Impotenza e ipocrisia


 

aleppo

Mentre Aleppo sta letteralmente bruciando e Bashar al Assad, sorprendentemente rinato dalle ceneri in cui sembrava destinato a finire, sta ricuperando terreno e potere, si possono già delineare alcuni aspetti di questa guerra civile così sanguinosa, crudele e cinica dove una frase fatta come “non c’è fine al peggio” assume ogni giorno un sanguinoso tassello in questo puzzle senza fine.

Un nuovo ordine geopolitico sta nascendo nell’area medio orientale. Attualmente l’asse pricipale è composta da Russia, Siria, Iran e Hezbollah. Accanto a questi attori principali sta nascendo un nuovo protagonista, piccolo ma destinato a diventare un grosso grattacapo per Israele. Si tratta di una “legione straniera” di circa diecimila combattenti provenienti dall’Afghanistan e dal Pakistan. Una forza piccola ma molto mobile e bene addestrata in grado di procurare molte preoccupazioni nelle zone di frontiera israeliane.

Il punto di svolta di questa sanguinosa guerra civile si può far risalire al settembre 2013, quando Obama definì l’uso di armi chimiche come una linea rossa invalicabile, oltre la quale l’esercito americano sarebbe entrato in azione. Fu la Russia di Putin quella che riuscì a trovare una via d’uscita onorevole per il presidente statunitense: i siriani si privarono del loro arsenale chimico grazie alle pressioni del presidente russo. Da allora esiste un tacito accordo fra la divisione delle zone d’influenza nella zona.

I russi hanno numerosi motivi per impegnarsi in questo conflitto apparentemente senza fine. Prima di tutto motivi militari, i russi hanno affittato per dieci anni il porto siriano di Tartus e sono di stanza in un areoporto situato nella zona occidentale del paese che presumibilmente continuerà a servire l’areonautica russa anche dopo la fine del conflitto. Ma forse più importante del fattore militare è quello economico. Al termine della carneficina siriana, quando si dovranno ricostruire abitazioni, sovrastrutture e tutto ciò che questa sanguinosa guerra civile sta distruggendo e ancora distruggerà, saranno le aziende russe quelle che maggiormente si aggiudicheranno gli appalti sovvenzionati dagli aiuti economici internazionali.

A pochi giorni dal termine dell’amministrazione Obama un nuovo giocatore si aggira inquieto e imprevedibile in questo nuovo ordine planetario ancora in via di definizione: Donald Trump. La scelta del nuovo segretario di stato statunitense farebbe pensare che si stia delineando all’orizzonte una nuova divisione delle sfere d’interesse.

Gli USA hanno già deciso di abbandonare definitivamente l’area o sceglieranno deliberatamente di ridurre il loro schieramento per dedicare le proprie energie ad un piano di sviluppo economico? Difficile dirlo, gli americani in generale ed i repubblicani in particolare continuano a diffidare in modo totale di Putin e della Russia. Questa atteggiamento così ostile è ancora più radicato nelle alte sfere dell’esercito.

Israele per il momento è riuscita a barcamenarsi ragionevolmente nella furiosa tempesta che imperversa sulla regione. La creazione di un moderno ospedale da campo al confine con la Siria per fornire cure mediche e aiuti umanitari uniti ad un bassissimo profilo dal punto di vista militare sono state le scelte più ragionevoli possibili. Nessuno però è in grado di prevedere quali saranno i prossimi scenari nel medio termine, una volta terminata la guerra civile.

Anche fra Israele e Russia sono stati raggiunti degli accordi militari soddisfacenti per entrambe le parti. Nathanyau ha raggiunto una tacita intesa secondo la quale Israele non tollererà il trasferimento di armi sofisticate dalla Siria al sud del Libano, roccaforte incontrastata dei Hezbollah. E l’accordo funziona, ogni volta che trasporti di armi o altri obiettivi militari significativi vengono bombardati da non meglio identificate forze militari, “inspiegabilmente” l’aviazione russa che controlla tutto lo spazio aereo non si intromette.

La conclusione più triste e più amara, almeno per me, di questa nuova ondata di morte e sofferenza è implicita nelle componenti etniche e confessionali della regione. La secolare divisione fra sciiti e sunniti haraggiunto un solco incolmabile ribadendo una volta di più che in condizioni simili l’ordine e la democrazia sono assolutamente incompatibili.

In questo vortice di avvenimenti il mondo arabo appare più impotente e diviso che mai, in un recente dibattito televisivo ho assistito a come un ex deputato arabo appartenente al partito comunista si sia letteralmente arrampicato sugli specchi per giustificare la crudele repressione voluta da Assad ad Aleppo. E’ proprio il caso di dire che l’alunno Bashir abbia superato il maestro Hafez (suo padre) in fatto di massacri e violenza.

Aleppo è un classico esempio di come l’ipocrisia regni indisturbata nel mondo occidentale e di quanto i mass media siano in grado di dettare l’ordine del giorno. Non mancano altre tragedie umanitarie, al confine fra Nigeria, Ciad e Cameron esiste un’emergenza umanitaria di cui nessuno ha mai sentito parlare. La stessa cosa in Somalia. In entrambi i casi si tratta di centinaia di migliaia di profughi e di decine di migliaia di bambini morti o prossimi alla morte per denutrimento.

Dal punto di vista politico la situazione di Israele è molto delicata, qualsiasi sua iniziativa verrebbe interpretata come un’insopportabile ingerenza. Quello che si possiamo fare come liberi cittadini è indire una grande manifestazione di solidarietà nei confronti del popolo siriano. La nostra infinita esperienza di morte e persecuzioni ce lo obbliga.

Addio Aleppo, sei stata per molto tempo il simbolo di una città cosmopolita e tollerante, la custode di uno dei più preziosi manoscritti ebraici. Con te se va un’altra briciola di umanità.

 

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2 pensieri su “Impotenza e ipocrisia

  1. Ciao Lucien, Agli inizi del 2017come sempre bellissimi, i tuoi articoli, mi fa sempre un gran piacere leggerli, per la tua profonda sensibilita, conoscenza storica, e amore d’Israele Che ne dici Se ci facciamo magari inizio anno prossimo un saluto via skype? Abbracci dalla vecchia e grigia Europa Miriam Envoyé de mon iPad

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