La spada nella roccia

La spada nella roccia

E’ passato poco più di un anno dall’inizio dell’operazione Zuk Eitan (roccia possente in ebraico), conosciuta all’estero come Protective Edge, un’occasione appropriata per cercare di delineare i risultati raggiunti da entrambe le parti cercando contemporaneamente di evitare la patente di vincitori e vinti che in casi del genere è senz’altro inappropriata. Le operazioni militari dovrebbero avere il principale scopo di migliorare la situazione politica e strategica dei contendenti anche se il più delle volte le perdite umane e le sofferenze della popolazione civile non giustificano i risultati raggiunti. Continua a leggere

Provaci ancora Bibi

נתניהו

Nonostante viva in Israele da quasi quarant’anni difficilmente riesco a ricordare  qualcosa di simile alla formazione del presente governo Nathanyau approvato qualche giorno fa dal parlamento israeliano. Non è che non ci siano già stati dei governi con una maggioranza così risicata, 61 seggi su 120, come quella attuale, ma se pensiamo che Nethanyau ha anticipato queste ultime elezioni per poter avere una coalizione stabile e governabile allora ci si può rendere conto delle dimensioni delle difficoltà da fronteggiare. Bibi si trova con un gruppo di alleati agguerriti, affamati di potere e di finanziamenti, ma soprattutto pienamente consapevoli del loro peso politico, enormemente superiore ai risultati ottenuti in questa ultima tornata elettorale. Continua a leggere

Il mago di Oz

הקוסם

Il “mago” Nethanyau ha vinto la sua scommessa. Dopo aver sciolto con largo anticipo il parlamento israeliano per indire nuove elezioni e ottenere così una coalizione più consona alla sua politica ed aver messo in gioco tutto il suo futuro politico si è ritrovato più forte e più sicuro di prima. I numeri sono tutti a suo favore: nelle cinque legislature nelle quali si è presentato come capo lista ne ha vinte quattro e ha conquistato un quarto dei seggi migliorando sensibilmente il risultato di due anni fa portando il suo partito da 18 a 30 seggi. Ma soprattutto ha dimostrato una volta di più le sue innate capacità elettorali, ha puntato tutto esclusivamente sull’elettorato di destra senza badare ai voti dei settori più moderati, in poco più di quarantotto ore è riuscito a ribaltare i maggiori sondaggi nazionali che lo davano perdente o al massimo impegnato in un avvincente testa a testa con “Buji” Herzog, leader della lista laburista. E’ quasi certo che le elezioni israeliane del 2015 diventeranno molto presto oggetto di studio approfondito in tutte le facoltà di scienze politiche e della comunicazione. Elezioni dove i media, i sondaggi e soprattutto la pancia degli elettori hanno fatto la differenza fra il disastro ed il trionfo. Bibi ha puntato tutto ciò che aveva ed ha vinto alla grande. Continua a leggere

Il Benjamin(o) del pubblico

נתניהו

 

Un breve sunto del discorso di Nethanyau appena conclusosi di fronte al Congresso americano a Washington accompagnato da qualche commento personale.

Il premier israeliano ha dimostrato una volta di più le sue eccezionali doti oratorie e la profonda conoscenza dei meccanismi americani al riguardo. In un discorso durato più o meno 50 minuti ha ottenuto la bellezza di almeno 25 standing ovation, certamente aiutato in questo senso da una compatta claque repubblicana ma supportato contemporaneamente dalla componente democratica del Congresso. Il discorso, trasmesso in Israele a reti unificate con un delay di tre minuti per poter censurare eventuali passaggi propagandistici ha confermato una volta di più la celeberrima locuzione “Nemo propheta in patria” visto che un risultato del genere è assolutamente impensabile di fronte al parlamento israeliano, assai più combattivo e critico nei confronti del suo primo ministro. Continua a leggere

Una cartolina dal Nord

 

hermon

Qualche considerazione a caldo dopo l’attacco al convoglio militare israeliana di ieri nel quale sono stati uccisi due soldati ed altri sette feriti.

