Quando i sogni incontrano la realtà

 

La storia del movimento kibbustistico è poco conosciuta al grande pubblico, non solo fuori dei confini israeliani, ma anche all’interno del paese stesso. Nel mio piccolo ho cercato di scrivere almeno a grandi linee la nascita e lo sviluppo di questo continuo laboratorio umano e sociologico. Questo tentativo così ambizioso di cambiare il carattere umano, di creare una società nuova, giusta ed egualitaria ha dovuto scontrarsi con lo scoglio della realtà quando ancora la realizzazione del sogno si effettuava navigando a vista. Le enormi difficoltà, più umane che materiali hanno fornito e ancora forniranno un infinito materiale di studio per chi voglia approfondire qualcosa di unico a livello mondiale. Come qualsiasi altra società, anche una società così particolare ha bisogno di miti che possano tramandare nel tempo i valori specifici sulla quale ha basato le sue fondamenta. Fra i diversi miti che accompagnano la storia di questo movimento questa volta parleremo della storia di Beitania Eilit, forse l’esempio più significativo delle inevitabili contraddizioni che hanno accompagnato da sempre lo scontro di un sogno con la realtà circostante. Continua a leggere

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Unesco, è tempo di cambiare?

 

“E’ una decisione coraggiosa ed etica, visto che l’Unesco è diventato un teatrino dell’assurdo che invece di salvaguardare la cultura distorce la storia”. Con queste parole il primo ministro israeliano Benyamin ha commentato la decisione statunitense di abbandonare l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite creata con lo scopo di promuovere la pace e la comprensione tra le nazioni con l’istruzione, la scienza, la cultura la comunicazione e l’informazione. Continua a leggere

(S)Vendesi

 

Sta ritornando alla ribalta in Israele un caso che coinvolge in prima persona la chiesa greco ortodossa. Si tratta della vendita di una serie di immobili e aree edilizie di inestimabile valore quali il parco archeologico di Cesarea, la piazza dell’orologio di Jaffa e almeno 1500 appartamenti di uno dei quartieri più signorili di Gerusalemme. Le accuse di una svendita immobiliare di tale valore sono rivolte all’attuale patriarca greco ortodosso di Gerusalemme: Teofilo III.

Ma le vendite poco trasparenti verso società offshore e finanzieri internazionali sono solo la punta di un iceberg molto più imponente che riguarda i rapporti fra la chiesa madre greca e i fedeli locali arabo cristiani. Continua a leggere

Efficienza e povertà

 

Sono un milione di israeliani, l’82% di loro si sposa entro i 22 anni di età, il loro reddito mensile e la metà della media nazionale, hanno più del doppio dei figli di una famiglia israeliana media, per non parlare del fatto che più dell’otto per cento di questo settore ha più di otto figli. Stiamo parlando degli ebrei ortodossi, che nonostante un livello di vita estremamente basso riescono, grazie ad un ramificato sistema di solidarietà, acquisti di gruppo e servizi a basso costo se non addirittura gratuiti, a mantenere un livello di vita ancora ai limiti dell’indigenza ma decoroso. Un articolo pubblicato nell’inserto settimanale del quotidiano “Yedioth ha hahronot” a firma di Soshana Hen ci aiuta a capire come funziona il sistema di chi, con la metà soldi e il doppio dei figli, riesce ad arrivare a fine mese. Continua a leggere

L’anno che verrà

Il nuovo anno ebraico è alle porte e fra pochissimo si festeggeranno 5778 anni dalla creazione del mondo, o almeno così vuole la tradizione ebraica. E come ognuno di noi quando si trova all’inizio di un nuovo ciclo della propria vita lo comincia pieno di buoni propositi e progetti per il futuro, così anche Benyamin Nethanyau deve progettare il suo, ma per il premier israeliano l’anno che verrà si preannuncia carico di insidie e decisioni personali in grado di poter  stroncare o per lo meno mettere in seria discussione il prosieguo della sua carriera politica.

Nethanyau si trova attualmente al centro di un paio di inchieste giudiziarie al termine delle quali si troverà quasi certament,e almeno in una di queste, implicato a tal punto da ricevere un avviso di garanzia da parte del Pubblico Ministero israeliano. A questo punto il dilemma di Bibi si riduce ad un unica domanda: anticipare o no le elezioni che dovrebbero svolgersi solo fra due anni?

Dal punto di vista della popolarità Nethanyau è all’apice della sua fama, nonostante gli scandali legati a lui e a sua moglie Sara, il premier israeliano continua a rimanere forte di un consenso popolare difficile da comprendere. Per certi volti ricorda la carriera politica di Berlusconi, in grado di barcamenarsi nonostante le gaffe, i processi e gli scandali che costellarono la sua carriera politica.

Ma nonostante tutto il paragone è più che azzardato, Bibi è fatto di tutt’altra pasta e i grattacapi che deve affrontare quotidianamente sono ben più impegnativi dei Bunga Bunga di Arcore. Quali sono dunque le motivazioni che potrebbero influire sul leader del Likud? Nonostante nessuno dei suoi alleati politici abbia interesse ad anticipare nuove elezioni, Bibi guarda lontano e non vorrebbe arrivare alle prossime politiche con delle pendenze giudiziarie che potrebbero influenzare negativamenteil suo elettorato più moderato.

