Barluzzi, chi era costui?


 

barluzzi

Mentre una volta, e neanche tanto tempo fa, gli architetti erano stimati professionisti e niente di più, nella realtà odierna ogni cosa deve essere portata all’estremo. Non basta più essere architetto, per elevarsi dalla massa bisogna assurgere al rango di archistar, solo così il tuo nome e la tua professione raggiungeranno la fama mondiale da tutti così tanto anelata. “Nemo propheta in patria”, recita una frase dei vangeli e la citazione è più che appropriata nella storia di oggi che si occupa di un architetto italiano che operò in questa zona nella prima metà del XX secolo.

Nonostante abbia costruito in Israele, ma forse è più appropriato definirla Terra Santa visto il contesto, oltre 24 edifici fra ospedali, chiese, scuole e altri elementi di culto, il nome di Antonio Barluzzi è per lo più completamente sconosciuto al grande pubblico italiano.

Chiamato in Italia dal fratello Giulio per collaborare alla costruzione dell’ospedale italiano di Gerusalemme, un edificio costruito in stile rinascimentale e ispirato alla torre del Mangia di Siena, Antonio ritornò in patria per partecipare alla Prima guerra mondiale. Una volta congedato ritornò in questa zona per dedicarsi ad ulteriori progetti, tutti legati all’ambito religioso.

Tre le principali caratteristiche del modo di operare del Barluzzi: l’attenzione al significato spirituale del luogo, il ricupero di ciò che le generazioni precedenti avevano realizzato nello stesso sito al fine di garantire continuità storica, il rispetto dell’ambiente nel quale sorgeva la costruzione.

Barluzzi era un simbolista, la sua idea era che ogni architettura doveva essere una narrazione. A proposito del paesaggio, Barluzzi era un architetto molto attento all’ambiente che circondava le sue costruzioni, compresa la cura meticolosa dei giardini esterni.

Profondamente legato alla religione cattolica, Barluzzi lavorò indefessamente per decenni in questa zona. La lista delle sue opere è impressionanti: la chiesa delle Beatitudini. il Santuario della Trasfigurazione sul monte Tabor, la Chiesa della Flagellazione, la Chiesa di tutte le Nazioni nel Getsemani, il Dominus Flevit sono solo alcuni esempi di tutti i suoi lavori. Ma la lista è molto più lunga.

In un periodo in cui l’Impero Ottomano era in piena decadenza e tutte le grandi potenze erano già particolarmente attive nella città, l’opera di Barluzzi assume anche un significato politico e colonialistico. Non a caso l’ospedale italiano viene costruito in maniera completamente avulsa dall’aspetto urbanistico della città, il messaggio è chiaro: noi occidentali siamo arrivati qui per insegnarvi il progresso e la modernità, e questo è il nostro biglietto da visita.

Non si può dire che Barluzzi fosse un simpaticone, anzi, le cronache lo descrivono come un personaggio molto serio e completamente dedicato al suo lavoro. Ma a quanto pare anche un architetto devoto e religioso come Antonio non poteva lasciarsi sfuggire ogni tanto qualche piccola trasgressione. L’immagine che accompagna il post fa parte di uno dei pannelli decorativi della Chiesa della Visitazione di Ein Karem, ed il signore incravattato completamente estraneo al contesto della scena non è altri che il nostro austero architetto.

Come molte altre storie anche quella di Barluzzi si concluse mestamente. Dopo aver donato tutti i suoi aver ad un ordine religioso si spense a Roma nel 1960. Uno dei suoi più grandi dispiaceri fu quello di non aver ricevuto l’incarico costruire la Basilica dell’Annunciazione di Nazareth. Una motivazione dettata in gran parte dal precario stato di salute di un uomo che si spegnerà all’età di 76 anni.

Come abbiamo visto le opere di Barluzzi sono disseminate lungo tutta Israele, ed è impossibile non imbattersi in qualche chiesa o cappella del prolifico architetto. Ciò che ci deve far meravigliare è l’oblio assoluto in cui è caduto il suo nome.  Ammetto senza vergogna di non aver mai studiato latino, così che sono in dubbio su quale sia il miglior epitaffio per una storia del genere: il sopracitato “Nemo propheta in patria” o forse “Sic transit gloria mundi”? Lascio a voi la decisione.

Il mio compito è quello di farvi scoprire ogni volta di più angoli e personaggi poco conosciuti dell”Altra Israele”.

 

 

 

 

 

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