La realtà è definitivamente cambiata, il confine settentrionale non godrà più, almeno fino al prossimo scontro su larga scala, della relativa tranquillità degli ultimi otto e passa anni. Resta da chiarire se ci troviamo di fronte ad un nuovo tipo di scontro basato su una costante guerra di logoramento seppure di bassa intensità, o se Iran ed Hezbollah hanno deciso di aumentare la tensione cercando contemporaneamente di non tirare troppo la corda. Continua a leggere

Bibi Bum Bam

(Bi)Bim Bum Bam

Il conto alla rovescia è già iniziato, fra poco più di tre mesi si svolgeranno in Israele le elezioni anticipate, al termine di una legislatura durata poco meno di due anni, un record negativo nella storia della politica israeliana. D’altra parte non pochi commentatori ne avevano prospettato la possibilità visto gli scomodi alleati con i quali Nethanyau era stato costretto a formare il suo governo. Senza non pochi tentennamenti Nethanyau ha deciso di rimescolare le carte e il 17 marzo, questa la data delle elezioni, si rivelerà una data decisiva per il futuro politico di chi ha guidato il paese ininterrottamente dal 2009 ad oggi. Continua a leggere

Un anno agrodolce

סקרים

 

Il 5774 si è appena concluso e già fioccano i primi sondaggi riassuntivi di quello che è stato un anno dominato da una guerra durata più di cinquanta giorni e preceduta da avvenimenti cruenti e luttuosi. Insomma non proprio qualcosa da incorniciare ed appendere in bella mostra fra i periodi migliori della nostra vita. Non c’è migliore occasione come questa volta di recitare il tradizionale augurio di ogni fine anno: “Finisca l’anno (vecchio) con le sue maledizioni, cominci l’anno (nuovo) con le sue benedizioni. Continua a leggere

Gli esami di settembre

esami

“Settembre andiamo, è tempo di migrare”. Molti di voi sanno già che si tratta dell’inizio de “I pastori” una poesia di Gabriele d’Annunzio che mi sono dovuto sorbire ai tempi del liceo e di cui mi ricordo molti passi a memoria. Settembre si avvicina ed è  giunta l’ora di tracciare un bilancio più o meno definitivo di questo anomalo conflitto durato cinquanta lunghi ed in parte inutili giorni. L’accordo in corso infatti, ricalca esattamente la prima proposta egiziana presentata una settimana dopo l’inizio delle operazioni, allora il bilancio dei morti palestinesi era di 225. E’ passato un mese ed il numero dei caduti palestinesi è arrivato a 2100 e oltre 12.000 feriti, non deve sorprendere dunque il malcontento che serpeggia all’interno della popolazione di Gaza. Continua a leggere

La solitudine dei numeri primi

 

nethanyau

Non riesco a ricordarmi un periodo della sua vita in cui Bibi Nathanyau fosse più solo di quello attuale. Non è che non abbia passato dei brutti momenti, anzi, ma a differenza di adesso c’era sempre la sensazione che avesse una base su cui contare ed un programma con il quale trascinare ministri, deputati ed elettori. L’impressione odierna è che il primo ministro israeliano sia diventato prigioniero della sua retorica e dei suoi proclami anti terrorismo con i quali aveva da sempre costruito le sue campagne elettorali. Da tempo l’uomo forte della politica israeliana è stato superato a destra da personalità almeno sulla carta ben più radicali, e Nathanyau si ritrova ancora una volta di fronte ad un bivio del quale avrebbe fatto volentieri a meno: da un lato avviare un compromesso con quello che ancora adesso è considerato da tutti un pericoloso gruppo terroristico, o come alternativa inserire nella trattativa Abu Mazen, considerato fino ad un paio di mesi fa debole, inaffidabile ed inacettabile come possibile controparte di una qualsiasi trattativa di pace. Continua a leggere

A Gaza niente di nuovo

stele

 

Senza quasi accorgecene Israele sta combattendo il più lungo conflitto della sua storia del quale per il momento non se ne vede ancora la conclusione. E’ un misto fra la seconda guerra del Libano durata 34 giorni e la guerra di logoramento susseguita alla guerra dei sei giorni. Il problema è che per il momento non si vede all’orizzonte nessun cenno di miglioramento, le trattative al Cairo vanno avanti a singhiozzo e nessuna delle controparti ha intenzione di dare segni di cedimento. E’ proprio il caso di dirlo: a Gaza niente di nuovo (ne di buono). Continua a leggere