Chi sono

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Mi chiamo Luciano, vivo in Israele dal 1978 ed abito in un kibbutz al confine col Libano. Ho fatto in tempo a diventare anche profugo ed anche emigrante. Profugo poiche’ i miei genitori, ebrei di origini egiziana, sono stati scacciati dall’Egitto nel 1957. Ho dovuto convivere con tre identita’ e culture completamente diverse: egiziana, italiana e israeliana. Ho deciso di aprire questo blog per descrivere aspetti forse minori ma non per questo meno interessanti di questo paese cosi’ complesso e affascinante. Spero che questo sia il modo migliore per conoscere Israele da un’angolazione diversa da quella a cui siamo abituati. Buona lettura

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4 pensieri su “Chi sono

  1. Shalom,

    sono Silvia, mi sono trasferita a Haifa da poco e studio all’università. Mi ha fatto molto piacere scoprire il suo blog e d’ora in avanti lo seguirò 🙂

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  2. Ma dove l’hai persa l’umnaità? Ma a chi pensi di mandare lettere, a degli animali senza dignità, storia, cultura? Un’aggressione militare iniziata con i pretesti di un atroce sequestro (rivelatosi ad opera di gruppi isolati, non di Hamas) e del lancio dei razzi di Hamas, che fanno meno feriti dei fuochi d’artificio in Italia. 1200 morti palestinesi, la maggior parte civili, famiglie, donne e vecchi, ma soprattutto bambini. Un popolo ridotto alla fame, che tu deridi, profugo dal 1948, senza stato, senza infrastrutture, senza economia, a cui il governo di Israele (non il popolo israeliano né gli ebrei in quanto tali) sottrae terra, acqua e risorse. Si chiama apartheid, la versione neo-liberista del vostro governo, che ha distrutto qualsiasi utopia progressista e residuo di riscatto presente nell’ideologia sionista. Per immaginare davvero la pace occorre farla finita con l’occupazione militare e l’economia di guerra israeliana, mettere da parte i fondamentalismi religiosi e fascisti, sia islamici che quelli relativi allo “stato degli ebrei”, un insulto alla libertà intesa come spazio di incontro delle differenze. Miliziani dell’ultra destra israeliana indossano anche gli stessi loghi dei fascisti europei, accumunati dalle violenze contro pacifisti, arabi e attivisti di sinistra. L’unico buon senso non è la barzelletta del “due popoli due stati”, ma una prospettiva federativa, unitaria, laica e binazionale, dove si possa convivere in pace e dove i diritti non passano per l’appartenenza etnica, religiosa, culturale. Il massacro messo in opera dal governo israeliano punta invece alla soluzione sud-africana della questione palestinese. Per fortuna che flebili ma importanti spiragli di opposizione iniziano a soffiare anche a Tel Aviv, Haifa e Gerusalemme Ovest. p.s. hai qualche specchio in casa?

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    • Certo che soffiano a Tel Aviv spiragli di opposizione, liberamente espressa. E’ chiaro che giunge notizia di voci di dissenso, visto che gli israeliani il loro dissenso lo possono gridare, manifestare, stampare sui giornali, dichiarare alla tv: e a Gaza? La gente viene ammazzata perché in possesso di una sim israeliana, squartata in mezzo alla strada a scopo dimostrativo.

      Io sono certa che i gazawi che vogliono la pace tifano Israele, molto più dei propal che non sanno di che parlano, e che col loro comportamento danneggiano i palestinesi più ancora del loro governo terrorista (v. ad esempio la chiusura della sede contestatae boicottata della Sodastream, che ha fatto perdere il lavoro a 900 palestinesi, lavoratori integrati e ben pagati, che adesso chissà che faranno per vivere).

      Caro propal, caro difensore di cause inesistenti, io, fiera filoisraeliana, penso di amare i palestinesi molto più di quanto li ami tu e tutte quelli che come te blaterano per partito preso, per luoghi comuni e mantra vari, seminando solo un odio che non porterà vantaggio a nessun processo di pace.

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