LA SUPPLICA

Fra pochi giorni verrà celebrata la festa di Rosh hashanà, il capodanno ebraico, che aprirà tutta una serie di ricorrenze e festività che caratterizzano il mese di Tishrì, il primo del calendario ebraico.

Ho già scritto in passato numerosi post legati alle festività ebraiche, questa volta voglio proporvi qualcosa di leggermente diverso, non direttamente legato alla festa in questione.

Oggi vi nvito ad ascoltare con me il seguente Piut, una poesia liturgica ebraica composta per essere poi cantata nelle ricorrenze religiose o in particolari festività. Il canto si chiama “Ana becoach“, traducibile in “Ti supplichiamo fortemente”.  Nonostante vada cantato/recitato in un periodo completamente diverso dal capodanno ebraico, mi piace presentarvelo proprio adesso, un momento di grandi cambiamenti e incertezze, e chissà che qualcuno non possa trarne una fonte di ispirazione. La melodia che accompagna il Piut è veramente notevole. Da qualche anno, quello che era un canto liturgico è diventato parte integrale della cultura quotidiana israeliana, diventando una canzone molto conosciuta da usare sia nei matrimoni sia in ricorrenze molto più tristi come per esempio lutti familiari o ricordo di soldati caduti nell’adempimento del loro dovere.

Secondo la tradizione il Piut ha origine Cabalistiche, la poesia e divisa in 7 righe di 6 parole ciascuna, in tutto 42 parole. Secondo la Cabalà, la mistica ebraica, le iniziali di queste parole racchiudono il nome esplicito del Creatore e quindi hanno una valenza e simbologia enormi. Non sempre la traduzione è perfettamente letterale, spero che i puristi della lingua ebraica non me ne vogliano.

Vi auguro un buon ascolto, una buona riflessione e un buon anno ebraico!

 

TI SUPPLICHIAMO FORTEMENTE

Ti supplichiamo fortemente di liberarci da questa morsa

Accetta il canto della tua Nazione, fortificaci e purificaci

Ascolta, o Potente, coloro che ti cercano, proteggili come se fossero la luce dei tuoi occhi

Benedicili, purificali, che la tua misericordia possa proteggerli

Potente e Santo, amministra questa adunanza dall’alto della tua bontà

Unico e fiero, volgi lo sguardo al tuo popolo che ricorda la tua santità

Accogli il nostro pianto ed i nostri lamenti, tu che conosci ogni mistero

Ballando sotto le stelle

sufi

 

Giusto ieri ho avuto l’occasione di visitare a Nazareth una comunità musulmana aderente alla corrente sufistica dell’Islam. Il sufismo è l’equivalente mistico della kabalà ebraica e della gnosi medioevale. Oltre allo stimolo intellettuale di conoscere una realtà così diversa della quale conoscevo il termine molto approssimativamente la cosa più positiva e incoraggiante di questo incontro è la prova che in questo mondo folle e violento è ancora facile incontrare persone e comunità così distanti dal punto di vista culturale ma così vicine da quello di valori basilari come il rispetto reciproco, la tolleranza e l’amore per la vita. Basta voler uscire dal proprio guscio e andarli a cercare. Nel mio caso non ho dovuto neanche sbattermi più di tanto. Nazareth dista una quarantina di minuti di macchina dal mio kibbutz. Continua a leggere

Le tombe dei Giusti

La tomba di Yonatan ben Uziel

La tomba di Yonatan ben Uziel

“Il Giusto fiorirà come la palma e s’innalzera come il cedro del Libano” (Salmi, 92).

Il concetto del Giusto, colui che grazie alle sue virtù etico-morali fa da intermediario fra l’umanità ed il Creatore, è molto antico e molto radicato nell’ebraismo. Nella Genesi, il primo libro della Bibbia, Abramo patteggia con Dio riuscendo a ridurre da cinquanta a dieci il numero dei Giusti necessari a risparmiare la distruzione di Sodoma e Gomorra. Continua a leggere

La capitale della Cabala

Nella città vecchia di Zfat c’è un vicolo stretto e in forte pendenza. Secondo una nota leggenda ebraica il Messia passerà proprio per quel vicolo prima di recarsi a Gerusalemme  per redimere il mondo intero e resuscitare i morti. Per decenni, nella metà del 19 secolo, una vecchietta ha aspettato pazientemente la venuta del Messia con un bichiere di tè in mano. Probabilmente l’anima di Zfat è tutta in questo aneddoto, una miscela di misticismo e realtà quotidiana, in fondo anche il Messia puo’ aver sete… Continua a leggere