We shall overcome

 

“Le donne fanno la pace”è questo il nome di un organizzazione apolitica attiva fra israeliane e palestinesi già dal 2014. Da quello che era un timido e forse utopico tentativo di incoraggiare il dialogo e la possibilità concreta di realizzare un obiettivo a prima vista irraggiungibile. Oggi il movimento conta più di 40mila iscritti fra uomini e donne. Uno degli scopi dichiarati delle donne a favore della pace è quello di favorire un dialogo quanto il più possibile fuori dagli schemi politici ma allo stesso tempo in grado di coinvolgere in modo trasversale tutte le fasce delle diverse componenti in campo. Donne religiose e laiche, arabe ed ebree, druse e beduine, giovani ed anziane, tutte si sono reclutate per influenzare le proprie leadership a cercare nuove soluzione al di fuori degli schemi e dei concetti prestabiliti. L’organizzazione non ha un piano di pace da proporre, ma crede nel dialogo e nella necessità di coinvolgere quante più donne possibile nei punti nevralgici del potere.

Dal momento della sua fondazione “Le donne fanno la pace” hanno organizzato decine di attività, da incontri intimi di poche decine fino a grandi manifestazioni che hanno coivolto decine di migliaia di partecipanti. Particolarmente significativa è stata “la marcia della speranza” un evento durato 14 giorni che dal nord del paese fino a Gerusalemme  è riuscita ad imporsi in maniera significativa nei mass media israeliani.

Per saperne un pò di più su come vengano organizzate le attività all’interno dell’organizzazione abbiamo posto qualche domanda alla dott.ssa Angelica Calò Livnè. Angelica, mia carissima amica, è la fondatrice e direttrice dell’organizzazione no profit teatro arcobaleno-Beresheet LaShalom, un progetto educativo che incoraggia il dialogo fra ragazzi di tutte le etnie israeliane attraverso il palcoscenico. Il teatro Arcobaleno coinvolge al suo interno giovani di tutta la regione: arabi, ebrei, drusi e circassi. Una realtà che educa ogni anno più di trenta adoloscenti. In Italia è ormai di casa visto che ha organizzato più di 48 spettacoli nel Bel Paese.

Angelica, com’è arrivata alle “donne fanno la pace”? “Quando si è capito abbastanza velocemente che non bastava mandare avanti un messaggio esclusivamente razionale ma bisognava coinvolgere emotivamente quante più persone sono stata cooptata per  organizzare eventi fuori dagli schemi ma soprattutto assolutamente privi di ogni messaggio politico”.

E qual’è stata la soluzione? “Abbiamo organizzato dei “flash mob” principalmente nei mercati centrali di città più o meno grandi. In definitiva ci siamo messe insieme a cantare e ballare riuscendo a coinvolgere passanti e venditori. Tutte noi eravamo vestite di bianco per dare un carattere neutro all’evento. Vorrei sottolineare che tutti questi eventi sono stati organizzati in posti come Gerusalemme, per esempio, dove la popolazione è tradizionalmente attestata su posizioni di destra”.

In un altro evento più di 100 partecipanti hanno cantato “We shall overcome” nelle frontiere calde del paese: Libano, Siria e Gaza in tre lingue, ebraico, arabo e inglese.

Angelica, eterna ottimista, è convinta che anche se queste iniziative possono essere viste come poca cosa, “una scintilla” usando le sue parole. Una scintilla che per quanto possa apparire piccola ed insignificante può portare a dei grandi cambiamenti. “E’ un messaggo che proviene dal basso, da gente stufa di guerre e disposta a molte rinunce pur di arrivare ad un giusto accordo di pace”.

” La vera speranza per andare avanti è quella di incoraggiare un dialogo quanto più profondo fra entrambe le parti, solo capendo le motivazioni ed il dolore dell’altro sarà possibile cambiare i preconcetti che influenzano ognuno di noi”.

E Angelica, attiva da decine di anni nell’incoraggiare il dialogo e la comprensione, di queste cose se ne intende.