Il Sabato del villaggio (Globale)

 

Stasera comincia lo Shabbath, il Sabato ebraico. Per chi lo osserva integralmente è una giornata di completo riposo: non si lavora, non si cucina, non si viaggia, niente tv, computer e radio e soprattutto niente telefonini!

Si sta a casa, si prega e si passa la maggior parte del tempo in famiglia. Chi lo osserva assicura che ti garantisce un relax assicuro e ti ricarica le batterie per la settimana a venire. L’isolamento forzato di questo periodo è l’occasione perfetta per controllare se lo Shabbath funzioni. Da stasera fino al tramonto di domani provate a limitare al minimo i contatti con l’esterno, per ritrovare voi stessi e il rapporto coi vostri familiari e i vostri amici

Per invogliarvi ad una maggiore introspezione ed a una riscoperta di valori dimenticati o trascurati oggi vi dedico una versione un pò “frikkettona” di uno dei più noti canti liturgici ebraici “Lehà dodi” traducibile in “Vai mio amato”. Il Sabato viene paragonato ad una sposa che va accolta e ospitata con tutti gli onori.

Eccovi la traduzione:

Vieni mio Amato, incontro alla Sposa, accogliamo lo Shabbat.

Osserva e ricorda: con una sola espressione
ci ha fatto udire il Dio Unico
Il Signore è uno e uno è il suo nome
per fama, lode e gloria.

Vieni mio Amato, incontro alla Sposa, Accogliamo lo Shabbat.

Orsù andiamo incontro allo Shabbat
perché è la fonte della benedizione.
Dalle origini più antiche fu stabilito
Fu l’ultimo ad essere creato, ma il primo ad essere pensato.

Vieni mio Amato, incontro alla Sposa, Accogliamo lo Shabbat.

Santuario del Re, città regale,
sorgi, esci dalla distruzione;
hai vissuto abbastanza nella valle del pianto
Egli avrà pietà di te

Vieni mio Amato, incontro alla Sposa, Accogliamo lo Shabbat.

Destati, destati, perché è giunta la tua luce, alzati, risplendi

svegliati e intona un canto

la gloria del Signore si è manifestata su di te

 

Shabbath Shalom

Canta, che ti passa la paura (o la noia)

 

In questo clima da bollettino di guerra un piccolo pensiero di speranza e ottimismo dedicato soprattutto ai miei amici italiani, con cui ho trascorso fantastici ed emozionanti momenti in giro per Israele.
La canzone si chiama “Quando arriveremo” la traduzione della prima strofa è la seguente

“Il tempo svanisce gli anni/e introduce un pò di saggezza nei nostri cuori/ ma ci sono ancora tante cose che non mi ha svelato/fiorirà un’altra rosa?/avrò ancora un altro lampo di gioia?/ci sarà una risposta alla fine del cammino?

Come sapremo se c’è ancora la speranza?
Troveremo la rsposta quando arriveremo”

La musica originale è greca, ed è stata adottata in Israele grazie all’influenza di qualche cantante israeliano originario di quel paese. Israele è un crogiolo di etnie provenienti da tutto il mondo e ognuno ha portato i suoi usi e costumi. Molte di queste influenze sono ormai parte integrante dell'”israelianità”, la cultura e i costumi del paese. ormai patrimonio di tutti i suoi abitanti: ebrei, arabi, drusi, beduini, ecc.

Tanti auguri di buona salute a tutti!

 

L’ospite

 

Continuiamo con il nostro viaggio alla scoperta della musica leggera israeliana. La canzone di oggi si chiama “Ha Oreach“, che tradotta in italiano significa l’ospite. Testo e musica dell’intramontabile Naomi Shemer, notissima compositrice ed esecutrice della musica leggera israeliana. L’ho scelta perchè mi è sempre piaciuto il senso dell’ospitalità, e qui assume dei valori così semplici e basilari che in un certo modo ne sono il concentrato. Continua a leggere

La lingua salvata

 

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Questa volta parleremo di Cenerentola, anzi già che ci siamo le Cenerentole di oggi saranno due. La prima sarebbe più esatto definirla una maestosa matrona un pò avanti con gli anni che ha conosciuto tempi migliori, ma grazie alla seconda, molto più giovane, spigliata, piena di energia e voglia di riuscire, sta lentamente uscendo dal suo torpore. Grazie alla giovane Jasmin Levy la nostra signora Ladino è in atto di rifarsi un look molto più al passo coi tempi, diventando così attraente e affascinante anche a chi  ignorava la sua secolare esistenza. Continua a leggere

