Una cartolina, anzi una lettera dalla Giordania

bin talal


Venerdì 26/02/2021 è stata pubblicata sul popolare quotidiano israeliano Yedioth Hahronot una lettera aperta a firma del principe Hassan Bin Talal.

Per chi non lo sapesse Bin Talal è il fratello del defunto Re Hussein di Giordania e di conseguenza lo zio dell’attuale Re giordano: Abdallah II. La sua missiva quindi ha avuto indubbiamente la sua tacita approvazione. Il messaggio di Bin Talal, di cui riporto ampi stralci, è diretto direttamente al popolo israeliano, superando volontariamente l’estasblishment politico, cercando da un lato di arrivare al cuore e dall’altro di tracciare una via logica per arrivare a costruire un nuovo equilibrio nel vicino Oriente. Secondo il principe giordano le condizioni indispensabili per uscire dall’attuale impasse si basano su due punti cardinali: la creazione di uno stato palestinese indipendente e la divisione di Gerusalemme e dei luoghi santi. “Il cambiamento dipende da noi stessi. La responsabilità e sopra le nostre spalle”.

Israele attualmente è totalmente presa dall’emergenza Covid e dalle imminenti elezioni che si terranno il 23 marzo. Questo è probabilmente il motivo per il quale la lettera aperta di uno dei massimi esponenti della corte reale hashemita è rimasta per il momento “lettera morta”. Ma vale senz’altro la pena di leggerla, se non altro per chiarire quali siano le posizioni del mondo arabo moderato.

“Il prossimo ottobre verrà celebrato il 27 simo anniversario dalla storica firma dell’accordo di pace fra Israele e la Giordania. Un accordo che avrebbe dovuto segnare l’inizio della fine del tragico conflitto fra israeliani e palestinesi e diventare una pietra miliare in vista di una pace duratura fra i popoli della regione”…”Oggigiorno, quando la parola “normalizzazione” significa molto di più che semplici accordi bilaterali e si riferisce a interessi economici e difensivi da opporre ai nemici comuni, abbiamo l’occasione di aprire il vicolo cieco nel quale ci troviamo per imboccare una nuova via che porti ad una pace generale nella regione entro la fine dell’attuale decennio”.

“Per arrivare a ciò sarà necessario un cambiamento radicale delle posizioni di tutte le parti, e passare da una situazione di antagonismo, offese e umiliazioni ad una situazione di rispetto reciproco. Un cambiamento del genere può provenire soltanto dal basso, dal bacino di risorse sociali e umane di tutti i popoli della regione. La sfida che abbiamo davanti a noi riguarda noi stessi. Avremo la forza di volontà di intrasprendere una nuova strada?”

“L’Iran e il conflitto israelo-palestinesi, due elefanti nel classico negozio di porcellana, devono essere posti obbligatoriamente all’ordine del giorno. Un medio Oriente libero da armi di distruzioni di massa accompagnato da un processo che porti ad una situazione di sicurezza e collaborazioni a doppio senso, sono due iniziative di cui si sta occupando la Giordania, ed entrambe sono a portata di mano. Come primo passo dobbiamo riconoscere i cambiamenti globali in corso proprio di fronte ai nostri occhi. Negli Stati Uniti, ma anche nei nuovi centri di forza in Asia ed Africa, Giappone e Cina in primis, ci sono interessi comuni, non solo economici volti ad arrivare ad una stabilità regionale, un nuovo ordine che porti ad una smilitarizzazione da armi di distruzione di massa sotto l’egida, la collaborazione e le garanzie della comunità internazionale… Non è un programma immaginario, uno scenario del genere porterebbe alla possibilità di sviluppare l’energia nucleare per scopi pacifici impegnandosi contemporaneamente alla non proliferazioni di armi nucleari.

“Credo che sia giunto il momento di arrivare ad una visione globale della regione, da Marrakesh fino al Bangladesh. Comprendendo così anche l’Egitto, la Turchia, l’Iran e chiaramente anche Israele quando anch’esso diventerà parte indivisibile del territorio in questione dove tutti osservino un reciproco rispetto.” “Uno dei punti basilari consiste nel fatto che nessun paese del medio Oriente potrà risolvere i propri problemi autonomamente. Soltanto lavorando insieme si potranno perseguire e realizzare gli interessi comuni… La nostra regione è caratterizzata da un insieme di ricchezze petrolifere e di risorse umane che possono contribuire alla creazione di una società pluralista e moderna, incoraggiare una serie di riforme politiche ed economiche che aiutino a ridurre le ineguaglianze. Tocca a noi rafforzare la stabilità degli stati della regione, compreso un accordo di pace che permetta la creazione di uno stato palestinese a fianco di Israele nel rispetto del principio di due stati per due popoli, e che comprenda degli accordi economici i più stretti possibili. Un accordo del genere dovrà per forza rendere conto della necessità di dividere Gerusalemme tenendo comunque conto delle necessità religiose di tutte le forze in campo, Islam ed ebraismo, la difesa dell’incolumità e della sicurezza della moschea di El Aqsa ed una dichiarazione da parte palestinese di Gerusalemme capitale sia dello stato palestinese e sia di quello ebraico… Israele ed i paesi arabi interessati, possono già ora iniziare il processo. Altri paesi della regione, Turchia ed Iran compresi, potrebbero unirsi in seguito. E’ giunto il momento per un nuovo inizio”

Firmato: il principe Hassan Bin Talal

La traduzione, dall’ebraico, non è sempre letterale, ma rispetta senz’altro lo spirito del messaggio. Non voglio esprimere le mie opinioni personali riguardo al messaggio del principe, ma penso che ognuno che sia interessato a conoscere gli interessi delle diverse forze in campo potrà senz’altro comprendere meglio le posizioni della controparte. Un passo obbligato per arrivare ad un compromesso soddisfacente.

