Accordo Emirati-Israele. Luci ed ombre.

 

Il clamoroso e sorprendente annuncio di giovedì scorso riguardo il processo di normalizzazione fra Israele ed Emirati Arabi Uniti ha lasciato completamente spiazzati tutti i commentatori politici israeliani, dimostrando una volta di più le innate e indiscusse doti politice e diplomatiche di Netanyahu. Gli spunti di riflessioni e di commento che un passo del genere implicano sono così numerosi che per il momento mi limiterò ad accennarli a sommi capi riservandomi la facoltà di approfondire parte delle tematiche in seguito.

L’esistenza di rapporti economici e politici già esistenti fra Israele ed EAU non erano un segreto per nessuno. L’interscambio economico fra i due paesi è di circa un miliardo di USD, più di quello fra Israele ed Egitto, un paese quest’ultimo, con il quale Israele ha firmato un accordo di pace nel 1981. La normalizzazioneha  trasformato un rapporto clandestino in una storia d’amore alla luce del sole, gli amanti si sono stufati di nascondersi ed ora cominciano a pensare seriamente ad un matrimonio.

I continui mutamenti geo politici nella zona stanno creando nuove alleanze e rivoluzionando i vecchi schemi. In questo contesto i palestinesi potrebbero pagare un prezzo molto alto, ed è fondamentale per loro cercare di ricalcolare il percorso e stabilire criteri e priorità diverse. Abu Mazen non è in grado di traghettare il suo popolo verso lidi sicuri, e si dovrà aspettare una nuova leadership. Per il momento le reazioni sono scontate: condanna totale e molta frustrazione. Sono già diversi anni che i palestinesi hanno perso la loro centralità nel mondo arabo, e la tragedia di Beirut non ha fatto che piazzarli in fondo alla classifica di chi soffre di più.

Sempre rimanendo nel campo dei nuovi equilibri regionali, si sta delineando sembre più distintamente un nuovo asse politico composto da paesi arabi moderati (Egitto, Emirati, Arabia Saudita, Oman) e Israele. Questa nuova coalizione è il risultato della politica estera Usa che a quanto pare ha deciso di abbandonare il Medio Oriente.

Gli EAU hanno giustificato l’accordo di normalizzazione col fatto di aver bloccato la tanto temuta annessione della Cisgiordania da parte di Israele. Netanyahu ha affermato che per il momento l’annessione è solo congelata, ma rimane una sua priorità. Esattamente come i palestinesi, anche i coloni si sentono traditi, chiaramente da Bibi.

Non solo l’Iran ha gridato al tradimento, e questo era scontato, ma anche la Turchia si è pronunciata assolutamente contro gli accordi, minacciando il ritiro unilaterale del proprio ambasciatore da Abu Dhabi, paradossalmente Israele per il momento non si trova nel mirino diplomatico di Erdogan.

Trump cercherà di capitalizzare al massimo questo accordo organizzando entro qualche settimana una sfarzosa cerimonia alla casa Bianca. E’ la sua occasione per dimostrare i suoi successi in politica estera, fallimentari sino ad ora se si pensa al flop con la Corea del Nord. Nel caso che la normalizzazione arrivasse ad un vero e proprio accordo di pace, Donald passerebbe alla storia come il terzo Presidente Usa, dopo Carter e Clinton,  che è riuscito a stilare un accordo fra Israele e un paese arabo.

Per Bibi un accordo del genere lo porterebbe allo stesso livello di Beghin e Rabin, sicuramente un risultato di tutto rispetto. Netanyahu deve decidere se questo importante traguardo raggiunto sia sufficiente per sciogliere l’attuale governo e portare il paese a nuove elezioni o vada tenuto da parte per periodi più critici.

Anticipare le elezioni in questo momento rappresentano un grosso azzardo, l’economia sta attraversando una grave crisi con il 25% di disoccupazione, e il Corona virus ha raggiunto livelli molto critici. Con i suoi 1700 casi giornalieri Israele è il paese con il numero di contagi pro capite più alto al mondo.

Bibi non ama giocare d’azzardo, probabilmente cercherà di sfruttare questo grosso risultato diplomatico per strappare nuove concessioni dai suoi principali alleati di governo, il partito blu e bianco di Benny Gantz. Quest’ultimo si è rivelato molto deludente come personalità politica, e sue ulteriori rinunce nei confronti di Bibi costituirebbero un vero e proprio suicidio politico.

Come ho già scritto in diverse occasioni tutte le decisioni di Netanyahu sono sempre motivate dai suoi guai giudiziari. Da Gennaio il processo nei suoi confronti dovrebbe portarlo nelle aule giudiziarie tre volte alla settimana, un ritmo impossibile per un primo ministro israeliano.

Se il bilancio dello stato non venisse approvato entro il 24 agosto le camere verrebbero sciolte automaticamente. E’ questa la prossima scadenza da tenere d’occhio. La risposta a questo cruciale quesito si trova in Balfour street, dove si trova la residenza ufficiale del Premier israeliano.