Ottavo, non rubare.

 

Piccolo incipit prima di entrare nel contenuto vero e proprio del post di questa volta. In italiano il comandamento del “non rubare” risulta come settimo, ma se vogliamo essere pignoli e prendere il testo originale ebraico della Bibbia allora ci accorgeremo che Mosè, su ispirazione divina, lo mise all’ottavo posto.  Leggere per credere.

Finita questa piccola introduzione entriamo nel vivo del racconto, per Israele una storia di ordinaria amministrazione, per i Samaritani la perdita di un patrimonio culturale e religioso di inestimabile valore.

Correva l’anno 1995 quando dalla sinagoga Samaritana di Nablus furono trafugati due antichissimi libri della legge. Il primo datato 1360 d.c. ed il secondo un pò più recente e datato intorno al 15simo secolo. I libri, erano scritti nel particolare alfabeto samaritano, composto da 22 lettere e molto simile al primitivo alfabeto ebraico.

Una volta scoperto il furto sia la polizia israeliana che quella palestinese cominciano ad indagare. Arafat, allora il capo dell’ANP, annuncia dopo poco tempo che i rotoli samaritani sono stati rintracciati ad Amman, la capitale Giordana, da dove i ladri richiedono un riscatto di 7 milioni di Dollari. Ma visto che siamo nel Medio Oriente, dopo qualche trattativa il prezzo scende a 2 milioni.

Cominciate le trattative, almeno un rappresentante samaritano si incontra coi ladri, nascosti da dei passamontagna, e riesce a vedere i rotoli, autentificandoli. Ma la somma è troppa alta per un etnia che conta qualche centinaio di persone. Nel 2011 i rotoli rispuntano in forma di due filmati video dove una mano sfoglia le pagine di uno dei libri.

E’ Baruch Zedaka, uno dei leader samaritani, ad incontrarsi questa volta coi malviventi ed a riconoscere i manoscritti senza ombra di dubbio. Ricomincia la caccia, i libri si trovano ancora ad Amman, ma in un secondo tempo una voce riferisce che uno dei libri è arrivato a Londra per essere venduto. Da allora nessuno l’ha più visto o ne ha sentito parlare. C’è chi dice che un membro del famiglia reale del Qatar sia il ricco acquirente.

A questo punto si fa avanti il miliardario americano Steven Green, fondatore evangelico del Museo della Bibbia, che pare abbia acquistato nel corso degli ultimi dieci anni 40mila manufatti legati al Sacro Testo, migliaia dei quali illegalmente. Ma i samaritani declinano la proposta.

Nel 2013 i doganieri israeliani, al varco del ponte di Allenby, uno dei punti di passaggio fra Giordania ed Egitto, scoprono due reperti archeologici, una delle quali è una pagina di uno dei libri trafugati. Il proprietario (legittimo?) dei reperti si chiama Sardiah, originario di Sachnin, una città arabo israeliana. La prova del carbonio 14 autentifica definitivamente l’autenticità del reperto. Le autorità israeliane confiscano il prezioso documento adducendo motivi  prettamente legali.

Per il momento la storia finisce qui, senza un lieto fine e con molti punti interrogativi. C’è chi afferma che sono gli stessi Samaritani a non insistere affinchè la faccenda venga chiarita completamente. Il sospetto è che qualcuno all’interno della piccola comunità abbia aiutato i trafugatori, un sospetto che nel caso divenisse certezza potrebbe mettere in seria crisi i rapporti già così delicati di un piccolo gruppo di meno di 800 anime impegnati quotidianamente a non estinguersi.

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La casa stregata

 

Immagino che la maggioranza dei miei lettori ignori che la mia occupazione principale è quella di guida turistica, e come tale girando in lungo e in largo il paese ho avuto sempre l’occasione di scoprire cose nuove e interessanti al di fuori dei soliti siti standard, sempre belli e interessanti, per carità, ma un pò scontati per chi cerca ogni tanto di uscire dagli schemi e cercare “l’altra Israele”, nascosta e sconosciuta ai più e proprio per questo sorprendente e affascinante. Questa volta bisognerà muoversi verso la frontiera nord del paese, a pochi chilometri dal confine col Libano, in una cittadina di nome Shlomi per cercare la casa stregata (o dipinta). Arrivarci non è per niente facile e non sempre il waze aiuta in questi casi, ed è proprio per questo che non voglio darvi le precise indicazioni visto che penso che in casi del genere bisogna sudare un pò per guadagnarsi questa piccola perla di arte naif frutto del pennello di Afia Zacharia. Continua a leggere

C’è solo la strada

אוכל רחוב

 

