Scende la pioggia

Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove sui pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti.

La pioggia nel pineto. Gabriele D’Annunzio

In Israele sta piovendo, e molto. Molto di più degli ultimi anni, e in un paese dove la stagione delle piogge è limitata fra novembre e marzo-aprile, ogni goccia di pioggia ha una valenza enorme e si porta dietro tutta una serie di costumi tipici di questo paese. Continua a leggere

Come costruire una nazione da zero

Quasi tutti conoscono la figura di Arik Sharon, soldato, generale, ministro della difesa e primo ministro d’Israele. Pochissimi sanno invece che Arik aveva un suo ononimo Arieh Sharon, architetto e responsabile in buona parte del progetto programmatico che influisce ancora oggi il panorama e la collocazione di molte città e cittadine israeliane, soprattutto nel sud. Continua a leggere

We shall overcome

“Le donne fanno la pace”è questo il nome di un organizzazione apolitica attiva fra israeliane e palestinesi già dal 2014. Da quello che era un timido e forse utopico tentativo di incoraggiare il dialogo e la possibilità concreta di realizzare un obiettivo a prima vista irraggiungibile. Oggi il movimento conta più di 40mila iscritti fra uomini e donne. Uno degli scopi dichiarati delle donne a favore della pace è quello di favorire un dialogo quanto il più possibile fuori dagli schemi politici ma allo stesso tempo in grado di coinvolgere in modo trasversale tutte le fasce delle diverse componenti in campo. Donne religiose e laiche, arabe ed ebree, druse e beduine, giovani ed anziane, tutte si sono reclutate per influenzare le proprie leadership a cercare nuove soluzione al di fuori degli schemi e dei concetti prestabiliti. L’organizzazione non ha un piano di pace da proporre, ma crede nel dialogo e nella necessità di coinvolgere quante più donne possibile nei punti nevralgici del potere. Continua a leggere

Nel 2011 Israele era ad un passo dall’attaccare il nucleare iraniano

Nel 2011 il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu dette ordine alle forze armate ed al Mossad di prepararsi ad attaccare gli installamenti nucleari iraniani con un preavviso di 15 giorni. E’ quanto emerge da una lunga ed appassionante intervista concessa da Tamir Pardo giovedì 1/6/2018 e trasmessa sul canale privato israeliano Channel 2 nel corso dell’ultima puntata di “Uvdà”, il fatto, uno dei programmi di inchieste televisive più seguiti e giunto quest’anno alla 24sima stagione. Continua a leggere

Se lo vorrete non sarà un sogno

“Oggi a Basilea ho fondato lo stato ebraico” è una delle frasi più conosciute dall’israeliano medio, insieme a quella del titolo. Sono le frasi con le quali Teodoro Herzl, il fondatore del movimento sionistico, è riuscito a trascinare col suo carisma centinaia di migliaia di persone trasformando una diaspora di ebrei sparsa nel mondo in un popolo conscio delle sue potenzialità. Sono trascorsi più di 120 anni da quando l’allora 37enne giornalista e commediografo ungherese scrisse la sua profetica frase. Continua a leggere

Il campione dell’Islam

 

Correva l’anno 1260, per l’esattezza era il 3 settembre e le sorgenti di Ein Jalud (fonti di Golia in italiano), generalmente attorniate da un clima pastorale si trasformarono improvvisamente nel teatro di una decisiva ed epocale battaglia fra il mondo musulmano ed un nuovo nemico ancora più temibile dei Franchi d’oltremare. Il nemico da sconfiggere sono i mongoli, in meno di quattro anni hanno messo a ferro e fuoco la Persia, conquistato Bagdad, Aleppo e Damasco. Il loro obiettivo finale? Il Cairo. La loro avanzata sembra inarrestabile e le sorgenti di Golia dovrebbero essere un’altra insignificante tappa verso la conquista della capitale egiziana, ma c’è chi la pensa diversamente e sta per cambiare le sorti della storia, il suo nome èal-Malik al-Ẓāhir Rukn al-Dīn Baybars al-ʿAlāʾī al-Bunduqdārī , ma per tutti è meglio conosciuto come Baybars. Continua a leggere

Storia di corni ma non di corna

Di Luciano Assin

GUIDA TURISTICA in Israele

Il 4 luglio è una data importante, anzi fondamentale, non perchè sia la data dell’indipendenza degli Stati Uniti d’America, sebbene anche questo avvenimento non sia certo un fatto di poco conto, ma per una battaglia che segnò una svolta drammatica nella tormentata storia di queste langhe, la battaglia dei corni di Hittin. Certo di farvi un inaspettato favore eccovi la cronaca degli avvenimenti che segnarono la fine del primo regno crociato,  il Regno di Gerusalemme, che nonostante fosse durato poco meno di un secolo, segnò in modo indelebile i rapporti fra i Franchi, vale a dire tutti gli occidentali, e l’Islam. Continua a leggere

