Le incognite della statistica


statistica

 

Da quando ho cominciato a scrivere i miei post sono stato “accusato” svariate volte di essere troppo ottimista e di non sapere analizzare il conflitto fra arabi ed israeliani attraverso l’inesorabile prisma della realtà. Anche le mie analisi sui rapporti fra arabi ed ebrei all’interno di Israele vengono giudicate talvolta troppo rosee nonostante io cerchi di essere il più obiettivo possibile (cosa sicuramente molto difficile). Che ci volete fare, sono un inguaribile ottimista, per molti versi ai limiti del patetico. Ma ogni tanto, grazie a Dio, la scienza arriva in mio aiuto e conforto rafforzando sia pure di poco le mie opinioni.

L’Istituto Israeliano per la Democrazia (IDI in inglese), un’istituzione fondata nel 1991, ha pubblicato poco tempo fa il suo “Indice della pace” del mese di ottobre 2016. La tabella in questione affronta diverse tematiche, non tutte collegate direttamente al conflitto arabo israeliano. Per capirne appieno il contenuto basta cliccare il PDF Data File a piè di pagina.

Per i più pigri o per quelli a digiuno d’inglese eccovi alcuni dati sorprendenti se non adirittura eclatanti. Alla domanda “Qual’è la situazione odierna in Israele in generale?” il 40,3% degli arabi ha risposta molto buona a fronte del 9,7% del settore ebraico. E’ vero che sommando le tre risposte postitive: molto buona, abbastanza buona e mediamente buona, il risultato è pressochè identico, 79,7 per gli ebrei contro 78,8 per gli arabi ma si parla sicuramente di numeri impensabili sia per chi vive in Israele e ancora a maggior ragione per chi segue le vicende medio orientali da lontano.

Ma le sorprese non finiscono qua, alla domanda “In che modo la situazione generale migliorerà fino alla fine del prossimo anno?” gli arabi israeliani rispondono con un ottimistico 32,9% vs il 7,5 della popolazione ebraica. In altri settori gli arabi israeliani danno delle risposte assolutamente inaspettate. Il 32,9% è convinto che la situazione militare sarà “molto migliore”, nel campo politico/diplomatico la percentuale sale al 42,3% e in quello socio economico si assesta al 42,6%.

Come è possibile analizzare simili risultati assolutamente antiteci a tutto quello a cui ci hanno abituato decenni di un conflitto sanguinante, doloroso e agli occhi di quasi tutti interminabile? Personalmente penso che stia sempre più emergendo un’evoluzione sociale, politica e culturale di enorme portata. Gli arabi israeliani si considerano ancora palestinesi ma hanno accettato di fare parte della nazione israeliana. Lo stato non è più il nemico giurato di una volta ma uno strumento che può e deve garantire i propri interessi.

La posizione politica degli arabi israeliani si identifica ancora in maggior parte con la narrativa palestinese, ma è in corso di svolgimento un lento ma continuo distaccamento fra la società civile in cui si trovano e il nazionalismo palestinese con il quale continuano a mantenere un contatto di identificazione. Un pò come gli ebrei di tutto il mondo che simpatizzano automaticamente con Israele senza per questo ripudiare il paese di appartenenza o residenza.

” Non mi fido molto delle statistiche, perché un uomo con la testa nel forno acceso e i piedi nel congelatore statisticamente ha una temperatura media.” affermava Charles Bukowsky, ed in effetti la statistica non ha certamente il pregio di essere matematicamente esatta. Ma se il campione in esame è sufficientemente esatto e rappresentativo le possibilità di previsione dei dati sono molto alte.

Personalmente posso solo affermare che negli ultimi due mesi sono giornalmente a contatto con oltre un centinaio di operai stagionali che vengono impiegati nella raccolta delle mele. Lavoro a stretto contatto con drusi, musulmani, cristiani e circassi e nelle numerose conversazioni informali che si sviluppano quotidianamente la mia impressione e sempre stata che le cose fossero migliori di quanto volessimo credere, anche se anch’io sono rimasto sorpreso da simili risultati.

Ma la prova più lampante di quanto questa benedetta coesistenza sia possibile oltre che necessaria è forse il fatto che in tutti questi anni ancora non ho incontrato nessuno intenzionato ad accoltellarmi. E’ soltanto la distanza da Gerusalemme e dai luoghi più “caldi” del paese o forse cìè qualcosa di più profondo?

Sinceramente non lo so…

 

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2 pensieri su “Le incognite della statistica

  1. Credo che ciò che arriva tramite i media sia diverso da ciò che si vive realmente in Israele. Le notizie vengono filtrate anche dal tuo essere, dal tuo modo di pensare, dalla tua cultura e dalla tua esperienza di vita. Sull’onda del populismo che prolifica in Italia,tra l’altro trasversale,da destra a sinistra, passando dai 5 stelle(movimento che riunisce ambo le parti) le notizie vengono “raccontate” in modo diverso, spesso fazioso. Naturalmente i lettori del Foglio,versus quelli de Il Manifesto,hanno un racconto differente tra di loro, che spesso accalora gli animi e fa aprire le bocche. Ognuno ha il suo racconto, ci può essere ascolto, analisi e mediazione. Al mio arrivo in Israele e nei 19 giorni passati lì, girando per le strade in autonomia,guardando ed ascoltando, viaggiando con gli autobus di linea, ho compreso che la coesistenza c’è e,spero tanto, può migliorare ancora. Anche io sono ottimista, ma lo sono perché ho visto, anche a Gerusalemme,passare arabi dalla zona ebraica ed ebrei dalla zona araba in tutta sicurezza. I fanatici ci sono sempre, ma credo, e questa è un’esigenza atavica dell’uomo, che la sicurezza, il benessere per sé e la propria famiglia, sia importante…anche per gli arabi. Ed un uomo sicuro, che raggiunge il benessere, è meno propenso a distruggere ciò che ha conquistato. Certo,dopo aver girato con la metropolitana leggera di Gerusalemme,l’ultimo attentato mi ha colpito molto, ma serve anche a fare maggior riflessione sull’importanza della vita e sull’importanza che ci sia un dialogo che porti verso la pace e non verso l’odio e la guerra. Boker tov! 🙂

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  2. Ti seguo o, meglio, seguo i post di questo tuo blog (sono nella newsletter), con puntualità. A dire il vero si accumulano a volte nella email nuovi post, anche una mezza dozzina. Semplicemente attendo il momento giusto e poi prendo a leggerli tutti cronologicamente.

    Simpatica la citazione da Bukowski -piacevole in se perché è un elemento sorprendente nel contesto. Sono stato un appassionato e convinto lettore di Bukowsi.

    Un amico mi ripeteva spesso che i pessimisti sono degli ottimisti informati. Ma se si tratta di informazioni tratte dal mondo della “informazione”, non si può non essere pessimisti. La realtà dei media è fuori dalla realtà, fuori dalla vita. E’ un romanzo di Poe. E l’editore è il ministero della paura. Certo, a forza di rappresentare la realtà come un incubo, una solidissima catastrofe incombente, è facile che la realtà vera si plasmi a immagine e somiglianza della sua rappresentazione. Ma questo è un altro discorso.

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