L’anno che verrà


Il nuovo anno ebraico è alle porte e fra pochissimo si festeggeranno 5778 anni dalla creazione del mondo, o almeno così vuole la tradizione ebraica. E come ognuno di noi quando si trova all’inizio di un nuovo ciclo della propria vita lo comincia pieno di buoni propositi e progetti per il futuro, così anche Benyamin Nethanyau deve progettare il suo, ma per il premier israeliano l’anno che verrà si preannuncia carico di insidie e decisioni personali in grado di poter  stroncare o per lo meno mettere in seria discussione il prosieguo della sua carriera politica.

Nethanyau si trova attualmente al centro di un paio di inchieste giudiziarie al termine delle quali si troverà quasi certament,e almeno in una di queste, implicato a tal punto da ricevere un avviso di garanzia da parte del Pubblico Ministero israeliano. A questo punto il dilemma di Bibi si riduce ad un unica domanda: anticipare o no le elezioni che dovrebbero svolgersi solo fra due anni?

Dal punto di vista della popolarità Nethanyau è all’apice della sua fama, nonostante gli scandali legati a lui e a sua moglie Sara, il premier israeliano continua a rimanere forte di un consenso popolare difficile da comprendere. Per certi volti ricorda la carriera politica di Berlusconi, in grado di barcamenarsi nonostante le gaffe, i processi e gli scandali che costellarono la sua carriera politica.

Ma nonostante tutto il paragone è più che azzardato, Bibi è fatto di tutt’altra pasta e i grattacapi che deve affrontare quotidianamente sono ben più impegnativi dei Bunga Bunga di Arcore. Quali sono dunque le motivazioni che potrebbero influire sul leader del Likud? Nonostante nessuno dei suoi alleati politici abbia interesse ad anticipare nuove elezioni, Bibi guarda lontano e non vorrebbe arrivare alle prossime politiche con delle pendenze giudiziarie che potrebbero influenzare negativamenteil suo elettorato più moderato.

Anche il solo fatto di poter essere messo sotto accusa dalla magistratura è un fatto assolutamente inconcebile per il premier israeliano. Una possibile soluzione sarebbe l’introduzione di una nuova legge, simile al modello francese, che impedisce alla magistratura qualsiasi inchiesta e/o azione giudiziaria nei confronti del primo ministro se la pena prevista è minore a sei mesi.

Nethanyau ama giocare d’anticipo, e il suo intuito politico e molto affinato, se alla riapertura dei lavori della Knesset, il parlamento israeliano, verrà avanzata una proposta del genere, allora è un segnale praticamente definitivo che il premier ha optato per nuove elezioni.

Come già accennato in precedenza almeno due leader dei partiti di governo non hanno nessun interesse a scendere adesso in campo e faranno di tutto per silurare un piano del genere. Si tratta del ministro della difesa Lieberman, e di quello del tesoro Cahlon. Fra i due Lieberman è quello che dovrebbe avere le carte migliori per ostacolare il piano di Nethanyau. Ma in politica anche le soluzioni più assurde sono solo una questione di prezzo, e i fondi di Bibi sembrano sufficienti per spianare la strada ai suoi progetti.

L’inizio del nuovo anno e tutta una sequela di feste che immobilizzeranno di fatto la vita politica fino a metà ottobre sono una boccata di ossigeno provvidenziale per il nuovo anno di Nethanyau.

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