Alla ricerca dell’Arca perduta


parker

 

In Israele esiste da sempre una diatriba irrisolta su quale città sia la più rappresentativa dello spirito nazionale. La caotica ed effervescente Tel Aviv o Gerusalemme, la città santa per eccellenza. E’ indubbio che Gerusalemme abbia una marcia in più rispetto al resto delle città israeliane almeno per quanto riguarda l’archeologia ed i suoi tremila anni di storia. Non ci deve sorprendere quindi la facilità con cui ogni pietra di questa fenomenale città celi una storia più o meno sorprendente ma sempre interessante. La storia di questa volta è veramente sconosciuta ai più e quindi solo per questo fatto estremamente intrigante, non ci resta dunque che scendere nelle viscere della città alla ricerca del tesoro del Tempio di Re Salomone.

I principali protagonisti di questo episodio sono i seguenti: Valter Henrich Yuvelius, poeta finlandese appassionato di archeologia. Montagu Parker, capitano dell’esercito di Sua Maestà Britannica veterano della guerra Anglo Boera. Azme Bay, il governatore della città di Gerusalemme. Padre Louis Hugues Vincent, direttore della scuoala biblico-archeologica di Gerusalemme. Attorno ai tre principali protagonisti girano personaggi di secondo piano: avventurieri, speculatori, banchieri e poveri disperati in cerca di ragranellare qualche soldo.

Il primo a mettere in moto la macchina della “spedizione Parker” è Yuvelius, che dopo aver studiato attentamente i testi biblici arrivò alla conclusione che i tesori del Tempio di Re Salomone non erano andati persi con la distruzione della città da parte di Nabucodonosor, ma si trovavano nelle profondità della terra poco lontani dal Muro del Pianto. Per Yuvelius il tesoro è situato nei pressi del canale Warren, un cunicolo sotterraneo scoperto nel 19simo secolo da Charles Warren, uno dei primi archeologi della Terra Santa.

Yuvelius incontra Montigu Parker, un ex ufficiale britannico, il quale resta affascinato sia dalla teoria del finlandese sia dalla possibile entità del tesoro, stimata in oltre 200 milioni di dollari dell’epoca. Parker si dimostra un abile affabulatore ed in breve tempo riesce a raccogliere una cospicua somma, qualcosa paragonabile a 100 mila attuali euro.

Per aumentare il successo della spedizione Yuvelius recluta i servizi di un veggente irlandese. Nel 1909 i due promotori della spedizione si incontrano a Costantinopoli con il Gran Vizir per ottenere i permessi necessari,  la titubanza del vizir svanisce dopo aver ottenuto la promessa di ricevere la metà dei futuri guadagni.

Una volta arrivati a Gerusalemme Parker e compagni si rendono immediatamente conto di quale sia l’insidia più pericolosa per la riuscita degli scavi: la burocrazia ottomana. Una volta individuati i terreni sui quali iniziare gli scavi oltre 200 persone dichiarano essere proprietari di un minuscolo appezzamento della zona. Chi vuole vendere richiede un prezzo esorbitante, ma c’è anche chi si riuta categoricamente di cedere la propria terra. Solo l’intromissione del Gran Vizir e la conseguente confisca della maggior parte dei lotti permette finalmente l’apertura dei lavori.

Nonostante la versione ufficiale delle autorità parlasse di “scavi archeologici” molto presto appare chiaro che Parker e compagni hannno ben altri scopi. I lavori in corso non hanno nessuna parvenza di archeologia ed è chiaro che qualcosa di molto più grande bolle in pentola. Come se non bastassero i sospetti e le proteste da parte delle differenti comunità della città (ebrei, musulmani e cristiani) anche la situazione politica all’interno dell’Impero stava cambiando ed i frequenti cambi di potere non facevano che aggiungere instabilità ad una situazione sempre più complessa.

Visto che gli scavi nella zona permessa procedono molto lentamente a causa delle oggettive difficoltà esistenti, Parker tenta il tutto per tutto e decide di scavare nella zona della spianata del tempio, una zona esplicitamente off limits per la spedizione. Ma l’ex capitano inglese non si perde d’animo e grazie ad un generoso “bakshish” riesce ad agire indisturbato.  Gli scavi vanno avanti per nove giorni fino a quando i falsi archeologi vengono scoperti. C’è chi affermò che a scoprirli fu una guardia ignara dell’accordo stipulato e c’è chi sostenne che a lanciare l’allarme fu un custode insoddisfatto della sua parte.

Le voci degli scavi proibiti fecero immediatamente il giro della città e dell’Impero. Voci incontrollate parlarono di casse piene di monete d’oro trafugate. C’è chi sostenne che fra i numerosi reperti erano stati portati via la verga di Mosè, l’anello di re Salomone, antichi testi relativi al profeta Maometto e ancora più antichi scritti a testimonianza della vicina resurrezione di Gesù.

Per sua fortuna Parker riuscì a fuggire appena in tempo e ritornare incolume in Inghilterra. Infuriati dal raggiro inglese i turchi istituirono una commissione d’inchiesta per approfondire le responsabilità, Parker dal canto suo pubblicò in tempo record una pubblicazione metà libro e metà rapporto scientifico dal nome “La Gerusalemme sotterranea” a prova della reale intenzione archeologica del suo lavoro.

Nonostante le sue intenzioni Parker non tornò più a Gerusalemme, con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale l’ex ufficiale fu reinserito nell’esercito e si meritò una medaglia al valore. Congedatosi dal servizio si ritirò nella sua tenuta di campagna fino alla sua morte avvenuta nel 1962.

Paradossalmente le spedizioni dell’avventuriero inglese diedero un grosso contributo a ciò che sappiamo oggi della Gerusalemme di oltre 3000 anni fa, la città cananita. Gli scavi di Parker dimostrarono in maniera definitiva che il nucleo originario della città si trovava al di fuori delle mura dell’attuale città vecchia. Le diverse misurazioni effettuate durante gli scavi per dare una copertura scientifica costituiscono fino ad oggi la base indispensabile per chi si avvicini ad un approfondita ricerca storica della città di Davide e dell’acquedotto sotterraneo costruito da Ezechiele 2700 anni fa.

“Tam ve lo nishlam” recita una famoso espressione ebraica, vale a dire “finito ma non concluso”. L’atmosfera magica della città, le sue storie millenarie, il fascino religiose ed i racconti tramandati di bocca in bocca continuano a rendere speciale la capitale israeliana. A ragione archeoloci provenienti da tutte le parti del mondo continuano incessantemente a ricostruire tassello dopo tassello l’immenso mosaico della città santa.

Ma sono convinto che anche noi comuni mortali abbiamo la nostra possibilità di scoprire qualcosa di veramente unico, se non un raro reperto archeologico possiamo sempre sorprenderci per uno scorcio della città che solo noi possiamo intravedere.

 

 

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Un pensiero su “Alla ricerca dell’Arca perduta

  1. Che bell’articolo Lucien, una bella passeggiata attraverso il tempo e la storia.spero tu e i tuoi tutto bene. il mio viaggio telaviviano e’ stato comme d’hab magnifique. Un abbraccio, a presto miriam

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