Ma che modi (di dire)

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Oltre a divagazioni più o meno teoriche sulla situazione israeliana e sui vari fenomeni di costume e culturali che avvengono nel paese e di cui cerco di dare una descrizione la più fedele possibile, ogni tanto provo a fornire ai miei fedeli lettori qualcosa di più pratico con cui affrontare la problematica realtà di questo piccolo paese. Fra le altre cose ho scritto di street food, la Gerusalemme da scoprire e hummus. Questa volta è il turno dello slang locale, quella miriade di modi dire e frasi assolutamente esoteriche senza le quali è praticamente impossibile afferrare il senso di una normalissima conversazione in atto fra due o più persone. Prima di immergerci nelle problematiche dell’idioma locale è bene fare una piccola ma importante precisazione: in Israele non esistono dialetti, è quindi quasi impossibile capire da che parte del paese provenga il tuo intelocutore basandosi esclusivamente dal suo accento o modo di parlare. L’accento aiuta a definire la nazione di provenienza ma non una specifica regione di Israele. Dopo questo lungo ma indispensabile preambolo è giunto il momento di metterci al lavoro, o come diciamo noi Yalla la Avodà. Continua a leggere