Pace adesso?


peace-now

Una ventata di aria fresca si aggira fra le file della sinistra israeliana, il suo nome è Avi, Avi Buskila. Buskila è il nuovo segretario nazionale di Shalom Achsav (Peace Now), la storica organizzazione israeliana promotrice di una politica volta ad un accordo di pace fra israeliani e palestinesi sulla base di due stati per due popoli. Buskila rappresenta la nuova e forse ultima speranza di instaurare un dialogo proficuo e costruttivo fra le file di una sinistra sempre più sparuta e distaccata dalla realtà e quell’enorme fetta dell’elettorato israeliano che rifiuta a priori qualsiasi analisi logica di una realtà che penalizza praticamente tutta la società a favore di una esigua minoranza di imprenditori milionari e politici corrotti. Esigua forse, ma abbastanza sufficiente per spingere sempre di più il paese verso un orizzonte incerto e infido senza preoccuparsi di compattare la nazione con un collante sociale abbastanza resistente per affrontare i prossimi ostacoli.

La società israeliana vive una situazione paradossale almeno dal 1977 quando i partiti di destra capeggiati da Menahem Beghin vinsero per la prima volta le elezioni politiche, quello che fino a oggi viene definito il “capovolgimento”. La destra di allora seppe sfruttare un malcontento sempre più diffuso fra gli strati emarginati della popolazione, per lo più popolazioni provenienti da paesi nord africani e arabi come Iraq, Persia, Marocco, Algeria ecc. Etnie che ancora oggi vengono denominati in Israele “orientali”, e non sempre in modo positivo.

Ben Gurion e tutta la dirigenza politica degli anni ’50 trasferì questa enorme massa di immigranti senza troppi scrupoli nelle zone più periferiche del paese relegandoli così di fatto ad una popolazione di serie B. Fu la seconda generazione degli ebrei “orientali” che seppe trasformare le frustrazioni accumulatesi nel corso degli anni in quel profondo cambiamento politico che influisce fino ad oggi la politica israeliana.

Fin qui niente di strano, un capovolgimento di fronte politico è normalissimo e anzi più che necessario di volta in volta. Il paradosso consiste nel fatto che tutto ciò che veniva criticato alla leadership ashkenazita di Ben Gurion, Peres, Rabin ecc. è presente anche oggi in ugual misura se non in peggio. Ancora oggi interi settori della popolazione vengono emarginati, il carovita aumenta costantemente, e la percentuale di povertà fra i paesi più progrediti secondo le statistiche dell’OCSE è una delle più alte. Ma nonostante la situazione oggettiva dovrebbe favorire una crescita dei partiti di sinistra, i risultati elettorali rimangono costantemente a favore della compagine elettorale di Nethanyau.

L’elettorato di destra ragiona con la pancia, coi sentimenti, e non con la logica. La sinistra israeliana ancora non è stata ancora in grado di tradurre una situazione sociale e politica a dir poco fallimentare in un dialogo basato soprattuto sulle sensazioni, non importa quanto facciano a pugni con la logica.

Ma chi è dunque Avi Buskila, il classico perfetto sconosciuto per i non addetti ai lavori della politica? Nato nel 1975, omosessuale, ebbe un breve momento di gloria quando, ufficiale durante il servizio militare, nel ’97 di stanza a Hebron riuscì a neutralizzare un colono mentre era intento a sparare all’impazzata su tutti i presenti all’interno del mercato cittadino. La prontezza di riflessi del giovane ufficiale evitarono una strage limitando il tutto a sette feriti, ma aiutò soprattutto Bibi Nathanyau a concludere le trattative segrete del Protocollo di Hebron firmato definitivamente la settimana successiva. Nato in una famiglia di “likudnikim” (sostenitori a priori del likud, il partito al potere), Avi ha percorso un lungo percorso personale che lo ha portato a cambiare le sue opinioni politiche e affermare pubblicamente la sua omosessualità.

La prima grande sfida di Buskila consiste nel trasformare completamente il “modus vivendi” dell’attuale Shalom Achshav. La leadership va cambiata e sostituita da elementi giovani e combattivi, dotati di “cattiveria”, esattamente il contrario dello stereotipo attuale che confina gli attivisti del campo della pace in sterili chiacchere da salotto.

“Dobbiamo cambiare completamente l’approccio” ha dichiarato in una recente intervista pubblicata sull’inserto settimanale del quotidiano “Yedioth ha Ahronot”, “non possiamo continuare a considerare i “mizrahim”, gli orientali, come i cattivi rispetto a noi, buoni e puri. Bisogna capire ed accettare i loro sentimenti basati su una paura nata e sviluppata da anni di katiushot ed infiltrazioni terroristiche. Io non vengo da Tel Aviv per spiegare a chi abita nei centri periferici di confine quanto le loro paure siano infondate e illogiche. Le accetto empaticamente, ma propongo di costruire un nuovo piano di questo edificio che si chiama Israele. Gli abitanti di Kiriat Shmona, Netivot e Sderot non hanno bisogno dei sapientoni della sinistra, conoscono meglio di noi la loro realtà per saperla cambiare”.

Oltre a cambiare totalmente l’approccio delle forze di sinistra, Buskila ha come obiettivo il riavvicinamento emozionale e sociale verso un bacino elettorale considerato ormai perso. Nonostante tutte le cittadine periferiche del paese continuino ad essere emarginate e penalizzate in tutti i settori sotto la responsabilità diretta dei vari ministeri, ancora la votazione a destra è un fatto scontato. “Questa ostilità di base verso una realtà che da anni è sotto il controllo esclusivo dei partiti di destra e quelli religiosi ma che comunque viene attribuita ad un passato ormai ininfluente va disinnescata. La pace non ha nessun collegamento con la religione, l’identità nazionale o quella personale, la pace deve essere un desiderio morale per permetterci un futuro migliore.”

Giovane, combattivo ed antitetico a tutto quello che il classico movimento per la pace ci aveva abituati, le dichiarazioni di Buskila lasciano molto di più che una buona impressione, anche se obiettivamente parlare di pace in una situazione così instabile sia molto problematico. Il mio parere continua ad essere che la marcia verso la pace comincerà da un reale cambiamento della realtà sociale ed economica del paese, nel frattempo godiamoci questa ventata di aria fresca con la speranza che diventi ben presto una benefica tempesta.

Annunci

6 pensieri su “Pace adesso?

  1. Seguo sin da bambina la storia di Israele e del popolo ebraico. Sono di sinistra culturalmente, anche se non mi riconosco in un certo tipo di sinistra…sì,mi hanno stancato le chiacchiere sterili da salotto, le prese di posizioni figlie di scelte storiche ed inchini a chi, più che per morale, ha fatto queste scelte per interessi commerciali. Quindi continuo ad amare e sostenere Israele. Penso che solo chi ci vive, e chi “sente” sulla sua pelle certe scelte,ne può parlare appieno; quindi mi fa piacere seguire i tuoi scritti. Credo che il tuo sia un modo obbiettivo di vedere le cose, pur mantenendo i tuoi valori ed ideali, la tua scelta di vita lo dimostra. Il mio recente viaggio in Israele mi ha fatto “sfiorare” la sua anima multiculturale, ma resta solo una sensazione basata su ciò che ho visto e percepito, senza conoscere appieno tutte le sfumature complesse determinate dalla provenienza di chi ha fatto l’ahliah,vuoi per scelta, vuoi per sfuggire a pogrom e persecuzioni. Ho esperienza del mondo arabo, volutamente nei miei post evito di pubblicare certi pensieri o foto…c’è troppo odio e malumore qui in Italia per dare adito a fomentarlo, mentre ho anche amici molto cari. Non posso fare a meno di pensare a certi passi della Torah “se ci sono dei Giusti si deve salvare, non condannare”. A volte è difficoltoso mantenere un’equidistanza dall’argomento. Conosco abbastanza la mentalità di un certo tipo di cultura araba e ho imparato a diffidarne. Credo che la Pace sarà possibile quando, nella società araba, ci sarà la capacità di mettersi in discussione,personalmente e nell’ambito della società, cosa che non molti fanno, accecati dall’orgoglio. Ora più che mai la vedo dura, con gli attentati in Israele,ma anche quelli in Europa,se non inneggiati, almeno giustificati da tanti. Mi ha fatto piacere vedere la marcia delle donne ebree ed arabe insieme a chiedere la pace, spesso penso che il cambiamento passi attraverso le donne, come sappiano lottare insieme per il cambiamento, come educano i loro figli alla comprensione ed il rispetto dell’altro. Shalom!

    Mi piace

  2. Si va bene, ma questo buonismo suicida che non ha ancora capito che i due Stati e i due popoli sono solo fumo negli occhi, porterà i nemici di Israele ad essere sempre più forti che mai. Che le donne provino ad andare a manifestare a Ramallah per la pace e per proporre i due Stati, e poi vediamo se riusciranno solo ad uscire di casa. Anche ad Oslo Arafat disse di volere i due Stati, ma tornato in Palestina disse: “Con Rabin abbiamo parlato in inglese, ora parliamo arabo!” e la falsità palestinese continua ancora oggi con Abu Mazen.
    Per volere la pace bisogna essere in due!

    Mi piace

    • Ciao Guido, se hai letto attentamente il mio articolo avrai senz’altro fatto caso che anch’io penso che in questo momento parlare di pace sia inappropriato. Ciò non toglie che Israele non ha nessuna iniziativa e aspetta passivamente di vedere lo sviluppo degli eventi. La politica di Nethanyu non garantisce nessuna sicurezza e praticamente ogni 2-3 anni c’è sempre qualche guerra/operazione militare che non ci porta da nessuna parte. In ogni caso se personaggi del genere possono portare a un miglioramento della società israeliana in generale e della sinistra in particolare, ben vengano.

      Mi piace

  3. Magari.
    Purtroppo tutti gli intellettuali geniali di origine ebraica , come Trotsky e molti altri sono stati
    traditi e massacrati dalla sinistra mondiale dal 1925 saldamente in mano ai Stalinisti.
    E per questo che non pace subito non riesce a combinare niente.
    Il problema non sono gli arabi: sono quei
    traditori in Europa che con la ” maschera”
    di sinistra ci hanno sempre combatuto.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...