In Israele si sa si può mangiare qualsiasi cosa in qualsiasi orario, una delle ragioni per cui l’israeliano medio è perennemente in sovrappeso, ma al di là dei classici fallafel e shawarma il mondo locale del cibo da strada riserva altre possibilità, la maggior parte delle quali ignote ai più. Non dimentichiamoci che Israele è un crogiolo di etnie e come tale pieno di proposte gastronomiche molte volte sconosciute. Vale la pena quindi di affrontare i meandri del mondo culinario israeliano, non ristoranti più o meno conosciuti, ma anonimi baracchini per scoprire il vero gusto del palato israeliano. Non sempre eccezionale ma sicuramente autentico. Buon appetito. Continua a leggere

La festa delle feste

La festa delle feste

La festa delle feste

A Haifa si e’ appena aperto “la festa della feste”, l’annuale festival che celebra le feste invernali delle tre grandi religioni monoteiste: il Natale cristiano, Hanukka ebraica e Id el Hatra, la festa del sacrificio musulmana. Il festival, che si protrae per tutto il mese di Dicembre ha lo scopo dichiarato di promuovere l’avvicinamento fra le varie religioni e favorire la reciproca tolleranza. Non e’ un caso che la festa si svolga a Haifa, una citta’ dove la popolazione e’ molto eterogenea ed esiste una considerevole minoranza araba.

Come ogni festival che si rispetti anche in questo il calendario degli avvenimenti e’ ricco ma scontato: concerti liturgici, musica pop e rock (araba ed israeliana), spettacoli teatrali al chiuso e all’aperto, mostre artistiche e conferenze. La differenza fondamentale che contraddistingue la Festa delle feste da tutti gli altri eventi e’ l’atmosfera veramente unica che si respira nelle strade.

I due punti principali dove girare, mescolarsi con la gente e godersi in modo spensierato un po’ di sana convivenza pacifica sono la zona della “colonia tedesca” e il quartiere arabo di “wadi nisnas” distante pochi minuti di cammino. L’albero di Natale si mescola con il candelabro della hannukia’, Babbo Natale gira indisturbato sullo sfondo di minareti e moschee e su tutti domina incontrastato l’unico Dio rispettato da tutti i credi: il cibo. Che sia chiaro: chi ha qualche problema di linea e qualche etto di troppo non ha nessuna chance di uscire indenne da questa mitragliata ininterrotta di carni alla brace, fallafel, dolciumi, caldarroste, pannocchie di mais, humus, pite druse ripiene di labane (una specie di formaggio caprino) e zatar e altro ancora.

Bisogna quindi rassegnarsi e concentrarsi sulla marea umana che invade le stradine ed i vicoli della zona cercando di individuare le diverse tipologie: zabarim, ebrei russi, arabi cristiani e musulmani, ebrei ortodossi, etiopi e quant’altro ancora. Chissa’ se dopo questo piccolo sforzo antropologico e sociologico al tempo stesso non ci si accorga di quanto le differenze in fondo siano molto minori di quanto siamo portati a pensare.

E mentre giro per le bancarelle gradualmente comincio a pensare a Haifa in un modo diverso: Haifa “la rossa” dove un tempo il movimento laburista ne era il padrone incontrastato, la citta’ dove si trova la “Carmelit” la cosa piu’ simile a quello che si possa definire metropolitana in Israele, Haifa dove i mezzi pubblici funzionano anche di Sabato, cosa impensabile anche a Tel Aviv la citta’ laica per eccellenza del paese, Haifa con la vista mozzafiato del suo golfo e del porto dalla cima del Carmelo, Haifa la sede del santuario della religione Baha’i e dei suoi magnifici giardini pensili. Haifa sorniona,  un laboratorio sociale dove in silenzio, senza tanti proclami sta forse vincendo la grande sfida a cui tutta Israele e’ chiamata ad affrontare: creare un modello di vita pacifico dove ci sia posto per tutti e dove ognuno sia in grado di rispettare e onorare le differenze del suo prossimo.

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Fummo schiavi in America

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Cosa puo’ spingere determinati individui a cambiare di punto in bianco il loro passato, il loro credo, la propria cultura per intraprendere una strada sconosciuta, irrazionale e costellata di difficolta’ a prima vista insormontabili? Se per noi ebrei e’ molto difficile accettare il fatto che un non ebreo sia cosi’ motivato da voler far parte a tutti i costi di un popolo cosi ricco di una storia di persecuzioni e intolleranza nei suoi confronti, cosa dovremmo dire se chi vuole farne parte e’ in aggiunta anche un uomo di colore? Continua a leggere

Gli Adighi, i nobili guerrieri del Caucaso

Sono musulmani ma non sono arabi. Scrivono con caratteri cirillici. Pregano in arabo. Parlano l’ebraico e l’arabo, ma la loro lingua madre è di origine caucasica. Di oltre sei milioni di individui solo 4 mila vivono in Israele. Continua a leggere