Ciak si gira


 

ciak

 

Forse è prematuro parlare della nascita di una “nuovelle vague” cinematografica all’interno della società arabo israeliana, ma qualcosa sicuramente si sta muovendo. Non è un caso che a distanza di pochi mesi siano stati proiettati nelle sale cinematografiche due nuovi films che affrontano dall’interno le tematiche della comunità araba con molti punti in comune. Ma la cosa più interessante e degna di approfondimento è il fatto che entrambi i films siano opera di due donne, un dato questo che rende la loro opera ancora più da apprezzare visti i numerosi ostacoli che un’artista arabo israeliana si trova ad affrontare, sia dal punto di vista professionale che da quello sociale.

I films in questione sono “In between” della regista Maysaloun Hamoud e “Personal Affairs” realizzato da Maha Haj. Le due opere cinematografiche hanno diversi punti in comune. Cercano di allontanarsi dalle classiche tematiche politiche del conflitto arabo israeliano per concentrarsi sulla vita quotidiana e sulle nuove tendenze delle nuove generazioni. Entrambi i films ci danno l’occasione di renderci partecipi della vita quotidiana della minoranza araba e non soltanto dei fatti di cronaca che inevitabilmente si occupano quasi sempre del lato violento insito nei rapporti fra arabi ed ebrei.

“In between” racconta la storia di tre ragazze arabe che convivono nello stesso appartamento di Jaffo, il sobborgo a maggioranza araba di Tel Aviv. Le tre protagoniste rappresentano tre modelli completamente diversi della realtà femminile, senza dubbio estremizzati per rendere il film più intrigante, ma indice dei grandi cambiamenti che la realtà araba in Israele sta attraversando. Laila è un avvocato molta attiva nella vita notturna della frenetica Tel Aviv, Selma, barman lesbica, sogna di diventare una famosa d.j. e Nur è una studentessa universitaria  tradizionalista proveniente da un villaggio della Galilea. Ognuna proveniente da una regione diversa del paese e ognuna con i suoi problemi familiari.

Maysaloun cerca di raccontarci gli inevitabili conflitti che si creano fra personaggi così fuori dagli schemi e lo fa alternando situazioni comiche a momenti paradossali e drammatici, il tutto con un giusto dosaggio che rende la visione del film molto piacevole. Assieme ai diversi riconoscimenti conseguiti a livello internazionale, “In between” ha toccato diversi punti nevralgici della società arabo israeliana, scatenando dimostrazioni di protesta un pò daperttutto. Il culmine è stato raggiunto nella città di Um el Fahem, luogo di residenza di Nur, la studentessa in perenne conflitto col suo fidanzato, lo stereotipo dell’uomo religioso ancorato ai valori patriarcali ancora molto presenti nel mondo arabo.

“Personal affairs” è un film più intimo, intento a raccontare la vita solitaria di una coppia di genitori ormai adulti senza veri scopi nella vita. I figli sono dispersi un pò dappertutto e il menage quotidiano erode giorno dopo giorno la vita di coppia. Anche qui il racconto principale verte attorno ai rapporti familiari, le diverse realtà che ognuno si è costruito ed il modo con il quale cerca di affrontare le sue difficoltà. Un film che racconta i piccoli/grandi problemi che ognuno di noi si trova di fronte quotidianamente. La situazione politica non viene affrontata in modo diretto ma è presente nel sottofondo, parte integrale del contesto giornaliero.

Benchè “Personal affairs” abbia ricevuto numerosi riconoscimenti, questo film così personalmente intimo è rimasto vittima degli infiniti e irrisolti problemi che il conflitto arabo-israeliano si trascina da sempre. Nonostante fosse stato invitato a partecipare al festival del cinema di Beirut, la proiezione è stata poi annullata poichè il film è stato realizzato grazie ai finanziamenti governativi elargiti dal ministero della cultura israeliana. Una ragione più che sufficiente per escluderlo dai circuiti del mondo arabo, certamente il target più consono ad un film del genere.

Come ho accennato all’inizio è un pò presto per parlare di una “nouvelle vague” del cinema arabo-israeliano, ma i segnali ci sono. Forse una rondine non fa primavera, ma due già cominciano a preannuciare un certo teporino. Quello che è certo che i film di Maysaloun e Maha rappresentano dei cambiamenti molto profondi all’interno della gioventù araba. Sta salendo alla ribalta una nuova generazione, più colta ed emancipata delle precedenti. E’ una generazione attiva per il momento solo nelle grandi città dove ha il modo di vivere all’interno o al fianco dei propri coetanei ebrei. E’ una situazione nuova e ancora poco definita, ma portatrice di grosse modifiche.

E’ prematuro prevedere in quale direzione si muoverà questa nuova generazione, la sfida maggiore sarà quella di definire una nuova identità in grado di far convivere la componente palestinese con la realtà israeliana nella quale vivono. Incanalare questa nuova identità in un confronto profondo ma sereno con il mondo circostante sarà la chiave del successo o del fallimento della nuova gioventù araba.

E un successo del genere sarà molto più gratificante di qualsiasi oscar.

 

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Un pensiero su “Ciak si gira

  1. Chissà se riuscirò a vederli qui in Italia…
    In between, curiosamente, è un termine che ho trovato nel libro “Life on Mars” di Fiammetta Martegani, nipote di una mia concittadina, che vive e lavora a Tel Aviv, e che lì ho conosciuto nel viaggio che ho fatto in Israele insieme al mio compagno.

    Mi piace

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