Autunno

autunno

 

Nella religione ebraica in generale e in Israele in particolare l’autunno ha un significato particolare. Non è soltanto l’inizio di una nuova stagione ma quello di un nuovo anno. Anche un cantautore colto e raffinato come Guccini ne ha afferrato da tempo l’importanza; nella canzone dei dodici mesi recita: “Settembre è il mese del ripensamento sugli anni e sull’ età, dopo l’estate porta il dono usato della perplessità, della perplessità… Ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità, come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità, le possibilità…”. Questa sensazione particolare, molto tipica della cultura israeliana, ha sviluppato un filone musicale molto amato di canzoni dedicate a questa stagione. Continua a leggere

Spiagge

נחום

 

Si è spento pochi giorni fa Nahum (Nahche) Eiman uno dei maggiori compositori della musica leggere israeliana. Assieme a tanti altri compositori Nahce è stato il responsabile di numerose canzoni di successo entrate di diritto in un repertorio al di fuori del tempo e delle generazioni. La vita di Nahce è stata molto movimentata e assolutamente in contrasto con lo stereotipo che ognuno di noi può avere nei confronti di un compositore. Eiman ha partecipato a tre guerre ed in ognuna di esse è rimasto ferito, durante la guerra del kippur ha conseguito la ferita più grave e rimase ricoverato più di sei mesi in ospedale. Continua a leggere

Pensieri e canzoni

 

ziv

L’angolo musicale di questa volta è molto differente da quelli pubblicati fino ad oggi. Prima di tutto il personaggio, sconosciuto anche al grande pubblico della canzone israeliana, ha scelto un genere di musica abbastanza ostico all’orecchio occidentale. Ziv Yezkel, il cantante in questione, ha infatti basato il suo repertorio sulla musica araba classica, quella di Um Kulthum, Abbed el Halim Hafez e Farid al Atrash. Ziv è un ragazzo di 28 anni cresciuto nel mondo religioso ortodosso ebraico, e ancora oggi fa parte di questa realtà e si esibisce ogni tanto come cantore nella sua sinagoga.  Continua a leggere

Terrore e Faraone

egitto

 

La canzone di questa volta è inevitabilmente collegata agli ultimi e tragici eventi terroristici che stanno insanguinando il pianeta. Dalla penisola del Sinai fino al Mali passando per Parigi, la Nigeria, l’Iraq e la Siria il mondo intero si sta accorgendo di quanto possa essere fragile ed instabile la nostra sicurezza e di conseguenza la nostra libertà. Per quanto sia superfluo sottolineare che una realtà del genere in Israele è la norma, la verità è che non ci si può mai veramente abituare a situazioni del genere e uno dei mezzi per superare le ansie e le paure di simili avvenimenti consiste nel saperne cogliere il lato ironico e talvolta umoristico. E’ il caso di questa canzone di Meir Ariel dal titolo “Abbiamo superato il Faraone” composta nel 1990 e diventata famosa per la sua concomitanza con la prima guerra del golfo nella quale Sadam Hussein colpì Israele col lancio di missili Scud diventando così popolarissimo all’interno del mondo arabo. Continua a leggere

La capanna della zia Shlomit

 

succoth

E’ consuetudine che la sera stessa della conclusione del digiuno di kippur si comincino i lavori per la costruzione della capanna di Succoth, una festa della durata di una settimana che pone fine all’estenuante “tour de force” delle feste di Tishri, il primo mese del calendario ebraico. E proprio Succoth è la protagonista della canzone di questa volta, una canzoncina per bambini di nome “Shlomit bonà succah“, semplice e probabilmente anche ingenua ma che racconta a modo suo una testarda speranza di poter veder le cose cambiare radicalmente con dei piccoli gesti. Continua a leggere

Radici

a-wa

Tre ragazze nel deserto al servizio di un uomo solo, lo lavano e lo radono, spaccano la legna, fanno il bucato. Da qualche altra parte, al di fuori dei confini del deserto un donna è intenta a fumare il narghilè mentre tre baldi giovani le danzano davanti. E’ l’inizio travolgente del videoclip “habib galbi” (amore del mio cuore), una tradizionale canzone yemenita rivisitata e riproposta in salsa moderna dal gruppo A-Wa, tre sorelle provenienti da Shaharut, un piccolo centro comunitario situato nel bel mezzo del Neghev israeliano. Continua a leggere