La politica dei cieli aperti

 

Si fa sempre più complicata e pericolosa la partita che si sta giocando fra Israele da un lato e Iran, Siria e Hezbollah dall’altro. I russi, arbitri dell’incontro, o meglio dello scontro, per il momento non si pronunciano in modo decisivo su quale parte prediligono, anche se per il momento la strategia di Putin sembra propensa a garantire la stabilità della compagine di Assad.

La tensione nella zona è cresciuta in seguito ad un ennesimo tentativo della contraerea siriana di abbattere un velivolo israeliano in ricognizione sui cieli libanesi. La risposta israeliana è stata immediata e inequivoca: la distruzione della batteria dalla quale erano stati sparati i missili. Ma mentre una volta bombardare obiettivi siriani non rappresentava un vero pericolo militare e politico, la realtà da qualche tempo in poi è radicalmente cambiata, visto che in quasi tutte le divisioni siriane operano delle unità russe.

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Una strada senza uscita

 

Il 6 giugno ricorreranno 50 anni dallo scoppio della guerra dei sei giorni, la più eclatante vittoria israeliana di tutta la sua breve storia. Non ho intenzione di ripercorrere le fasi e le motivazioni che portarono al conflitto, la mole di libri e di scritti al riguardo è impressionante e non c’è che l’imbarazzo della scelta per chi voglia approfondire la questione. Mi interessa molto di più cercare di capire quali sono le attuali conseguenze che ancora oggi influenzano in maniera determinante tutta la società israeliana, rendendola prigioniera di una vittoria che si è dimostrata nel tempo un peso indigesto impossibile da digerire e metabolizzare. Un interessante contributo al riguardo viene dal dott. Micha Goodman, storico e filosofo che ha pubblicato da poco un libro molto interessante dal nome “Comma 67”. Il concetto di Goodman è semplice, elementare direbbe Sherlok Holmes: chi è a favore di un ritorno alle frontiere anteriori la guerra dei sei giorni trasforma il paese in uno stato indifendibile, chi continua a propendere per l’occupazione della Cisgiordania non fa che disgregare dall’interno le basi democratiche della società israeliana col risultato di trasformare lo stato ebraico  in un paese a maggioranza araba dove l’unico modo per governare rimarrebbe un regime di apartheid. Esiste quindi una simmetria speculare fra la destra e la sinistra israeliana, ogni parte si è trincerata sulle sue posizioni e non è in grado di vedere l’altro lato della medaglia. Continua a leggere

Impotenza e ipocrisia

 

aleppo

Mentre Aleppo sta letteralmente bruciando e Bashar al Assad, sorprendentemente rinato dalle ceneri in cui sembrava destinato a finire, sta ricuperando terreno e potere, si possono già delineare alcuni aspetti di questa guerra civile così sanguinosa, crudele e cinica dove una frase fatta come “non c’è fine al peggio” assume ogni giorno un sanguinoso tassello in questo puzzle senza fine. Continua a leggere

Le incognite della statistica

statistica

 

Da quando ho cominciato a scrivere i miei post sono stato “accusato” svariate volte di essere troppo ottimista e di non sapere analizzare il conflitto fra arabi ed israeliani attraverso l’inesorabile prisma della realtà. Anche le mie analisi sui rapporti fra arabi ed ebrei all’interno di Israele vengono giudicate talvolta troppo rosee nonostante io cerchi di essere il più obiettivo possibile (cosa sicuramente molto difficile). Che ci volete fare, sono un inguaribile ottimista, per molti versi ai limiti del patetico. Ma ogni tanto, grazie a Dio, la scienza arriva in mio aiuto e conforto rafforzando sia pure di poco le mie opinioni. Continua a leggere

Allah Islam

zvika

 

Scrivo questo mio post all’indomani del sanguinoso attentato avvenuto ieri sera a Monaco di Baviera. Le informazioni ufficiali sugli avvenimenti sono ancora molto vaghe per cui non mi azzardo a proporre ne commenti ne conclusioni basate su supposizioni. E’ indubbio che ciò che sta accadendo in Europa non è una serie di avvenimenti casuali e sporadici. Le frustrazioni e anche il disprezzo che provano una parte non indifferente della seconda e terza generazione dei musulmani in Europa verso i valori occidentali non vengono percepiti e compresi in tutta la loro gravità. Continua a leggere

La quiete prima della tempesta

tempesta

 

Fra pochi giorni, e più precisamente il12 luglio ricorrerà il decimo anniversario della seconda guerra del Libano. Una guerra anomala per diversi motivi ma che verrà ricordata soprattutto per la prima volta dove il fronte di guerra passò dalle città e dagli insediamenti al confine col Libano ai grandi centri abitati fino allora immuni dai tiri delle katiushe e che verranno tenuti sotto tiro per 34 giorni. Una guerra che ha modificato in modo sostanziale e definitivo i canoni classici della dottrina militare israeliana. Continua a leggere

Una storia di ordinaria umanità

homs

 

Sul giornalino del mio kibbutz è stato pubblicato l’estratto di una lettera che Tal, una dei bambini nati e cresciuti in questa nostra atmosfera così calma e bucolica da essere il più delle volte completamente avulsa dalla realtà circostante. Tal si trova in questo momento ad Amsterdam dove lavora per mettere da parte dei soldi che le permetteranno di finanziare un lungo viaggio per esplorare qualche parte più o meno sconosciuta del globo. Un’attività molto comune fra i giovani israeliani che dopo aver terminato il servizio militare preferiscono prendersi una lunga pausa prima di riprendere lo schema così  scontato e conosciuto di studi, lavoro, casa e famiglia. Ma diamole subito la parola. Continua a leggere