Bibi Bum Bam


(Bi)Bim Bum Bam

Il conto alla rovescia è già iniziato, fra poco più di tre mesi si svolgeranno in Israele le elezioni anticipate, al termine di una legislatura durata poco meno di due anni, un record negativo nella storia della politica israeliana. D’altra parte non pochi commentatori ne avevano prospettato la possibilità visto gli scomodi alleati con i quali Nethanyau era stato costretto a formare il suo governo. Senza non pochi tentennamenti Nethanyau ha deciso di rimescolare le carte e il 17 marzo, questa la data delle elezioni, si rivelerà una data decisiva per il futuro politico di chi ha guidato il paese ininterrottamente dal 2009 ad oggi. Agli occhi dell’opinione pubblica la decisione di ripresentarsi alle urne appare come una decisione assurda motivata esclusivamente da motivi egocentrici, nell’occhio del ciclone si trovano Yair Lapid, ministro del Tesoro e Zippi Livni ministro della Giustizia, accusati da Bibi di aver intrattenuto delle trattative segrete coi partiti religiosi ortodossi per formare un governo alternativo e scalzarlo così dalla poltrona di primo ministro.

Le elezioni arrivano in un momento alquanto difficile per Israele: l’economia è in recessione, i rapporti internazionali con i tradizionali alleati europei e americani si fanno sempre più tesi, Iran, Siria e Daish continuano a procurare sempre più nuovi grattacapi, il divario sociale non accenna a diminuire, la sicurezza personale degli israeliani è messa a dura prova visti i continui atti terroristici “artigianali” in atto a Gerusalemme ma non solo, sono  alcuni dei motivi per i quali il classico “uomo della strada” s’interroga sulla necessità di un nuovo voto.

Dai primi discorsi succedenti la crisi di governo si delineano già gli slogan che verranno usati durante la campagna elettorale. Nethanyau ha già affermato che per poter governare il paese indisturbato necessita di molti più seggi di quanti ne abbia ricevuti nella precedente tornata. Lapid ha definito il premier un uomo distaccato dalla realtà sociale ed i partiti all’opposizione si stanno già organizzando al grido di “tutto fuorchè Bibi”.

Le elezioni verteranno dunque attorno alla persona e non alla piattaforma ideologica. Bibi sa di rischiare molto, ma ha fiducia nel fatto che non esistano molte alternative politiche alla carica di primo ministro. D’altra parte sa di avere nel suo stesso partito, il likud, un fronte di opposizione molto forte, e questo è il suo primo ostacolo da affrontare. Verso la fine di dicembre si voteranno le primarie e allora sarà più chiaro quale indirizzo prenderà il partito di governo. E’ un dato assodato che in vista delle elezioni la maggior parte dei partiti cerchi di spostarsi verso il centro per dare di se stessi un’immagine più moderata e più consona ad un partito governativo. Già adesso è possibile intravedere nelle prime dichiarazione e nei primi contatti fra i diversi partiti una direzione in tal senso.

 Chi più di tutti può dichiararsi soddisfatto della nuova svolta politica sono sicuramente i partiti religiosi ortodossi, partiti che necessitano di fare parte del governo, non importa di quale colore, per poter accedere ai finanziamenti statali di cui tanto necessitano. La loro forzata astinenza di questi ultimi due anni non ha fatto che accrescere la loro inesauribile sete, e la lista delle richieste da accontentare per far parte della maggioranza si rileverà problematica per chiunque verrà eletto.

 La situazione del paese in questi ultimi due anni non è certo migliorata e le enormi aspettative derivate dal grande risultato elettorale di Lapid hanno lasciato per molti il gusto amaro di una cocente delusione. In questo suo terzo mandato come primo ministro Nethanyau non ha saputo tirare fuori le sue doti di statista e si è limitato a vivacchiare come un qualsiasi politico consumato dando la sensazione di non avere niente di nuovo da offrire e di aver esaurito praticamente le sue risorse. La sensazione è che questi ultimi due anni siano stati gettati al vento, un lusso che Israele non  può più permettersi.

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