Capitana coraggiosa


L’ho scritto già diverse volte, ma penso che sia sempre molto difficile per chi non abiti o abbia abitato in Israele capire quale veicolo sociale sia l’esercito. Zahal, l’acronimo in ebraico di Esercito di difesa israeliano, è ancora uno dei principali punti di aggregazione del paese, farne parte è visto come un merito e non come una punizione. Quella che da fuori è percepita come una macchina da guerra in realtà è un fattore fondamentale nella crescita dell’israeliano medio, e Adas Daniel, l’eroina di questa storia è un’ulteriore dimostrazione di come determinazione, coraggio e forza di volontà possano cambiare un destino a prima vista già segnato.

Adas (Mirto in ebraico) è l’esempio vivente della complessità del caleidoscopio israeliano. Sua madre è un’etiope di fede ebraica, suo padre è un beduino musulmano, a 12 anni Adas lascia la città natale di Ofakim ed insieme alla madre e alla sorella maggiore si trasferisce nel villaggio beduino di Rahat, non lontano da Beer Sheva.  La distanza geografica è di poche decine di chilometri, ma il cambiamento di usi e costumi è scioccante. La ragazza scopre che il padre, nonostante la legge israeliana lo proibisca, ha più mogli e tutti abitano nelle stesse palazzine.

In pieno periodo adolescenziale la ragazza deve cambiare completamente le sue abitudini, comincia a vestirsi con abiti tradizionali e capisce molto presto che il suo ruolo nella società dove vive è relegato all’aiuto domestico. Nonostante continui a rimanere attaccata alle tradizioni ebraiche, inevitabilmente l’Islam entra di prepotenza nella sua vita. Si arriva a situazioni assurde per le quali Adas dovrà digiunare sia durante il periodo del Ramadan musulmano sia nella ricorrenza del Yom Kippur ebraico.

Il primo grande colpo di scena avviene quando la ragazza ha 15 anni e si fanno avanti le prime proposte di matrimonio. Adas e la sorella maggiore decidono a questo punto di cambiare aria e cominciano a pianificare una fuga da una realtà ormai insopportabile. Gli ostacoli sono enormi, le ragazze non hanno mai avuto la possibilità di muoversi liberamente, e anche acquistare un biglietto del bus diventa un’impresa, semplicemente non lo hanno mai fatto. Dopo notti di preparazioni e pianificazioni alla fine le sorelle prendono un treno per arrivare il più lontano possibile, destinazione la città di Kiriat Shmonà, situata a pochi chilometri dal confine col Libano. Alla fine optano per una soluzione più pratica, scendono all’ultima fermata della linea ferroviaria che porta al nord ed arrivano a Naharia, anche questa una città vicino al paese dei cedri.

La sensazione dell’improvvisa libertà è inebriante, affittano un appartamento, vedono per la prima volta il mare, ma bastano solo 4 giorni prima che i parenti della famiglia scoprano la loro nuova dimora. Il battibecco che si sviluppa sul pianerottolo insospettisce i vicini (in Israele nessuno si fa mai i fatti suoi) che chiamano la polizia, la quale affida le ragazze ai servizi sociali della città. Aviva, la sorella maggiore di Adas è ormai maggiorenne e decide di lasciare la città e trasferirsi altrove, mentre Adas viene data in affidamento ad una famiglia locale. Ci vorranno altri due anni prima che la ragazza possa rivedere la madre, dopo che quest’ultima decide di separarsi dal marito.

Uno degli obiettivi di Adas è quello di arruolarsi nell’esercito, lo vuole sia per cambiare completamente il suo stile di vita, sia per onorare la memoria di un suo fratellastro ventenne morto durante il servizio militare. I beduini possono arruolarsi nell’IDF come volontari. E qui viene fuori la straordinaria determinazione di questa ragazza: l’esercito la vorrebbe esonerare, ma la testardaggine del futuro ufficiale ha la meglio e poco prima del suo 20simo compleanno riesce finalmente ad arruolarsi.

In questi ultimi sette anni Adas ha fatto carriera, è diventata capitano ed ha un incarico di grande responsabilità considerato Top Secret. Per i suoi meriti ha ricevuto un’onoreficenza dal Capo di Stato Maggiore. Adas abita attualmente, insieme al suo fidanzato, in un kibbutz a pochi chilometri dalla striscia di Gaza e a meno di mezz’ora di macchina dal villaggio del padre col quale ha reciso completamente i contatti. Dal giorno della sua fuga Adas non ha più rimesso piede a Rahat, non sa quali possano essere le possibili reazioni del ramo beduino della sua famiglia e preferisce non rischiare.

Nella sua complessità, origini etiopi, cultura beduina, religione ebraica, influenza musulmana, vita laica, Adas non è affatto un’eccezione per chi vive in Israele. E’ semplicemente un ulteriore tassello di uno straordinario mosaico che non finirà mai di stupirmi per la sua bellezza e la sua varietà di colori.

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