La fortezza sconosciuta

 

L’ho già scritto e l’ho ripeterò all’infinito, Israele è piena di luoghi interessanti, piena di riserve naturali, vestigie storiche ed archeologiche, ma soprattutto di racconti interessanti dove la verità e l’immaginazione si mescolano rilasciando un labile confine fra le due parti. Prendiamo il caso di Qalat el Qubeiba, in arabo, o qalat Nimrod in ebraico. Entrambi i nomi parlano dello stesso sito, un’imponente fortezza situata a difesa di una zona strategica ai piedi del monte Hermon.

Chi l’ha costruita? Non ha importanza, forse gli Ayyubudi, forse i Mamelucchi o forse i Crociati. La sua costruzione è iniziata intorno al 1227, ma è stata notevolmente ampliata nel corso di pochi anni. Lunga come più di quattro campi di calcio regolamentari e larga come due volte tanto, la “fortezza della rocca”, così come la chiamano gli arabi, è un posto impressionante, un top da visitare se ci si trova nel nord del paese.

Oltre alla sua bellezza e alla sua storia, la “fortezza del re Nimrod”, il suo nome ebraico, è molto vicina ai quattro villaggi drusi del Golan, un’occasione più che valida per assaggiare la cucina locale in uno dei numerosi ristoranti sparsi lungo la strada. Ma chi era questo fantomatico Nimrod al cui nome è legato la fortezza? Non se ne sa molto, ma il suo nome è nominato nella Bibbia e nel Talmud. Nella Bibbia è legato alla storia di Noè e del Diluvio Universale (Genesi 10,8-9) è menzionato per il grande paese che conquistò identificato come parte della Mesopotamia.

Fu considerato un grande cacciatore, ” Come Nimrod, potente cacciatore nel cospetto dell’eterno”. Il Talmud ce lo pone in maniera negativa, accusandolo di essere lui il promotore della costruzione della torre di Babele, il grattacielo destinato ad arrivare fino al cielo. Proprio in ragione di questo tentativo e della mescolanza di lingue che ne seguì, Dante lo pone nel nono cerchio dell’Inferno, condannato a non poter comunicare con nessuno ne farsi capire. Usando le parole del divin Poeta eccovi il testo:

«questi è Nembrotto, per lo cui mal coto
pur un linguaggio nel mondo non s’usa.
Lasciànlo stare, e non parliamo a vòto,
ché così è a lui ciascun linguaggio
come ‘l suo ad altrui, ch’a nullo è noto.»

Un’altro commento, sempre riportato dal Talmud lo mette ancora una volta in cattiva luce come colui che cercò di uccidere Avraham ancora in fasce. Al proposito esiste una famosa romanza in ladino. Kalat Nimrod è stata scontro di molte battaglie e di numerosi capovolgimenti di fronte. Non solo Ayyubidi o Mamelucchi, ma anche Mongoli, Drusi e Maroniti sono passati in questa zona ed ognuno ha lasciato la sua impronta indelebile. La fortezza è riuscita a resistere ad un disastroso terremoto avvenuto nel 18 secolo, ma più di lui furono l’incuria del tempo e l’abbandono del complesso fortificato a renderlo meno maestoso di quel che era.

Per riportare la fortezza agli antichi fasti bisognerebbe prima di tutto visitarla. Vi ripeto, la zona è molto bella e meriterebbe una visita in ogni caso. La torre bella, la porta settentrionale, il Dongione e la Poterna hanno bisogno di qualcuno in grado di dimostrare la propria bravura e meritarsi il simbolo araldico del sultano Baibars: il leone che gioca col topo: