Unesco, è tempo di cambiare?


 

“E’ una decisione coraggiosa ed etica, visto che l’Unesco è diventato un teatrino dell’assurdo che invece di salvaguardare la cultura distorce la storia”. Con queste parole il primo ministro israeliano Benyamin ha commentato la decisione statunitense di abbandonare l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite creata con lo scopo di promuovere la pace e la comprensione tra le nazioni con l’istruzione, la scienza, la cultura la comunicazione e l’informazione.

Forte della decisione americana il premier israeliano ha colto la palla al balzo ed ha deciso di seguire a ruota la politica di Trump deliberando al ministero degli esteri israeliano il compito di abbandonare l’Unesco entro dicembre 2018.

Gli israeliani hanno comunque lasciato aperto uno spiraglio legato alla scelta del prossimo direttore. I candidati attuali sono Al kuwari, rappresentante del Qatar, e la vincitrice del ballottaggio fra l’ambasciatrice egiziana Moushira Khattab (già presidente della commissione ONU sui diritti del bambino), e l’ex ministro francese della cultura Audrey Azoulay.

La verità è che sia l’Unesco che l’ONU sono malvisti sia dal mondo politico che dall’opinione pubblica israeliana che giudicano eccessivamente di parte le decisioni anti israeliane degli ultimi anni. Particolarmente indigeste sono risultate le due ultime risoluzioni. La prima nega in toto la santità della spianata del Santuario, meglio conosciuta come spianata delle moschee, per la religione ebraica, e la seconda ha approvato una mozione presentata dai palestinesi per inserire la Tomba dei patriarchi nella città vecchia di Hebron, tra i patrimoni dell’umanità palestinesi. Una decisione che ha mandato su tutte le furie gli israeliani, visto che la tomba dei patriarchi è il secondo luogo santo dell’ebraismo.

Forte di questo vento in poppa Bibi ha inaugurato una nuova campagna svolta a chiudere l’UNWRA, l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente, accusata di chiudere tutte e due gli occhi quando il gruppo armato di Hamas sfrutta le strutture dell’organizzazione, scuole e ospedali, per installare magazzini e postazioni militari. Anche qui l’iniziativa ha un valore soprattutto propagandistico visto che sia gli alti gradi dell’esercito, sia i vari rami dell’intelligence si dichiarano contrari esprimendo il timore di un risultato ancora più caotico una volta chiusi i rubinetti umanitari.

Gli israeliani considerano questa netta presa di posizione decisa da Trump un grande successo politico visto che nessun suo predessore si era spinto fino a tanto. La domanda che tutti si pongono è se la decisione di sganciarsi dall’Unesco sia sufficiente per ribaltare le alleanze politiche internazionali. Oggi l’Unesco, domani l’ONU? Chissà.

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