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Operazione Olympia. come Arafat venne graziato da Begin

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Il capodanno del 1982 avrebbe dovuto cominciare con un autentico botto, almeno a Beirut, con ripercussioni inimmaginabili non solo su tutto il Medio Oriente, ma probabilmente su gran parte dello scacchiere internazionale. Soltanto in questi giorni la censura militare israeliana ha rilasciato il nulla osta alla pubblicazione dei particolari di uno dei tanti progetti militari accantonati all’ultimo momento: l’operazione Olympia. Continua a leggere

Capitana coraggiosa

L’ho scritto già diverse volte, ma penso che sia sempre molto difficile per chi non abiti o abbia abitato in Israele capire quale veicolo sociale sia l’esercito. Zahal, l’acronimo in ebraico di Esercito di difesa israeliano, è ancora uno dei principali punti di aggregazione del paese, farne parte è visto come un merito e non come una punizione. Quella che da fuori è percepita come una macchina da guerra in realtà è un fattore fondamentale nella crescita dell’israeliano medio, e Adas Daniel, l’eroina di questa storia è un’ulteriore dimostrazione di come determinazione, coraggio e forza di volontà possano cambiare un destino a prima vista già segnato.

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Accordo Emirati-Israele. Luci ed ombre.

Il clamoroso e sorprendente annuncio di giovedì scorso riguardo il processo di normalizzazione fra Israele ed Emirati Arabi Uniti ha lasciato completamente spiazzati tutti i commentatori politici israeliani, dimostrando una volta di più le innate e indiscusse doti politice e diplomatiche di Netanyahu. Gli spunti di riflessioni e di commento che un passo del genere implicano sono così numerosi che per il momento mi limiterò ad accennarli a sommi capi riservandomi la facoltà di approfondire parte delle tematiche in seguito. Continua a leggere

E la terra si placherà

Domani sera, 27/4/20 comincerà in Israele Yom haZikaron, la giornata del ricordo. E’ la giornata in cui si ricordano tutti i caduti, civili e militari, che hanno contribuito alla nascita e all’esistenza dello Stato d’Israele. A tutt’oggi il numero dei caduti è di 23.816 persone. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la data d’inizio di questo triste calcolo non è direttamente collegata alla dichiarazione d’Indipendenza del 14/5/1948 ma è molto più anteriore. Per definizione la prima vittima legata ad atti di terrorismo contro gli ebrei dell’allora Impero Ottomano è considerata Aron Hersheld, assassinato il 1 gennaio 1873. Continua a leggere

Canta, che ti passa la paura (o la noia)

In questo clima da bollettino di guerra un piccolo pensiero di speranza e ottimismo dedicato soprattutto ai miei amici italiani, con cui ho trascorso fantastici ed emozionanti momenti in giro per Israele.
La canzone si chiama “Quando arriveremo” la traduzione della prima strofa è la seguente Continua a leggere

STAI CALMO, LEGGI UN SALMO

 

In questi tempi così insicuri ritorniamo inevitabilmente ai nostri istinti primordiali. C’è chi si affida alla scienza, chi al destino, chi al raziocinio e chi alla fede. Per questi ultimi sta girando ultimamente nei social israeliani o di argomento ebraico il Salmo 91 che in un modo o nell’altro mette la tua salvezza contro ogni pestilenza nelle mani di Dio. Per chi è credente può senz’altro essere un mezzo di conforto e di salvezza. Eccovi il testo integrale: Continua a leggere

Ebraico. La rinascita di una lingua morta.

Si sono appena concluse le celebrazioni della Giornata dell’ebraico, svoltasi quest’anno il 5 gennaio, un ottimo motivo per analizzare e ricordare il tentativo, praticamente folle, di far rinascere una lingua che si era estinta duemila anni prima. Un esperimento riuscito contro ogni previsione e probabilmente irripetibile. Continua a leggere

Scende la pioggia

Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove sui pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti.

La pioggia nel pineto. Gabriele D’Annunzio

In Israele sta piovendo, e molto. Molto di più degli ultimi anni, e in un paese dove la stagione delle piogge è limitata fra novembre e marzo-aprile, ogni goccia di pioggia ha una valenza enorme e si porta dietro tutta una serie di costumi tipici di questo paese. Continua a leggere

Per chi arriva la prima volta in Israele, sicuramente una delle prime cose che saltano all’occhio sono le migliaia di soldati di leva che girano normalmente con un mitra sottobraccio fra gli sguardi indifferenti dei passanti. E’ molto difficile spiegare a chi è a digiuno delle norme di comportamento della società israeliana quale ruolo ricopra l’esercito nel contesto nazionale.

Ma questo io posso capirlo benissimo. Ai miei tempi (spero di non essere troppo patetico), anta e passa anni fa, quando in Italia la naja era ancora obbligatoria, chi si faceva incastrare era considerato un autentico sfigato. essere arruolato significava non avere gli agganci, le protezioni e le giuste conoscenze, non dico per farsi esonerare completamente, ma almeno per imboscarsi vicino a casa. (altro…)