Il Palmach

 

Siamo agli inizi degli anni ’40 del XXsimo secolo. La Seconda Guerra Mondiale è al culmine e la Gran Bretagna e i suoi alleati si trovano ancora sulla difensiva. Nella Palestina Mandataria gli inglesi cominciano a redigere un piano di evacuazione nel caso che le truppe dell’Africa Korps di Rommel riuscissero a sfondare le difese inglesi in Egitto e contemporaneamente cominciassero a minacciare dal Libano e dalla Siria la Galilea. E’ in questo scenario apocalittico che nasce il Palmach, l’acronimo ebraico di Plugot Mahaz, traducibile in truppe d’assalto.

L’idea era quella di formare delle unità relativamente piccole e addestrarle alla guerriglia. Nel caso di una possibile invasione delle truppe dell’Asse, avrbbero dovuto essere i volontari del Palmach a frenare l’avanzata nemica sabotando le linee di comunicazione, effettuando imboscate e seminando confusione e incertezza. Nel promontorio del Monte Carmelo, a Haifa, si costruiscono una serie di bunker e un pò dappertutto vengono creati dei depositi segreti. Una specie di Gladio anti litteram.

Il Palmach viene fondato ufficialmente nel maggio 1941 e compierà una serie di operazioni in Siria e Libano, allora sotto il controllo del regime collaborazionista della Francia di Vichy. Nel corso di una di queste azioni, Moshè Dayan, allora un giovane ufficiale della neonata unità verrà colpito ad un occhio da un cecchino francese e trasformerà quella ferita, coprendo l’occhio leso con una benda nera, nel suo segno distintivo.

Nel 1942 gli inglesi sconfiggeranno le truppe di Rommel ad El Alamein e il corso della guerra comincerà a cambiare in favore delle truppe alleate.  Scampato il pericolo gli inglesi sciolgono ufficialmenteil Palmach, ma gli israeliani non vogliono assolutamente rinunciare a quello che è ormai diventato un corpo di elite e lo trasformano in un’unità semi clandestina. I componenti del Palmach sono gli unici soldati a sostenere degli addestramenti regolari, per sopperire alla cronica mancanza di fondi viene adottata una soluzione che può darci un’idea del modo di ragionare fuori dagli schemi che farà sempre parte delle caratteristiche di questo corpo così particolare.

Saranno i Kibbutzim, sparsi a decine lungo tutto il territorio, ad ospitare i combattenti secondo il seguente ruolino di marcia: 14 giorni di lavoro, 8 di addestramento ed  8 di riposo. E’ in questa stravagante win win situation che nasce e si sviluppa il mito del Palmach. Ragazzi e ragazze alle prese con attività di guerriglia e di difesa, ma anche intenti ad accudire alla stalla, lavorare in cucina o nei campi, ma sempre sprizzanti energia vitale e un’inestinguibile voglia di vivere. La mancanza di disciplina e di formalità, che caratterizzerano per sempre il corpo, deriveranno proprio da queste norme di comportamento.

Il periodo di ferma nel Palmach è di due anni, alla fine dei quali si passa nella riserva, ciò significa che ci si continua ad allenare, seppure più sporadicamente, rimanendo inquadrati militarmente. Dayan e Rabin sono i nomi più conosciuti di decine se non centinaia di personaggi che continueranno a servire l’esercito, diventando alti ufficiali, anche dopo lo scioglimento del corpo. Ma il Palmach non è soltanto esercito, una volta terminata la guerra d’Indipendenza nel 1949 molti diventano scrittori, musicisti, cantanti, storici, intellettuali e influenzeranno per sempre la società israeliana. All’apice della sua storia il Palmach arriverà a comprendere 6.000 unità fra regolari e riserve, di queste 1.168 moriranno durante i combattimenti del 48-49. Una percentuale enorme.

La simbiosi esistente fra il Palmach ed i Kibbutzim influenzò queste unità in maniera determinante dal punto di vista politico. Ben gurion da un lato ammirava la loro spensieratezza giovanile, dall’altro era molto sospettoso nei riguardi di queste brigate leggermente anarchiche e poco rispettose della disciplina e della gerarchia militare. Già nel corso della guerra d’Indipendenza le truppe “irregolari” del Palmach verrano inserite nel neonato esercito israeliano perdendo così in poco tempo la loro peculiarità.

Il Palmach in Israele sta attraversando un periodo di inaspettata popolarità. Una nuova serie televisiva dedicata al pubblico giovanile, ha riportato in auge i personaggi e il periodo diventando molto popolare. Anche la reclusione forzata dentro casa, dettata dal Covid 19, ha senz’altro contribuito al suo successo. Forse una serie simile dedicata ai partigiani in Italia, servirebbe non poco a comprendere ed assimilare concetti ed ideali che diamo per scontati scordandoci di quanto sia stata lunga e dolorosa la strada che ci ha portato al traguardo.

Vent’anni dopo

שרוליק

Sono passati vent’anni dall’assassinio di Itzhak Rabin e a differenza del sequel de i “Tre moschettieri” di Alexandre Dumas padre la realtà politica e sociale israeliana è ben lontana da un qualsiasi lieto fine. Il programma di pace sancito dagli accordi di Oslo di due stati per due popoli si allontana sempre di più senza avere nessuna seria alternativa, israeliani e palestinesi soffrono entrambi di una cronica miopia politica ormai sfociata in un comodo ma pericoloso immobilismo. Il mondo arabo sta cambiando radicalmente la sua struttura geopolitica, un evento di portata epocale del quale nessuno è in grado di prevederne gli sviluppi neanche nel breve termine. La società israeliana si trova ancora più divisa e più frammentata di quanto lo fosse prima di quel fatidico 4/11/1995 ed i segnali di questi cambiamenti così radicali e continui sono sotto gli occhi di tutti. L’esempio più eclatante e preoccupante di questo nuova realtà è il continuo attacco mediatico rivolto verso le istituzioni, un attacco in atto soprattutto sui social network culminato con messaggi pieni di odio e violenza nei confronti di Reuven Riblin, l’attuale Presidente dello stato d’Israele. Continua a leggere