La capitale della Cabala


Nella città vecchia di Zfat c’è un vicolo stretto e in forte pendenza. Secondo una nota leggenda ebraica il Messia passerà proprio per quel vicolo prima di recarsi a Gerusalemme  per redimere il mondo intero e resuscitare i morti. Per decenni, nella metà del 19 secolo, una vecchietta ha aspettato pazientemente la venuta del Messia con un bichiere di tè in mano. Probabilmente l’anima di Zfat è tutta in questo aneddoto, una miscela di misticismo e realtà quotidiana, in fondo anche il Messia puo’ aver sete…

La strada che da Acco porta a Zfat è pianeggiante per la sua prima metà, poi negli ultimi trenta chilometri comincia a innerpicarsi per diventare una tipica strada di montagna immersa nel verde: boschi, vigne e frutteti, mucche al pascolo e un gran numero di tombe di rabbini più o meno noti ognuno dei quali è famoso per poter porgere aiuto in un determinato campo della vita quotidiana, un po’ come i santi nel cristianesimo. L’entrata in città non  fa intuire al visitatore che si trova nella capitale della Cabalà, il misticismo ebraico, Zfat  da l’impressione  di una signora aristocratica con un grande passato ma con un presente difficile e problematico. Il corso principale della città è quello che ogni turista presume di trovare in un paese di provincia mediorientale: disordine, sporcizia e molta confusione. Per poter respirare un po’ dell’aria mistica e misteriosa dei tempi che furono e che in qualche modo sono ancora, oggi bisogna prendere una delle scalinate che dalla via principale, via Gerusalemme, scendono verso ovest e come  in  una poco probabile galleria del tempo piano piano ci si allontana dal trambusto del quotidiano e si entra in una realtà più soffusa, leggermente offuscata. Le case della città vecchia sono tutte di pietra e anche le strade sono  similmente lastricate, il colore dominante è il turchese simbolo di fortuna e prosperità e ottimo antidoto contro il malocchio. La popolazione è quasi totalmente ortodossa, ciò significa che gli uomini girano vestiti per la maggior parte di nero e con una fluente barba oltre chiaramente ad avere sempre un copricapo in testa, per lo più un cappello. Le donne girano con abiti lunghi  e con i capelli coperti dentro un fazzoletto per non indurre gli uomini in tentazione . Ciò non deve indurci in errore, nonostante un forte attaccamento alle tradizioni ed ai dettami della legge ebraica, anche l’ebreo ortodosso cerca di stare al passo coi tempi, nel cuore della città vecchia è possibile trovare un internet caffè ma anche un negozio alimentare che vende si prodotti casher ma organici.

