Gioventù bruciata?


 

Nell’ultimo inserto settimanale pubblicato venerdì 12.5.2017 il popolare quotidiano israeliano Yedioth hahahronot ha pubblicato un interessante articolo sulle posizioni politiche e sociali della gioventù israeliana. L’articolo analizza i dati statistici di un progetto a lungo respiro che riporta le posizioni politiche della popolazione giovanile dal 1998 ad oggi. I dati non sono poi così sorprendenti per chi vive in Israele, ma un conto sono gli istinti personali e un altro i risultati matematici. Se vogliamo essere sintetici al massimo le conclusioni sono le seguenti: la gioventù israeliana ebraica si sposta sempre di più a destra, sta diventando più religiosa e ha meno fiducia nelle istituzioni. La prossima generazione si sta profilando come meno liberale e meno ottimistica. il principale nodo da risolvere non è costituito ne dai rapporti fra Israele e palestinesi, ricchi e poveri, ashkenaziti e sefarditi o destra e sinistra. Il vero punto di tensione è rappresentato dai rapporti fra la popolazione ebraica e quella araba all’interno dei confini del 1967, la maggior parte degli intervistati giudica insostenibile l’attuale stato delle cose, ritenendo il conflitto in questione come la minaccia più grande all’interno della società israeliana.

Le spiegazioni riguardo a questi cambiamenti così radicali sono numerose e diversificate. La tendenza di un continuo avvicinamento alla religione è da spiegarsi probabilmente con la necessità di definire in maniera quanto più chiara possibile la propria identità personale. In un mondo dove i cambiamenti si susseguono a ritmi vertiginosi e molte volte le risposte non sono a portata di mano ma vanno trovate attraverso una ricerca personale che può risultare molto travagliata. La religione dà in questo ambito risposte semplici e ben definite, lasciando poco spazio ai dubbi e alle incertezze tipici dello sviluppo adolescenziale. Non bisogna dimenticare anche che in Israele la religione è parte dell’identità nazionale e questa simbiosi non fa che rafforzarne il legame. Il problema è che una società più religiosa e conservatrice porta inevitabilmente a prediligere valori religiosi a quelli democratici. Ed un pericolo del genere è più reale di quanto si voglia ammettere.

Come accennato in precedenza la gioventù israeliana si sta spostando a destra, passando in meno di vent’anni dal 47% al 67%. Anche qui la semplificazione della realtà in toni di bianco e nero avvantaggia il pensiero di chi ragiona molto spesso in termini di “noi” e “loro” senza cercare veramente di approfondire le tematiche in corso. Anche l’ambito familiare influisce le posizioni politiche, e visto che la crescita demografica è maggiore fra i sostenitori di partiti religiosi o di destra, la tendenza è abbastanza comprensibile.

Anche la situazione economica influisce enormemente sulle posizioni della gioventù israeliana. Nonostante l’economia nazionale sia solida e in continua crescita, le disparità sociali sono enormi ed il livello di povertà e fra i più alti fra i 35 paesi dell’OECD e questo non fa che favorire la sensazione di fragilità e incertezza. In una situazione del genere la ricerca di una soluzione al conflitto arabo-israeliano passa in secondo piano, mentre la preoccupazione di trovare un impiego stabile e redditizio diventa la principale preoccupazione del settore giovanile.

Se c’è un dato che può essere considerato sorprendente è quello che riguarda la gioventò araba, che si dichiara molto più ottimista riguardo ai suoi coetanei ebrei. Nonostante esistano ancora delle differenze significativa, la qualità della vita media nel settore arabo è aumentata in maniera particolare. Le nuove generazioni sono piò istruite e più consce dei loro diritti e delle loro possibilità. Anche il paragone fra la loro condizione e la realtà così complessa e caotica che sta attraversando il mondo arabo situato al di fuori dei confini dello stato ebraico non fa che aumentare la sensazione di stabilità e la possibilità di realizzare progetti per il futuro.

Interessante invece il rapporto dei giovani fra sicurezza e democrazia. Sia gli ebrei che gli arabi si sono dichiarati favorevoli a privilegiare in determinati casi la sicurezza a scapito dei diritti democratici. Fra gli ebrei la percentuale è altissima, l’82%, ma anche gli arabi sorprendono le aspettative con il 42% a favore della mano dura. In un mondo dove i tuoi dati possono essere manomessi o rubati in qualsiasi momento una risposta del genere è comprensibile, ma la deriva verso posizioni estreme è esistente e pericolosa.

Ma al di là di questi dati problematici e non sempre incoraggianti emerge una realtà singolare: tutti i partecipanti al sondaggio prevedono di mettere su famiglia entro i prossimi dieci anni, segno che Israele rimane ancora un posto dove esiste la possibilità di mettere in pratica i propri progetti con buone possibilità di riuscita. Quali saranno le indicazioni delle prossime leve ce lo potrà dire solo il prossimo sondaggio, basta aspettare qualche annetto.

 

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