Un treno carico di ovetti Kinder

Se Oskar Schindler è stato l’indimenticabile protagonista di uno splendido film e innumerevoli strade sono a lui dedicate, che cosa bisognerebbe fare ad un altro personaggio capace di salvare non le 1.200 persone della celeberrima Schindler List, ma ben oltre 12.000 bambini destinati allo sterminio nazista? Ma questi sono gli autentici scherzi del destino, la differenza fra la celebrità e l’oblio è legata ad un film, un libro, un’apparizione in tv, e non necessariamente al lavoro svolto.

Wilfrid Israel, il personaggio di oggi, è per tutti un perfetto sconosciuto, ma è senza dubbio uno dei protagonisti indiscussi di una straordinaria operazione di salvataggio che verrà ricordata come il “Kindertransport”, un’iniziativa che si svolse tra il dicembre 1938 e il maggio 1940:  il Regno Unito accolse quasi 10.000 minori non accompagnati, prevalentemente ebrei, provenienti dalla Germania nazista e dai territori occupati di Austria, Cecoslovacchia e Danzica, sistemandoli presso famiglie affidatarie, ostelli e fattorie.

Wilfrid è un ebreo tedesco proveniente da una ricca famiglia. Oltre a possedere innumerevoli immobili e varie attività commerciali, è il proprietario del maggior emporio di Berlino, un grande magazzino così fornito che era abitualmente frequentato dai più noti gerarchi nazisti, che ben si guardavano dal saldare i loro conti perennemente aperti.

Siamo negli anni ’30, il nazismo comincia a far paura ma la maggior parte dei tedeschi, e anche del mondo, non è in grado nemmeno di percepire la tragedia che da lì a pochi anni coinvolgerà tutta la loro esistenza. Quando la pressione verso gli ebrei comincia a diventare sempre più insostenibile Wilfrid si vede costretto a liquidare le sue proprietà e si trasferisce in Inghilterra, essendo in possesso della cittadinanza britannica. Ma prima di abbandonare il paese riesce a procurarsi documenti e permessi di espatrio per aiutare i dipendenti ebrei delle sue attività.

In questo modo Wilfrid si rende conto di quanto diventino vantaggiosi e utili i rapporti che ha costruito nel tempo con la burocrazia tedesca. La notte dei cristalli è il catalizzatore che apre gli occhi all’opinione pubblica mondiale che per la prima volta si rende conto della ferocia del disegno nazista. In un primo momento l’ebraismo mondiale chiede alla Gran Bretagna di permettere l’espatrio verso la Palestina (allora sotto il controllo britannico) di 10.000 bambini, ma gli inglesi temono le reazioni arabe e preferiscono aprire le loro frontiere ad un’operazione che per la sua complessità non ha probabilmente eguali nella storia moderna.

Il kindertransport fu di fatto un’enorme “ponte ferroviario” che permise il trasferimento di oltre 12.000 bambini, ebrei e non ariani, da territori e paesi già sotto la dominazione nazista verso famiglie affidatarie inglesi che si volontarizzarono per l’accoglienza e il loro inserimento. L’intera operazione durò due anni, se da un lato salvò questa cifra eccezionale, dall’altro significò il distacco doloroso e per la maggior parte definitivo fra i bambini e le loro famiglie biologiche.

Non ci sono prove certe che Wilfrid Israel fosse l’ideatore dell’iniziativa, ma sicuramente ne fu uno dei promotori principali.  Perennemente alla ricerca di nuove vie utili alla salvezza dell’ebraismo europeo, Wilfrid morirà nel 1943 durante un volo che da Lisbona lo avrebbe dovuto riportare in Inghilterrà. Ad abbatterlo fu uno stormo di aerei della Luftwaffe che probabilmente pensavano che a bordo ci fosse Churchill.

Nel corso della sua giovinezza Wilfrid Israel aveva fatto parte di un movimento giovanile sionista, il Werkleute (traducibile con i lavoratori), troppo impegnato a seguire gli affari di famiglia prima e la salvezza del suo popolo poi, non li seguirà nella costruzione del kibbutz Hazorea. Una storia a parte dalle quale è stato prodotto un documentario enormemente interessante.