Nel mese di Av (agosto) del 1492 fu messo in atto un editto emanato da Ferdinando e Isabella di Castiglia che ancora oggi rimane traumatico nella storia dell’ebraismo mondiale: la cacciata degli ebrei dalla Spagna. L’esodo interessò trecentomila persone che si mossero nelle più svariate direzioni: Olanda, Italia, Nord Africa, Erez Israel e soprattutto Costantinopoli ed i domini Ottomani. Venticinque anni dopo la cacciata dalla Spagna, nel 1516, gli Ottomani conquistarono Erez Israel dalle mani dei Mammalucchi trasformandola cosi in una provincia dell’Impero. Questo cambiamento favorì molto l’emigrazione ebraica soprattutto verso Gerusalemme e Zfat. E’ qui che comincia l’epoca del massimo splendore di Zfat come centro spirituale e commerciale, i motivi sono essenzialmente due: una politica economica liberale con un livello di tasse minore che nelle altre zone favorì la libera iniziativa e porto’ la citta’ ad essere una dei centri mondiali nel ramo del lanificio tessile grazie anche al contributo degli ebrei provenienti dalla Spagna e dall’Italia. L’altra ragione e legata al grande interesse verso la Cabalà, per cui oltre ad una spiegazione rivelata delle Sacre Scritture vi è un’interpretazione nascosta ma che porta a grandi segreti e rivelazioni. Per arrivare all’intimo della Torà, la legge ebraica, bisogna conoscerne sia il corpo, la spiegazione rivelata, che l’anima, la parte nascosta, e quale posto migliore per approfondire le conoscenze di questi segreti se non Zfat, che sorge a pochi chilometri dal fondatore della Cabalà e autore del libro dello Zohar (splendore) il grande rabbino Shimon Bar Yochai? Un’altra ragione si puo’ spiegare che dopo un evento cosi traumatico come la cacciata dalla Spagna gli ebrei anelassero all’avvento  del Messia nei giorni a venire e proprio nello Zohar è scritto che il Messia si rivelerà per primo in Galilea, abbastanza per far spingere migliaia di  persone ad abitare il piu’ vicino possibile al posto dove comincera’ la sua opera di giustizia e redenzione. In questo periodo di massimo splendore due sono le personalità di spicco: Rav Yossef Caro e Rav Yzhak Luria. Entrambi si occupano essenzialmente della Cabalà e attorno ad essi fioriscono scuole talmudiche e vere e proprie università teologiche. La popolazione della città arriva a contare 13000 ebrei intorno alla fine del 16 secolo, nel 1576 viene fondata la prima tipografia della zona e probabilmente di tutto il medio oriente. Questa situazione di sviluppo e di benessere economico durò sino a quando il potere ottomano era centralizzato e gli ordini arrivavano da Costantinopoli, verso la metà del 1600 le varie provincie ricevettero una maggiore autonomia e le tasse aumentarono cosi come le limitazioni nel culto e nella vita quotidiana. Gli atti di saccheggio e la mancanza di protezione da parte delle autorità locali favorirono l’abbandono della città. Nel 19 secolo due grandi terremoti, uno nel 1822 e l’altro nel 1837, uniti ad una micidiale epidemia di tifo ridussero la popolazione ebraica della citta’ a soli 1500 abitanti. La storia più recente è legata ai giorni nostri, nel 1918 con la sconfitta dell’Impero Ottomano la palestina fu affidata al mandato britannico fino alla dichiarazione d’indipendenza dello Stato d’Israele nel 1948. La Zfat odierna è enormemente diversa da quella dei tempi che furono, oggi si contano 45000 abitanti circa, le diverse ondate migratorie susseguitesi dalla nascita di Israele hanno creato un improbabile miscuglio dove convivono ebrei di svariate origini: marocchini e nord africani in genere, russi, etiopi e molti americani arrivati sin quassu per cercare delle risposte ai quesiti piu’ intimi dell’essere umano: chi siamo, dove andiamo e cosa saremo… Delle vecchie vestigia sono rimaste le sinagoghe, il vecchio cimitero che raccoglie le tombe dei più illustri cabalisti e una processione che si svolge ogni anno in primavera, 33 giorni dopo la Pasqua ebraica, e che partendo da una delle sinagoghe di Zfat arriva dopo un percorso di una decina di chilometri sulla tomba del Rashbi, l’acrostico di RAv SHimon Bar Iochai, l’autore dello Zohar. Questa ricorrenza chiamata Lag baOmer raduna ogni anno circa 200000 persone che si accampano letteralmente intorno alla caverna dove è sepellito il Rashbi. E’ tradizione inoltre per le persone credenti aspettare la festa di Lag baOmer per poter tagliare per la prima volta i capelli del proprio figlio al compimento del terzo anno di età rifacendosi cosi ad uno dei precetti dell’ebraismo che proibisce di mangiare i frutti dell’albero nei suoi primi tre anni di vita. Durante il mese di Agosto si svolge ogni anno un Festival  Kleizmer di musica ebraica, la cornice notturna della città è molto adatta e l’atmosfera in quei giorni fa dimenticare per poche ore le tribolazioni del quotidiano per riportare i visitatori in un’atmosfera se non magica senz’altro emozionante. All’interno della città vecchia vi è anche una colonia di artisti che hanno fatto di Zfat la loro base e che si sono specializzati soprattutto in soggetti ebraici e religiosi. Da ricordare inoltre il caseificio Hameiri, ai margini della città vecchia, produttore di un formaggio chiamato per l’appunto Zfatit, morbido e leggermente salato. Il formaggio e’ fatto con latte di pecora portata al pascolo e oltre ad essere diventato uno dei simboli della città viene venduto in una casa che è un piccolo museo. Un’ultima curiosità:  nel quartiere ortodosso della città vecchia il valore degli appartamenti cresce in proporzione alla vista che hanno verso il monte Miron a cui piedi sorge la tomba del Rashbi poiche è credenza diffusa che la benefica influenza del Giusto ci accompagni durante tutto l’arco della nostra vita anche dopo la sua morte. Zfat, una delle quattro città sante insieme a Gerusalemme, Hebron e Tiberiade, continua per il momento a sonnecchiare in attesa di tempi migliori, ma forse e solo questione di giorni, il Messia è già per strada in cerca della sua tazza di tè, possibilmente con molto zucchero e un po di menta.

 

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