Le tre Grazie


מסתופפת

La storia di oggi è qualcosa a metà fra una caccia al tesoro e un’indagine poliziesca. Gli indizi sono pochi, confusi e per certi versi contradditori. Non bisogna trovare un colpevole, bensì l’identità di una persona le cui poche notizie al suo riguardo sono incise su una lastra di marmo, una lapide situata in una location d’eccezione: il vecchio cimitero di Zfat, la capitale della Cabalà.

L’epitaffio attraverso il quale dovremo scoprire chi è il misterioso personaggio recita così: “L’intima del rabbino durante la sua vita e dopo la sua morte, trovò qui casa e riposo. La Rabanit donna Gracia”. Una lapide fuori dal comune per una donna fuori dal comune, ma chi era Donna Gracia, e cosa la rende così speciale?

Cominciamo col dire che la lapide è del XVI secolo, ed è forse l’unica per quell’epoca dove appare il titolo di Rabanit, termine che significa sia moglie del rabbino e sia esperta di ebraismo. Abbiamo quindi una donna intima di un rabbino, ma quale? E’ suo marito? Oppure un personaggio a cui era molto legato, quindi un’intima frequentatrice, e dove trovò “casa e riposo”? A Zfat, in Israele o magari altrove? E il termine “durante la sua vita e dopo la sua morte” a chi sono rivolti? A lui, a lei oppure ad entrambi? Un bel rompicapo. Eppure in mezzo a tutta questa confusione emergono tre possibili candidate, tre Gracie, ognuna con una sua storia personale e misteriosa.

Prima ipotesi, la parente. Durante una commemorazione funebre avvenuta qualche anno fa i parenti di un antico avo, Rav Yehuda Hakim, vissuto nel XIX secolo, scoprono per combinazione la lapide, che si trova non lontano dalla tomba del defunto. Il nome della donna è lo stesso della moglie del Rav, per i parenti non ci sono dubbi, la rabanit Gracia è la loro bis-bisnonna andata persa nel corso dei secoli e miracolosamente rinvenuta. Il fatto che la datazione non coincida è un fatto trascurabile che nulla toglie alla realtà storica, almeno attraverso l’ottica dei parenti. Per sottolineare l’avvenuto ricongiungimento la famiglia incorporerà una copia dell’epitaffio nella tomba di Yehuda Hakim.

Seconda ipotesi. La Gracia per eccellenza. Nell’ebraismo c’è un’unica Donna Gracia, è una marrana portoghese, moglie di un ricco commerciante. Alla morte del marito Donna Grazia continua a mantenere gli affari del marito facendoli ulteriormente prosperare. Dalla penisola iberica si trasferisce ad Istanbul dove finalmente può professare la sua fede ebraica alla luce del sole. E’ così ricca ed influente che riesce ad arrivare ad un accordo con Solimano il Magnifico per una concessione dei territori della città di Tiberiade e del suo circondario. Accordo che non verrà mai messo in atto per la prematura morte di quella che era considerata il Rotschild della sua epoca. A favori di questa ipotesi il fatto, accertato, che fosse in contatto coi maggiori rabbini della sua epoca fra cui Moshe Mitrani e Joseph Caro, entrambi noti Cabalisti ed entrambi sepolti a Zfat. E guarda caso la lapide misteriosa si trova a pochi metri dalla tomba di Rav Caro. Sfortunatamente nessuno sa con precisione dove sia stata sepolta Donna Grazia, anche se è logico pensare che la sua tomba debba trovarsi in Turchia. Inoltre, essendo una donna facoltosa, è difficile pensare che non abbia provveduto a organizzare una tomba degna del suo rango. Ultimo particolare: non è mai stata sposata a nessun Rabbino, e quindi il termine Rabanit è fuori luogo nei suoi confronti.

Terza ipotesi. La vedova. Visto che il nome del Rabbino non è specificato, verrebbe da pensare che fosse un personaggio così famoso per la sua epoca tanto da non esserci il bisogno di nominarlo. Un pò come oggi il Rebbe per antonomasia è quello di Lubavitch. In questo caso l’unico candidato probabile è Moshe Mitrani, morto in Turchia ma sepolto a Zfat. La sua tomba si trova a soli 5 metri dalla lapide di Gracia. Esiste un documento, l’elegia funebre scritta dal figlio Ishayà, dove la moglie di Mitrani viene menzionata come Rabanit e su come consigliasse il marito sulle questioni di halachà, la legge ebraica. Malauguratamente il nome della moglie non è menzionato in nessun documento. Ma con gli indizi in nostro possesso è quasi certo che la moglie del Rav sia in effetti la Gracia della lapide.

Ma durante la ricerca su chi fosse la vera Gracia sono emerse altre lapidi di donne misteriose. Fra le più interessante ci sono Franzesa Sara, paragonata ad un angelo, la Soniadora, forse una chiromante o forse un personaggio che era in grado di interpretare i sogni o Rachel Ashkenazia, una delle maggiori filantrope del mondo dei Cabalisti. Tutte donne legate a doppio filo al mondo del misticismo ebraico.

Le lapidi in questione sono più di 40, un ottimo motivo per fare un salto nel vecchio cimitero di Zfat appena possibile.

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