Il vicolo cieco


 

“E’ meglio essere saggi che aver ragione” recita un detto della zona, una frase che riferita alla situazione attuale calza a pennello. I fatti delle ultime settimane e l’escalation di tensione e scontri creatisi di conseguenza non sono altro che il risultato di decisioni miopi e affrettate da parte del governo israeliano e della volontà di cogliere la palla al balzo fomentando il più possibile disordini e scontri violenti da parte araba. Il risultato attuale è la sensazione di aver imboccato un vicolo cieco dove nessuno dei contendenti mostra in questo momento l’intenzione di fare marcia indietro.

Ecco un breve riassunto degli eventi che hanno portato alla situazione attuale che dovrebbe anche fare un pò d’ordine sulle notizie più o meno esatte che sono circolate sui vari mezzi d’informazione italiani.

Un paio di settimane fa un terzetto di arabi israeliani compie un attentato in prossimità della porta dei leoni, uno degli ingressi che porta alla spianata dove sorge la moschea di El Aqsa. Nel conflitto a fuoco vengono uccisi due polizziotti israeliani di origine drusa. I tre terroristi vengono poi eliminati all’interno della spianata. Dopo una breve indagine si arriva alla conclusione che le armi erano state introdotte anzitempo all’interno della moschea.

Il governo israeliano, durante una seduta d’emergenza del gabinetto della sicurezza, decide di collocare all’entrata di tre delle porte che conducono alla spianata dei metal detector per evitare casi del genere nel futuro. E qui arriviamo a una delle tante assurdità che accompagnano la situazione. Le porte per accedere alla spianata infatti sono otto e non tre, e quindi non ci sarebbe nessun impedimento per un musulmano di entrare nel “nobile santuario”. La decisione al riguardo venne presa nonostante che diversi partecipanti si dichiarassero contrari. Quarant’otto ore dopo la prima decisione, nonostante il parere contrario dei servizi di sicurezza e dell’esercito il governo decide di riaffermare la sua decisione e delega alla polizia il compito di assicurare l’ordine pubblico.

Poichè non è la prima volta che dei metal detector sono stati installati in prossimità delle varie vie d’accesso un adeguata trattativa fra le varie parti che detengono la gestione dello status quo della zona avrebbe ridotto di molto l’attuale livello di tensione. Per la cronaca il controllo della zona va diviso fra la Giordania, il Wakf (il responsabile della custodia dei luoghi sacri all’Islam) e il governo israeliano. Un quarto e indesirato elemento è costituito dal movimento islamico che in questo momento è quello che cerca di alzare il più possibile il livello delle fiamme.

Proprio per alzare il livello di tensione le autorità islamiche hanno chiuso venerdì scorso tutte le moschee di Gerusalemme per concentrare quanto più fedeli possibile in direzione della città vecchia. Negli inevitabili scontri sono morti almeno tre dimostranti, un motivo in più per gettare altra benzina su un fuoco che brucia ininterrotamente da decenni. A rendere la situazione ancora più critica è stata una vera e propria strage perpetrata verso una famiglia ebrea intenta alla tradizionale cena dello Shabbat, l’inizio del Sabato ebraico. E poco importa se la famiglia in questione abitava in un insediamento all’interno dei territori occupati. Le immagini del sangue sparso dappertutto e la dinamica dell’attentato hanno scosso profondamente tutta l’opinione pubblica israeliana, rafforzando una volta di più il pensiero di chi sostiene che con della gente del genere non è possibile arrivare a nessun accordo di pace.

La situazione attuale è quindi la seguente: un braccio di ferro fra Israele e il mondo arabo sull’uso dei metal detector in prossimità della spianata, chi cede per primo perde la faccia e la sua credibilità.

Inoltre la sitazione si sta trasformando da quello che è in fondo un conflitto fra due movimenti nazionalistici in un conflitto religioso e irrazionale, allargando così il bacino d’utenza a più di un miliardo di fedeli musulmani. Per comprendere quanto sia grande il sospetto e la fobia dei musulmani verso le autorità israeliane basta entrare nei social network dove gira fra le altre una teoria a dir poco fantascientifica. Israele sfrutterebbe i diversi scavi archeologici in corso nella zona per introdurre nel sottosuolo degli agenti chimichi che in futuro produrranno un terremoto artificiale che porterebbe al crollo di El Aqsa facilitando così la possibile ricostruzione del tanto anelato terzo tempio da parte ebraica. Anche se teorie del genere sono totalmente irrazionali e prive di fondamento, il fatto che un numero sempre più grande, ma per fortuna ancora insignificante, di ebrei in bilico fra fanatismo e messianesimo si dia da fare per accellerare i tempi, non fa che aumentare le paure della controparte.

La situazione in questo momento si è relativamente calmata, i turisti sono tornati a visitare i numerevoli luoghi santi situati all’interno della città vecchia. Nessuno è in grado di prevedere in quale direzione si evolverà la situazione. Israele, Giordania e ANP hanno tutto l’interesse a ritornare alla situazione precedente questa nuova serie di disordini, nonostante che verso l’esterno i proclami restino pieni di pathos.

Il vero problema è che l’umore della popolazione palestinese è ormai fuori controllo e le tradizionali organizzazioni politiche e religiose non hanno più l’influenza di una volta. Per capire quanto la situazione sia gestibile bisognerà aspettare il prossimo venerdì.

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Un pensiero su “Il vicolo cieco

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