In nome della legge


 

giustizia

Non passa mese, settimana o adirittura giorno che il governo israeliano (non importa di quale schieramento) non debba confrontarsi con il suo più acerrimo nemico. Un uomo onnipotente, capace in un batter d’occhi di cancellare decisioni e dibattiti, di approvare o rifiutare leggi, in pratica di decidere il bello e il cattivo tempo della stanza dei bottoni governativa. Per Bibi e compagni si tratta di una delle più grandi gatte da pelare, al suo confronto Obama e Abu Mazen sono degli allegri monelli un pò vivaci forse ma in definitiva innocui. Niente a che vedere con l’Attorney General, una figura ibrida per la magistratura italiana ma molto presente nei paesi dove vige il sistema della common law.

L’Attorney General meglio conosciuto in Israele come haYoez hamispatì (il Consulente legale) è un misto fra il Procuratore Generale (e quindi capo della pubblica accusa) e un consulente legale che si assicuri che il comportamento del governo e dei suoi ministri si svolga nei limiti della legalità. Il consulente legale ha il diritto, molti dicono anche il dovere, di mettere in guardia il governo sull’emulgazione di leggi chiaramente in contrasto con le leggi fondamentali del Diritto israeliano (una specie di Costituzione) e nei casi estremi di rifiutarsi di rappresentare il governo nei dibattiti a seguire di fronte alla Corte Suprema.

Il Consulente legale dovrebbe essere completamente indipendente dal sistema politico ed agire esclusivamente negli interessi dello stato e dei suoi cittadini. Ma in questo caso il condizionale è d’obbligo visto l’enorme influenza che una figura del genere ha sulla vita politica e giudiziaria del paese. Il Consulente viene nominato dal Ministro della Giustizia che lo sceglie da una rosa di candidati scelti da un’apposita commissione.

Non sempre la nomina del Consulente si è rilevata vincente per il governo in carica, proprio per la posizione indipendente del suo ruolo, ma tutto è legato prima di tutto alla personalità di chi ricopre l’incarico. Nel corso dei decenni ci sono stati diversi casi in cui il comportamento di chi ricopriva l’incarico ha destato numerose proteste.

In effetti questo ruolo così estraneo all’ordinamento giuridico italiano ha non pochi problemi, cerchiamo di capire quali.

Come scritto in apertura il Consulente è contemporaneamente capo della Pubblica accusa ma anche rappresentante legale del governo. Dal punto di vista legale è una contraddizione in termini, come può il capo della Pubblica accusa ordinare un’inchiesta giudiziaria contro dei membri del governo da lui rappresentato?

Un ulteriore problema consiste che questo incarico non viene eletto democraticamente ma viene scelto dal direttivo politico. E’ quindi un semplice funzionario dello stato colui che può influire in maniera tale sulle decisioni governative fino a porre il veto su determinate leggi. La situazione diventa ancora più assurda se si tiene conto che una volta eletto il Consulente diventa una figura completamente autonoma e non può essere dimesso dal suo incarico se non al termine della scadenza dell’incarico che dura di sei anni.

Come si può capire l’influenza esercitatata dal Consulente nell’ambito politico-giudiziario è enorme, e il suo comportamento e le sue decisioni sono sempre motivo di aspri dibattiti. C’è chi sostiene che il ruolo dell’Attorney sia indispensabile per frenare comportamenti troppo disinibiti della maggioranza per tutto quello che concerne l’interpretazioni della legislazione e c’è chi sostiene che un potere così ecessivo nelle mani di un unico personaggio e troppo pericoloso. Meglio sarebbe dividere i ruoli fra il capo della Pubblica accusa e quello del Consulente legale.

La verità è che un ruolo del genere fa molto comodo a chi comanda. Nel caso che il comportamento del governo venga approvato non ci sarebbe niente da eccepire, nel caso che la sua influenza si rivelasse ecessiva si può sempre gridare alla sempre maggiore influenza della Magistratura nella conduzione degli affari di stato.

Bisogna dire che nonostante la complessità e la delicatezza dell’incarico in tutti questi anni i vari personaggi che hanno ricoperto l’incarico si sono fatti rispettare ed hanno mantenuto la loro indipendenza nonostante le varie pressioni politiche.

D’altra parte qualsiasi uomo politico che si rispetti ha capito da tempo che senza un’adeguata copertura legale non si arriva da nessuna parte. Come disse un mio famoso correligionario? “Chi è senza peccato scagli la prima pietra!”.

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