo militare. Continua a leggere

L’uomo nella gabbia di vetro

processo

Sessant’anni fa, e più precisamente l’11 aprile 1961, iniziava in Israele il Processo Eichmann, una delle tappe cruciali che Israele dovette affrontare per misurarsi con un argomento ingombrante e imbarazzante: la Shoà. Non starò qui a dilinguarmi sulla dinamica del rapimento ad opera del Mossad e sul suo trasferimento clandestino in Israele. La letteratura sull’argomento è vasta e, anche se più o meno romanzata, fedele ai fatti.

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Una cartolina, anzi una lettera dalla Giordania

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Venerdì 26/02/2021 è stata pubblicata sul popolare quotidiano israeliano Yedioth Hahronot una lettera aperta a firma del principe Hassan Bin Talal.

Per chi non lo sapesse Bin Talal è il fratello del defunto Re Hussein di Giordania e di conseguenza lo zio dell’attuale Re giordano: Abdallah II. La sua missiva quindi ha avuto indubbiamente la sua tacita approvazione. Il messaggio di Bin Talal, di cui riporto ampi stralci, è diretto direttamente al popolo israeliano, superando volontariamente l’estasblishment politico, cercando da un lato di arrivare al cuore e dall’altro di tracciare una via logica per arrivare a costruire un nuovo equilibrio nel vicino Oriente. Secondo il principe giordano le condizioni indispensabili per uscire dall’attuale impasse si basano su due punti cardinali: la creazione di uno stato palestinese indipendente e la divisione di Gerusalemme e dei luoghi santi. “Il cambiamento dipende da noi stessi. La responsabilità e sopra le nostre spalle”.

Israele attualmente è totalmente presa dall’emergenza Covid e dalle imminenti elezioni che si terranno il 23 marzo. Questo è probabilmente il motivo per il quale la lettera aperta di uno dei massimi esponenti della corte reale hashemita è rimasta per il momento “lettera morta”. Ma vale senz’altro la pena di leggerla, se non altro per chiarire quali siano le posizioni del mondo arabo moderato.

“Il prossimo ottobre verrà celebrato il 27 simo anniversario dalla storica firma dell’accordo di pace fra Israele e la Giordania. Un accordo che avrebbe dovuto segnare l’inizio della fine del tragico conflitto fra israeliani e palestinesi e diventare una pietra miliare in vista di una pace duratura fra i popoli della regione”…”Oggigiorno, quando la parola “normalizzazione” significa molto di più che semplici accordi bilaterali e si riferisce a interessi economici e difensivi da opporre ai nemici comuni, abbiamo l’occasione di aprire il vicolo cieco nel quale ci troviamo per imboccare una nuova via che porti ad una pace generale nella regione entro la fine dell’attuale decennio”.

“Per arrivare a ciò sarà necessario un cambiamento radicale delle posizioni di tutte le parti, e passare da una situazione di antagonismo, offese e umiliazioni ad una situazione di rispetto reciproco. Un cambiamento del genere può provenire soltanto dal basso, dal bacino di risorse sociali e umane di tutti i popoli della regione. La sfida che abbiamo davanti a noi riguarda noi stessi. Avremo la forza di volontà di intrasprendere una nuova strada?”

“L’Iran e il conflitto israelo-palestinesi, due elefanti nel classico negozio di porcellana, devono essere posti obbligatoriamente all’ordine del giorno. Un medio Oriente libero da armi di distruzioni di massa accompagnato da un processo che porti ad una situazione di sicurezza e collaborazioni a doppio senso, sono due iniziative di cui si sta occupando la Giordania, ed entrambe sono a portata di mano. Come primo passo dobbiamo riconoscere i cambiamenti globali in corso proprio di fronte ai nostri occhi. Negli Stati Uniti, ma anche nei nuovi centri di forza in Asia ed Africa, Giappone e Cina in primis, ci sono interessi comuni, non solo economici volti ad arrivare ad una stabilità regionale, un nuovo ordine che porti ad una smilitarizzazione da armi di distruzione di massa sotto l’egida, la collaborazione e le garanzie della comunità internazionale… Non è un programma immaginario, uno scenario del genere porterebbe alla possibilità di sviluppare l’energia nucleare per scopi pacifici impegnandosi contemporaneamente alla non proliferazioni di armi nucleari.

“Credo che sia giunto il momento di arrivare ad una visione globale della regione, da Marrakesh fino al Bangladesh. Comprendendo così anche l’Egitto, la Turchia, l’Iran e chiaramente anche Israele quando anch’esso diventerà parte indivisibile del territorio in questione dove tutti osservino un reciproco rispetto.” “Uno dei punti basilari consiste nel fatto che nessun paese del medio Oriente potrà risolvere i propri problemi autonomamente. Soltanto lavorando insieme si potranno perseguire e realizzare gli interessi comuni… La nostra regione è caratterizzata da un insieme di ricchezze petrolifere e di risorse umane che possono contribuire alla creazione di una società pluralista e moderna, incoraggiare una serie di riforme politiche ed economiche che aiutino a ridurre le ineguaglianze. Tocca a noi rafforzare la stabilità degli stati della regione, compreso un accordo di pace che permetta la creazione di uno stato palestinese a fianco di Israele nel rispetto del principio di due stati per due popoli, e che comprenda degli accordi economici i più stretti possibili. Un accordo del genere dovrà per forza rendere conto della necessità di dividere Gerusalemme tenendo comunque conto delle necessità religiose di tutte le forze in campo, Islam ed ebraismo, la difesa dell’incolumità e della sicurezza della moschea di El Aqsa ed una dichiarazione da parte palestinese di Gerusalemme capitale sia dello stato palestinese e sia di quello ebraico… Israele ed i paesi arabi interessati, possono già ora iniziare il processo. Altri paesi della regione, Turchia ed Iran compresi, potrebbero unirsi in seguito. E’ giunto il momento per un nuovo inizio”

Firmato: il principe Hassan Bin Talal

La traduzione, dall’ebraico, non è sempre letterale, ma rispetta senz’altro lo spirito del messaggio. Non voglio esprimere le mie opinioni personali riguardo al messaggio del principe, ma penso che ognuno che sia interessato a conoscere gli interessi delle diverse forze in campo potrà senz’altro comprendere meglio le posizioni della controparte. Un passo obbligato per arrivare ad un compromesso soddisfacente.

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Le tre Grazie

מסתופפת

La storia di oggi è qualcosa a metà fra una caccia al tesoro e un’indagine poliziesca. Gli indizi sono pochi, confusi e per certi versi contradditori. Non bisogna trovare un colpevole, bensì l’identità di una persona le cui poche notizie al suo riguardo sono incise su una lastra di marmo, una lapide situata in una location d’eccezione: il vecchio cimitero di Zfat, la capitale della Cabalà.

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