Fuochi d’artificio


post trauma

di LUCIANO ASSIN

Guida turistica italiana per Israele

Per chi non viva in Israele, penso sia impossibile comprendere fino in fondo il significato di Yom hazikaron e Yon ha Azmauth.

Il primo è il giorno dedicato ai caduti in tutte le numerose guerre che il paese ha dovuto affrontare nello corso della sua esistenza, ad essi vanno aggiunti anche le vittime degli innumerevoli atti di terrorismo che nel corso dei decenni hanno mietuto migliaia di vittime innocenti.

Yon ha Azmauth è invece la giornata dell’indipendenza, coincidente con la dichiarazione della nascita dello Stato d’Israele. Questo passaggio così radicale da una giornata di lutto profondo ai festeggiamenti della festa nazionale è sempre traumatico e difficile da concepire. Non esiste famiglia nel paese che non abbia un parente, un amico o un conoscente sepolto nei numerosi cimiteri militari disseminati lungo tutta la nazione.

Di volta in volta ci si domanda se sia giusto legare questi due avvinementi in una maniera così simbiotica, ma non si è mai arrivati ad una risposta definitiva. Eppure anche se sporadici i cambiamenti succedono, magari piccoli, magari simbolici, ma senz’altro significativi.

L’esempio più lampante, è proprio il caso di dirlo, è la decisione di abolire i tradizionali fuochi d’artificio che segnano ufficialmente il passaggio dal lutto estremo alla gioia sfrenata. E’ un segno di rispetto verso tutti coloro che nel corso del loro servizio militare hanno affrontato delle situazioni di estremo pericolo e si portano dietro delle cicatrici che non si potranno mai rimarginare.

Nel gergo professionale si chiama disturbo da stress post traumatico o nevrosi di guerra. E’ una patologia che include incubi, flashback e un profondo disagio psichico di fronte a eventi o persone che gli ricordano l’evento traumatico. Ed i botti dei fuochi d’artificio fanno senz’altro parte di queste motivazioni.

Per il momento il cambiamento è volontario, non esiste una disposizione governativa a riguardo. Ma le città ed i comuni che hanno cominciato ad adottare questa norma di comportamento aumentano di volta in volta. Anche il mio Kibbutz ha deciso di unirsi a questa tendenza, un modo per rispettare anche coloro che sono usciti vivi dai combattimenti ma rimarranno indelibitamente colpiti nel loro animo.

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