Anche il solo fatto di poter essere messo sotto accusa dalla magistratura è un fatto assolutamente inconcebile per il premier israeliano. Una possibile soluzione sarebbe l’introduzione di una nuova legge, simile al modello francese, che impedisce alla magistratura qualsiasi inchiesta e/o azione giudiziaria nei confronti del primo ministro se la pena prevista è minore a sei mesi.

Nethanyau ama giocare d’anticipo, e il suo intuito politico e molto affinato, se alla riapertura dei lavori della Knesset, il parlamento israeliano, verrà avanzata una proposta del genere, allora è un segnale praticamente definitivo che il premier ha optato per nuove elezioni.

Come già accennato in precedenza almeno due leader dei partiti di governo non hanno nessun interesse a scendere adesso in campo e faranno di tutto per silurare un piano del genere. Si tratta del ministro della difesa Lieberman, e di quello del tesoro Cahlon. Fra i due Lieberman è quello che dovrebbe avere le carte migliori per ostacolare il piano di Nethanyau. Ma in politica anche le soluzioni più assurde sono solo una questione di prezzo, e i fondi di Bibi sembrano sufficienti per spianare la strada ai suoi progetti.

L’inizio del nuovo anno e tutta una sequela di feste che immobilizzeranno di fatto la vita politica fino a metà ottobre sono una boccata di ossigeno provvidenziale per il nuovo anno di Nethanyau.

Buon anno mondo

 

“In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque”. (Genesi 1, 1-2).

Da questo primo passo che descrive la creazione del mondo sono passati secondo l’ebraismo 5777 anni, e fra pochi giorni, e più esattamente la sera del 20 settembre 2017 comincerà l’anno 5778. Ma le feste ebraiche per quanto possa sembrare strano hanno un’aspetto più agricolo e pratico che non esclusivamente religioso, e sotto questa ottica che va vista una lotta per certi versi inconciliabile fra il movimento sionistico e l’ortodossia religiosa ebraica. Continua a leggere

Gerusalemme vs Teheran

 

I nuovi equilibri politici e militari che si stanno delineando ai suoi confini settentrionali stanno ponendo Israele a rivedere e aggiornare il suo approccio verso i nuovi padroni della regione. E’ sotto questa ottica che va analizzato il bombardamento aereo avvenuto giovedì scorso del centro siriano di ricerca di Mysaf, in pratica uno stabilimento di armi chimiche e di missili di precisione.

Nonostante il governo di Gerusalemme, come di consuetudine, non confermi ne smentisca la sua responsabilità, l’attacco aereo è un messaggio molto chiaro, sia per l’asse sciita composta da Iran e Hezbollah affiancati dal regime di Assad, sia per la maggiore  forza militare e politica della regione, la Russia di Vladimir Putin. Donal Trump per il momento osserva la partita da lontano, a dimostrazione di aver rinunciato quasi completamente ad avere un ruolo decisivo in quella che sta diventando orma definitivamente una zona d’influenza esclusivamente russa.

E proprio la Russia si è dimostrata particolarmente tollerante nel presunto attacco israeliano. La Tass, la sua agenzia di stampa ufficiale, si è limitata a riprendere comunicati di agenzia israeliani che a loro volta riprendevano comunicati provenienti da agenzie arabe rilevando il fatto che Israele non ha interesse a immischiarsi negli affari interni siriani, ma intende agire ogni volta che la sua sicurezza venga messa in discussione. Soprattutto se il pericolo è targato Iran-Hezbollah. Tradotto dal russo significa che entro certi parametri il governo israeliano ha mano libera ad operare militarmente nei cieli siriani.

Un atteggiamento del genere risulta comprensibile alla luce dei numerosi incontri svoltisi negli ultimi mesi fra il premier Nethanyau e il presidente russo Putin. E’ ancora troppo presto però cercare di capire se questo attacco rientri nei parametri russi o sia un messaggio dell’esercito israeliano che la produzione di armi sofisticate nella regione sia inaccettabile.

Israele ha infatti minacciato sia la Siria che l’Iran di interrompere il progetto di sviluppo di nuovi missili in grado di colpire in maniera efficace e precisa bersagli israeliani. Per Israele il bombardamento di giovedì scorso era praticamente una scelta obbligata, visto che in questa zona la credibilità è fondamentale.

Anche se è solo una coincidenza l’azione israeliana coincide perfettamente col decimo anniversario della distruzione di un impianto nucleare siriano di progettazione nord coreana. Se un impianto del genere fosse diventato operativo nessuno sarebbe in grado di prevedere fino a qual punto i numerosi cambiamenti strategici avvenuti nella regione avrebbero potuto stravolgere la situazione. Immagino che anche i più critici commentatori della politica israeliana non farebbero salti di gioia nel caso l’Isis fosse venuta in possesso di armi nucleari.

Dal punto di vista militare il successo della missione è ancora più significativo se si tiene conto che l’impianto colpito era difeso dai più sofisticati sistemi di missili anti aerei esistenti oggi sul mercato, batterie russe S-300 comprese.

Fino a oggi la partita fra Israele e Iran si è svolta in Siria, dove fra l’altro sono stati colpiti almeno un centinaio di convogli destinati alle forze di Hezbollah. Se il regime teocratico di Teheran decidesse di spostare i suoi sforzi in Libano le conseguenza potrebbero portare le forze della regione ad uno scontro militare regionale. Improbabile per il momento, ma non impossibile.