Fu amico intimo di Einstein e Ghandi.

Uno dei partecipanti al Kindertransport, Tommi Spenser, arrivato in Inghilterra dalla Cecoslovacchia all’età di 12 anni, si laureerà in medicina e negli anni ’60 si trasferirà in Israele dove trascorrerà la maggior parte della sua vita professionale nel mio kibbutz situato nell’Alta Galilea. Lo ricorderò sempre come una persona squisita, colto, arguto e appassionato musicista.

“Chi salva una vita e come se salvasse il mondo intero” recita il Talmud, una frase estremamente significativa per concludere questo incredibile racconto.

Salvare il mondo intero

yad vashem

 

Fra pochi giorni e più precisamente giovedì 5 maggio si svolgerà l’annuale ricorrenza di Yom haShoà ve hagvurà, la giornata dedicata alla Shoà e all’eroismo di quanti combatterono anche solo sopravvivendo la barbarie nazista.

Per questa data ho deciso questa volta di soffermarmi su di un aspetto che almeno nel titolo suona familiare ma nei particolari è sconosciuto alla maggioranza di noi, i Giusti tra le nazioni. Una famosa frase del Talmud afferma che “Chi salva una vita è come se salvasse il mondo intero” sottolineando se ce ne fosse bisogno la sacralità dell’esistenza umana. Ma il termine Giusti fra le nazioni rimane sfuocato se non si conoscono i personaggi, le loro storie e i loro atti di eroismo. A tutt’oggi l’istituto del Yad vashem predisposto alla ricerca e allo studio della Shoà ha nominato oltre 24.000 persone degne di questo riconoscimento. In Italia la lista è composta da 634 nominativi. Ne ho scelto qualcuno sintetizzando in poche righe la loro opera per onorarne il loro ricordo con la speranza che questi pochi nomi diano lo stimolo di approfondire l’operato di chi a rischio della propria vita salvò il mondo intero. Continua a leggere

Dal profondo del cuore

בותיינה

Domani sera con l’inizio della cerimonia ufficale a Gerusalemme, cominceranno in tutto il mondo ebraico le varie manifestazioni legate a Yom haShoà, conosciuta da tutti come la Giornata dell’Olocausto anche se la traduzione per esteso sia “la giornata del ricordo dell’Olocausto e dell’eroismo”. La data ebraica scelta per questa commemorazione è collegata alla rivolta del ghetto di Varsavia, proprio per ricordare i numerosi episodi di resistenza ebraica contro la macchina di sterminio nazista. La Shoà per gli ebrei è parte della memoria collettiva ma allo stesso tempo mantiene un suo carattere autonomo ed indipendente. Ed è proprio questa autonomia che mi fa scoprire di volta in volta situazioni e personaggi al di fuori degli schemi, sorprendendomi ogni volta di nuovo e ribadendo nel caso ce ne fosse bisogno la forza e la potenzialità che si racchiude in ognuno di noi. Una di queste sorprese l’ho avuta qualche mese fa incontrando nel villaggio druso di Daliat el Carmel Bothaina Halabi. Continua a leggere

Erano tredici milioni

יום השועא

 

L’ho cercata per tanto tempo ma alla fine l’ho trovata. E’ una canzone di Fausto Amodei, tredici milioni di uomini, ce la facevano sentire a scuola durante la commemorazione in ricordo delle vittime della Shoà, l’Olocausto ebraico, ma non solo. Continua a leggere

Il numero infame

Il numero infame

Il numero infame

Com’e’ noto Yom haShoah e’ il giorno in cui ogni anno, dal 1959, in Israele si ricorda la Shoah, le atrocita’ commesse dai nazisti e le vittime di quelle atrocità.Le ventiquattro ore della commemorazione sono così intense sul piano emotivo, che non pochi, da qualche anno a questa parte, hanno cominciato a chiedersi se sia questo effettivamente il modo migliore per perpetrare la memoria della Shoah, e se invece non sia venuto il momento di cercare delle alternative alla formula odierna – la sirena suonata per un minuto e il blocco totale di ogni attività, la lettura dei nomi delle vittime. Continua a leggere