La fiocina


 

La continua lotta fra Israele e le varie organizzazioni terroristiche, Hamas e Hezbollah in testa, non conosce limiti, ma oltre agli aspetti più conosciuti e pubblicizzati dai media esistono delle forme di lotta molto sofisticate che si svolgono su un terreno forse meno eclatante ma senz’altro altrettanto efficace: quello economico.

E un piccolo squarcio su questa lotta sotterranea e praticamente sconosciuta ai più ce lo offre il libro dell’avvocatessa Nizzana Darshan Leitner: “Harpoon: inside the covert war against terrorism’s money masters”. Un ampio articolo che riassume a grandi linee il libro e commentato dall’autrice stessa è apparso nell’ultimo inserto settimanale del quotidiano Yedioth haHahronot a firma del giornalista Nevo Ziv. Ma procediamo con ordine. La Leitner è la presidente di “Shurat ha din“, un’organizzazione legale che si è prefissata di combattere i responsabili di azioni terroristiche nei confronti di cittadini israeliani sul piano economico. L’obiettivo è quello di “fermare il flusso di denaro del terrorismo attaccandoli nel loro portafogli”. La prima fase di attività di  questa singolare organizzazione “non profit” non diede i risultati sperati dal punto di vista economico visto che molti dei verdetti favorevoli all’organizzazione vennero annullati in appello, ma con l’esperienza accumulata nel corso degli anni i risultati non si fecero attendere.

In pratica ogni volta che un cittadino americano viene coinvolto in un atto terroristico Shurat Hadin ha la possibilità di accusare i presunti colpevoli e citarli in processo. Nel caso che il processo vada a buon fine, la giustizia americana ha la facoltà di sequestrare la somma con la quale risarcire la vittima, sequestrandola dai conti bancari in mano a organizzazioni come Hamas e Hezbollah. La confisca può avvenire quando il conto in questione è gestito da una banca americana, o di una filiale di una banca estera che si trovi negli USA.

Una serie di risultati positivi dal punto di vista legale ha convinto numerose banche a interrompere la collaboraborazione con organizzazioni troppo “scomode” e deleterie dal punto di vista di immagine. E’ in questo scenario che si introducono i vari servizi segreti israeliani.

L’inizio di questo conflitto economico risale ai primi anni ’90, quando gli israeliani riuscirono a mettere le mani su “spalloni” palestinesi che trasportavano ingenti somme di denaro da destinare alla striscia di Gaza. Intuita l’entità della posta in gioco, Meir Dagan, uno dei più famosi direttori del Mossad, organizzò una struttura segreta composta dai vari rami dell’intelligence israeliana il cui compito era quello di combattere a tutti i livelli questa economia del terrore.

Da questa collaborazione nacque una delle organizzazioni più segrete degli ultimi decenni, nome in codice “Zilzal” traducibile con arpione o fiocina. Zilzal non si occupava soltanto di interferire nei possibili trasferimenti di capitali fra banche e strutture finanziarie, ma riuscì, creando società fasulle, a convincere le maggiori organizzazioni terroristiche a investire i loro capitali in società finanziarie che dopo aver promesso lauti guadagni realmente realizzati nel breve termine, si volatizzarono prosciugando i conti dei vari investitori senza lasciare traccia.

In questa maniera “Zilzal” è riuscita a mettere le mani su oltre un miliardo di dollari provenienti non solo da Hezbollah, ma soprattutto dai quadri più alti del “partito di Dio” compreso lo stesso Nasrallah. Anche Arafat fu vittima di una “stangata” simile nella quale perse oltre un centinaio di milioni di dollari del suo conto personale. L’autrice racconta di un altro episodio al limite del surreale, quando durante la seconda guerra del Libano, Meir Dagan riuscì a convincere l’esercito della necessità di bombardare alcune agenzie della banca Canado-Libanese che erano legate a doppio filo alla milizia sciita. Un duro colpo per l’organizzazione.

Come in altri casi anche in questo campo Israele ha fatto scuola, e sono molte le nazioni occidentali che hanno imparato la lezione e capiscono che la lotta al terrore passa principalmente attraverso i finanziamenti necessari all’acquisto di armi, munizioni, esplosivi, ecc. Il terrore costa e gli sponsor, Iran in testa, non sempre hanno la pazienza necessaria, e pretendono risultati immediati.

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