Efficienza e povertà


 

Sono un milione di israeliani, l’82% di loro si sposa entro i 22 anni di età, il loro reddito mensile e la metà della media nazionale, hanno più del doppio dei figli di una famiglia israeliana media, per non parlare del fatto che più dell’otto per cento di questo settore ha più di otto figli. Stiamo parlando degli ebrei ortodossi, che nonostante un livello di vita estremamente basso riescono, grazie ad un ramificato sistema di solidarietà, acquisti di gruppo e servizi a basso costo se non addirittura gratuiti, a mantenere un livello di vita ancora ai limiti dell’indigenza ma decoroso. Un articolo pubblicato nell’inserto settimanale del quotidiano “Yedioth ha hahronot” a firma di Soshana Hen ci aiuta a capire come funziona il sistema di chi, con la metà soldi e il doppio dei figli, riesce ad arrivare a fine mese.

 

Cominciamo prima di tutto a definire i punti cardini della società ebraico ortodossa senza i quali sarebbe difficile decifrare il loro codice di comportamento. Nella tipica famiglia ortodossa tutto il peso della gestione familiare ricade sulla madre e, come vedremo in seguito, sulle figlie. Il ruolo principale per non dire esclusivo dell’uomo è quello di studiare continuamente il talmud, vale a dire la ciclopica opera di commento alla torah. Lo studio indefesso della legge ebraica è l’unico modo per avvicinarsi il più possibile alla parola di Dio, è più un ebreo haredì, ortodosso in ebraico, è istruito più le sue possibilità di trovare un matrimonio combinato con una famiglia rispettata e autorevole aumentano.

In una situazione del genere non solo la conduzione casalinga del focolare domestico passa alla moglie, ma anche la gestione delle entrate che provengono quasi esclusivamente dal lavoro femminile. Chiaramente è un discorso generico poichè non tutti i haredim non lavorano, ma è innegabile che la stragrande maggioranza di fatto vive di un sussidio governativo e del lavoro dell’altra metà del cielo.

La conduzione economica di una famiglia ortodossa è basata chiaramente prima di tutto sul risparmio. Acquisti in grosse quantità magari in comune con altri vicini e/o parenti, una ricerca continua a sconti e promozioni nelle grandi distribuzioni, cosa nella quale sono espertissime le ragazzine già dall’età di 12 anni.

Data la grossa quantità di congelati, soprattutto carne, da tenere in casa, ogni famiglia ha almeno un congelatore ubicato perlopiù nella stanza da letto dei genitori visto che in una famiglia di otto dieci persone lo spazio diventa letteralmente esiguo.

Il concetto di vita ortodosso si può riassumere nelle seguente frase: “l’uomo è venuto al mondo per lavorare”, frase tratta dal libro di Giobbe, in parole povere non siamo qui per fare la vita. Questa ricerca a una vita semplice e modesta si sta incrinando lentamente ma inesorabilmente, e anche qui è cominciata la corsa verso i marchi firmati. Ognuno cerca di giustificare questa deriva a modo suo, c’è chi sostiene che “chi tanto spende, poco spende”, e c’è chi sostiene che determinati articoli come un cappello Borsalino siano indispensabili per alzare il tuo rango sociale e trovare quel tanto sospirato “shidduch“, pietra fondamentale di ogni famiglia che si rispetti.

Al di là di queste linee generiche il mondo ortodosso si basa su tutta una serie di ghmachim, fondi di aiuto finanziario o negozi di seconda mano dove si posso acquistare o affittare abiti da sposa, vettovaglie per festeggiamenti; pasti per indigenti; pasti per visitatori di ospedali; scatoloni per traslochi; indumenti usati; ostelli vicino ad ospedali; trasporto di invalidi; necessità per matrimoni; vitamine e sanitari; cellulari; tavoli e sedie; seggioloni; giocattoli e necessità per neonati e tantissimo altro ancora.

Molto diffuso è anche lo scambio di appartamenti nei periodi festivi, un vero e proprio Airbnb anti litteram. Nei periodi di alta stagione, soprattutto le feste ebraiche, tutto fa brodo: scuole talmudiche, collegi femminili e spazi destinati a conferenze vengono trasformati in ostelli provvisori a prezzi molto modiche che si aggirano sui 5-12 euro a notte.

Un altro dei punti dolenti della società ortodossa è il matrimonio. Fra parenti e amici il numero di invitati può diventare astronomico, e se si tiene conto che le famiglie sono molto numerose, i costi possono diventare proibitivi. Per venire incontro a questo tipo di difficoltà economiche i maggiori rabbini del settore si sono mobilitati e hanno imposto un calmiere per impedire di arrivare a spese inacessibili. Un matrimonio medio costa circa 30-32mila euro, ed è comprensivo di mobili, elettrodomestici e affitto del primo anno dell’appartamento. L’intenzione è di ridurre il costo di almeno il 40-50%.

In definitiva l’economia ortodossa è in gran parte un’economia sommersa, difficile da analizzare e soprattutto da dividere secondo settori specifici e strategie di mercato. I grandi studi pubblicitari sono sempre piò impegnati a risolvere il “codice Da Vinci” haredì, una fetta di mercato sempre più consistente ed esigente. E nel business vince sempre la pragmacità.

“E’ il capitalismo bellezza”.

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