Una strada senza uscita

 

Il 5 giugno ricorreranno 50 anni dallo scoppio della guerra dei sei giorni, la più eclatante vittoria israeliana di tutta la sua breve storia. Non ho intenzione di ripercorrere le fasi e le motivazioni che portarono al conflitto, la mole di libri e di scritti al riguardo è impressionante e non c’è che l’imbarazzo della scelta per chi voglia approfondire la questione. Mi interessa molto di più cercare di capire quali sono le attuali conseguenze che ancora oggi influenzano in maniera determinante tutta la società israeliana, rendendola prigioniera di una vittoria che si è dimostrata nel tempo un peso indigesto impossibile da digerire e metabolizzare. Un interessante contributo al riguardo viene dal dott. Micha Goodman, storico e filosofo che ha pubblicato da poco un libro molto interessante dal nome “Comma 67”. Il concetto di Goodman è semplice, elementare direbbe Sherlok Holmes: chi è a favore di un ritorno alle frontiere anteriori la guerra dei sei giorni trasforma il paese in uno stato indifendibile, chi continua a propendere per l’occupazione della Cisgiordania non fa che disgregare dall’interno le basi democratiche della società israeliana col risultato di trasformare lo stato ebraico  in un paese a maggioranza araba dove l’unico modo per governare rimarrebbe un regime di apartheid. Esiste quindi una simmetria speculare fra la destra e la sinistra israeliana, ogni parte si è trincerata sulle sue posizioni e non è in grado di vedere l’altro lato della medaglia. Continua a leggere

Cherchez la femme 2

 

Chi non conosce Sansone, probabilmente il primo super eroe della Bibbia? Capelli folti e lunghi, spalle larghe e muscolose, una forza sovrumana unita al classico “tallone d’Achille”, insomma per dirla alla Guccini un “eroe giovane e bello”.

Sansone è un misto di forza e astuzia, crudeltà e ingenuità. Se da un lato fa strage di filistei a colpi di una mascella d’asino, dall’altra si comporta come l’ultimo degli sprovveduti rivelando puntualmente i suoi segreti alla compagna del momento.

Sansone ha molti altri punti di contatto con altri personaggi che conosciamo benissimo. La madre, di cui non sappiamo il nome, riceve l’annuncio della futura nascita di Sansone da un angelo, una storia molto simile a quella di Isacco, Samuele e Giovanni Battista. Il futuro di Shimshon è quello di diventare un nazireno, in ebraico nazir, una parola che, se ci facciamo un pò di attenzione, ha un suono molto simile a Nazareno.

Sansone è un Giudice, un di quei capi militari e spirituali che appaiono di volta in volta nella scena biblica per liberare le tribù israelitiche dalle minacce delle popolazioni locali. Anche se a prima vista la figura di Sansone possa apparire quella di un personaggio superficiale occupato esclusivamente a menare botte da orbi a destra e a manca, un’analisi un pò più approfondita ci porta ad una lettura completamente diversa, un’analisi che in definitiva interessa in un modo o nell’altro molti uomini sofferenti di un grave disturbo psicologico. Un disturbo che influisce negativamente nella loro sfera affettiva, il complesso di Sansone. Continua a leggere

Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi

 

incontro

Per l’ennesima volta il primo ministro israeliano Nathanyau si è incontrato con il nuovo presidente americano di turno, dopo Clinton e Obama è la volta di Trump. I presidenti americani passano ma Bibi continua inossidabile a mantenere le redini dello stato israeliano. Con i suoi 22 anni consumati fino a oggi come presidente del Consiglio è il più longevo in assoluto fra i capi di stato d’Israele, avendo superato di molto il mitico primo ministro David Ben Gurion.

Il vertice fra i due leaders è stato osservato e analizzato fin nei minimi dettagli dai diversi osservatori politici del paese, cercando di capire attraverso le minime sfumature delle dichiarazioni prima, durante e dopo la conferenza stampa, in che direzione stia spirando il vento del nuovo corso. Analisi del genere risultano sempre molto ostiche e aleatorie, a maggior ragione se uno dei lati dell’equazione da risolvere è un’incognita ancora irrisolta, una scheggia impazzita di nome Donald Trump. Cerchiamo comunque, con i pochi dati in nostro possesso e quel poco di buon senso che ancora pare esistere nell’area medio orientale, di descrivere un possibile scenario almeno per il brevissimo termine. Continua a leggere