Compagni avanti il gran partito…

“Il sindacato riunisce tutti i lavoratori che vivono della propria fatica senza sfruttare l’opera altrui, con lo scopo di permettere la realizzazione e lo sviluppo economico e culturale della classe operaia per la costruzione di una società di lavoratori ebrei nel paese” (stralcio dell’atto di fondazione della Federazione Generale dei Lavoratori in Terra d’Israele).

Ricorre quest’anno il centenario dell’Histadrut, il sindacato del movimento sionista, un esempio unico, per quanto ne sappia, di organizzazione e gestione del movimento dei lavoratori. L’Histadrut venne fondata nel dicembre del 1920 quando ancora non esisteva lo Stato d’Israele e tutte le strutture che avrebbero dovuto garantire la salvaguardia dei lavoratori erano praticamente inesistenti.

Il sindacato, anche se chiamarlo così sminuisce il suo ruolo e la sua importanza, assolveva un duplice ruolo storico: da un lato svolgere tutte le funzioni che spettano a un sindacato, dall’altro svolgere il compito addizionale di costruire la classe operaia, formarla fisicamente e ideologicamente. Di fatto fu creato uno stato nello stato prima ancore che ci fosse uno stato. Questo miscuglio fra nazionalismo e rivoluzione creò una miscela assolutamente inedita e per diversi decenni dettò i valori della società israeliana.

I valori che avrebbero dovuto caratterizzare la nascente società israeliana erano esattamente l’opposto di quello che poi diverrà il paese:

Primato morale della campagna sulla città, superiorità del lavoro manuale rispetto ai ruoli speculativi, superiorità culturale del lavoratore rispetto ai ceti parassitari legati al commercio, le libere professioni e la finanza.

L’Histadrut nacque come un’organizzazione trasversale, la mancanza di un’affiliazione politica non era un ostacolo, l’obiettivo era quello di riunire quanti più lavoratori possibile. Nella sua concezione l’iscritto era un “cittadino” della nazione dei lavoratori.

L’Histadrut non si occupò solo della salvaguardia dei lavoratori, ma creò tutta una serie di strutture che supportavano il benessere e le necessità materiali, intellettuali e pratiche dei propri iscritti. Movimenti giovanili, compagnie teatrali, società polisportive, case editrici, trasporti e molto altro ancora. Non soltanto un semplice sindacato dunque, ma una vera e propria organizzazione che doveva occuparsi dell’intera struttura del sistena sociale, economico, politico e culturale. Questo breve brano di Amos Oz puù forse dare un’idea dell’enorme influenza che ebbe la Confederazione all’interno della società israeliana.

«In cima alla gerarchia dei valori a quel tempo c’erano i pionieri (…). Di lontano ne ammiravo la figura robusta e meditabonda che s’ergeva sui solchi dell’aratro, sui manifesti del Fondo nazionale. Uno scalino più basso dei pionieri stava “società dei lavoratori”, composta di coloro che leggevano il Davar in canottiera sui balconi di legno, di attivisti dell’Histadrut, dell’Haganah e dei Servizi Sanitari. Gente in divisa cachi; gente che versava la contribuzione volontaria, che si nutriva di insalata, uova e formaggio fresco. Erano i fautori dell’astensione, della responsabilità, dalla condotta stabile, dello status di lavoratori, obbedienza al partito e olive non piccanti nel barattolo della centrale del latte».

Amos Oz (2002), da Una storia di amore e tenebra

Sin dalla sua nascita, all’alba degli anni ’20, l’Histadrut creò numerose aziende e società di costruzioni, un migliaio fra cooperative di produzione e di consumo, una banca, moshavim e kibbutzim. E’ fu lo stesso sindacato che provvide a gestire il collocamento a favore di occupazioni stabili e ben tutelate. Dal 1923, una holding denominata Hevrat ha’Ovdim, la società dei lavoratori, coordinò l’insieme delle attività produttive che facevano capo all’Histadrut. Si trattava di un autentico pilastro dell’economia israeliana, capace di coprire fino a un quarto dell’occupazione nazionale e dell’intero Pil nazionale, con un controllo quasi monopolistico di un settore cruciale come l’agricoltura. Se a ciò si aggiunge il settore pubblico strettamente inteso, si otteneva un quadro nel quale il settore privato ricopriva poco più del 50% dell’intero Pil nazionale. L’Histadrut rivestì dunque, in proporzioni davvero ragguardevoli, la duplice veste di datore di lavoro e di organizzazione sindacale dei lavoratori.

Il ruolo dell’Histadrut fu fondamentale nella creazione dello Stato d’Israele, ma la sua duplice funzione di Sindacato e datore di lavoro diventò col tempo una contraddizione in termini impossibile da coniugare. Il ribaltone del 1977, anno nel quale la destra israeliana salì al potere, ne segno l’innarestabile declino e ridimensionamento che raggiunse il suo apice nel 1994 quando la maggior parte delle aziende e delle proprietà in suo possesso vennero privatizzate per poter risanarne il bilancio economico. Da quel momento l’Histadrut perse gran parte della sua influenza politica non avendo più quell’indipendenza economica attraverso la quale era riuscita a dettare legge per tutto quello che riguardava il rapporto fra i diritti dei lavoratori e lo Stato.

Attualmente la Confederazione Generale dei Lavoratori è un sindacato a tutti gli effetti, la sua influenza è diminuita notevolmente anche se rimane sempre un interlocutore obbligato durante le rivendicazioni legate al mondo del lavoro. Nonostante siano in corso diversi tentativi di creare sindacati alternativi all’Histadrut, questa rimane ancora il punto di riferimento principale per la salvaguardia dei lavoratori.

Un kibbutz in citta’

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Per chi se lo fosse già dimenticato più di sei anni fà e per l’esattezza durante l’estate 2011, sembrava che Israele fosse prossima ad un ribaltamento sociale mai visto prima. Migliaia di giovani invasero il centro di Tel Aviv per protestare contro il caro vita e in particolar modo sui costi proibitivi degli alloggi sia in affitto sia di proprietà. Per Israele sei anni è un lasso di tempo molto lungo e nel frattempo la protesta si è affievolita ed i mass media hanno altro a cui pensare. Ciò non significa che i problemi siano stati risolti, tutt’altro. Continua a leggere