Turisti fai da te


מרגלים

La riapertura delle frontiere israeliane ai turisti mi ha fatto venire in mente un episodio poco conosciuto della Bibbia, ma che ebbe conseguenze catastrofiche per il destino del popolo ebraico.  E’ un mix fra una spy story e il resoconto di un tour fai da te di 12 turisti improvvisati alle prese con una delle missioni più impossibili da compiere: capire l’essenza e l’anima di Israele in pochi giorni.

Facciamo un breve salto temporale all’indietro per ritrovarci un paio d’anni dopo la fuga dall’Egitto. Gli Israeliti in questo lasso di tempo sono riuscite a passare all’asciutto il Mar Rosso, ricevere i 10 comandamenti, adorare il vitello d’oro, assaggiare la manna, far sgorgare l’acqua dalla roccia, sconfiggere Amalek, costruire il tabernacolo e tanto altro ancora. E dopo tutta questa miriade di avvenimenti eccoli finalmente arrivati alle porte della tanto sospirata Terra Promessa. E qui su suggerimento dell’Onnipotente, Mosè manda 12 esploratori in avanscoperta a visitare si il paese ma soprattutto a raccogliere quante più informazioni possibili sugli abitanti “se forte o debole, se poco o molto numeroso”, sulle città “se siano degli accampamenti o dei luoghi fortificati” e sulla natura del terreno “se grasso o magro, se vi siano alberi o no”.

Il Grand Tour dura 40 giorni al termine dei quali i nostri “turisti” tornano con qualche buona notizia “è davvero un paese dove scorre il latte e il miele”, e come prova tangibile della bontà dei suoi frutti si portano dietro un grappolo d’uva così grande da dover essere sostenuto da due uomini. Ma le cattive notizie sono scoraggianti: le città sono “fortificate e grandissime”, i popoli sono numerosi e potenti: Amalechiti, Hittei, Gebusei, Amorei e Cananei. E nel caso ci fosse ancora qualche bagliore di speranza ecco la mazzata finale: “Il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo è un paese che divora i suoi abitanti, e tutta la gente che vi abbiam veduta è gente di alta statura, e vi abbiamo visto i giganti, figlioli di Anak, al confronto dei quali ci sembrava di essere delle locuste, e tali parevamo a loro” (Numeri, cap. 13).

In seguito a questo resoconto così poco incoraggiante i figli d’Israele decidono di tornare indietro e pagheranno questa loro decisione con la pena di vagare per 40 anni nel deserto affinchè la generazione che non ebbe fiducia nella protezione divina perisca al di fuori della Terra Promessa. Dei 12 esploratori solo 2 si dichiararono favorevoli alla conquista del paese e sopravvissero alla condanna: Giosuè figlio di Nun e Calev figlio di Iefunè.

E qual’è il nesso fra questo episodio biblico e la riapertura delle frontiere israeliane al turismo? Il grappolo d’uva, simbolo ufficiale del Ministero del turismo israeliano.

Israele è veramente un paese speciale, io ci vivo da molto di più di 40 anni e ancora adesso non sono sicuro di averlo capito fino in fondo. Figuriamoci in 40 giorni!

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