La grande rivolta araba


 

rivolta

Il 15 aprile 1936 l’uccisione di tre inermi passeggeri ebrei nella zona di Tull Karem in Cisgiordania fu il preambolo di quella che andrebbe definita sembra ombra di dubbio la prima vera intifida e fu il periodo più cruento e sanguinario della trentennale presenza britannica in Eretz Israel. Una vero e proprio conflitto svoltosi fra il 1936 e il 1939 e passato alla storia come la “grande rivolta araba” . Alla fine di questo sanguinoso triennio dopo oltre diecimila atti di terrore le perdite fra gli ebrei dell’Yishuv furono di oltre 450 morti, 150 per gli inglesi e oltre 5000 fra gli arabi. Ma le lotte interne nel campo arabo che accompagnarono la grande rivolta fecero si che una parte non indifferente dei propri caduti fu il risultato di una continua guerra intestina fra fazioni moderate e radicali.

Le ragioni che favorirono lo scoppio di questa ribellione popolare furono molteplici: la debolezza dimostrata dalla Gran Bretagna sia durante la guerra civile spagnola che durante la guerra d’Etiopia, l’aumento dell’immigrazione ebraica in Palestina causata principalmente dall’avvento del nazismo in Germania, la percezione che l’Italia fascista e la Germania  nazista fossero le nuove potenze europee sulle quali puntare ed infine la crescita sempre più costante di una fazione radicale nel campo palestinese.

La grande rivolta ebbe inizio come un’insurrezione  popolare e almeno all’inizio godette di un’enorme appoggio e partecipazione da parte di tutti gli strati della società palestinese. Oltre ai continui atti di terrore verso la popolazione ebraica che comprendevano uccisioni, danni della produzione agricola, incendi di boschi e attacchi verso macchine private e linee automobilistiche, l’avvenimento principale di questo primo periodo fu uno sciopero generale della durata di sei mesi.

Lo scopo principale dello sciopero era quello di mettere in ginocchio l’economia del paese in generale e quella sionista in particolare. Fino ad allora i rapporti economici e commerciali erano avulsi dalla lotta politica, contadini arabi vendevano i loro prodotti sia in città che nei kibbuzim, operai palestinesi erano la forza portante di importanti settori economici come l’edilizia e l’agricoltura ed il tessuto sociale si era dimostrato sino allora abbastanza solido per attenuare le prime tensioni fra un movimento nazionalista organizzato e consolidato come il sionismo ed il nascente nazionalismo palestinese.

Sfortunatamente per i palestinesi lo sciopero sortì il risultato opposto, l’economia ebraica si dimostro solida, efficace e organizzata. La nuova corrente migratoria che portò una ventata di aria nuova ed il flusso di nuovi capitali colmò il buco creatosi dallo sciopero, uno dei risultati più evidenti del periodo in questione fu la creazione a Tel Aviv di un nuovo porto in alternativa a quello esistente a Yaffo completamente paralizzato dallo sciopero. Paradossalmente fu proprio l’economia palestinese che quella che ricevette il danno più consistente di questa prima fase.

Il risultato principale dei primi mesi della grande rivolta fu il nascere di una leadership politica all’interno del movimento palestinese, cosa fino ad allora praticamente assente. La nuova guida politica dimostrò la sua mancanza di lungimiranza politica quando decise di indirizzare la propria lotta verso gli inglesi. Per gli arabi una volta cacciati gli inglesi il sionismo sarebbe crollato come un castello di carte, senza discutere i termini di una simile analisi geo politica il grave errore fu quello di sottovalutare la reazione britannica e di non aver ancora una base politica abbastanza solida e organizzata in grado di unire fazioni troppo distanti e talvolta in aperto contrasto l’una con l’altra.

La seconda e più cruenta fase di questa autentica guerra iniziò nel settembre del 1937 con l’assassinio di  Lewis Andrews, il governatore britannico della Galilea giudicato troppo filo sionista. Un avvenimento del genere non potè certo passare inosservato e messo a tacere e provocò una durissima reazione militare da parte dell’Impero di Sua Maestà.

Gli inglesi aumentarono notevolmento lo spiegamento di forze ed iniziarono una serie di rastrellamenti, detenzioni amministrative, coprifuoco e demolizione di abitazioni. Fra le azioni più radicali ci fu “l’operazione ancora”, con la quale venne raso al suolo un intero quartiere di Yaffo per permettere il controllo di una zona che era diventata un caposaldo delle bande di rivoltosi.

Dal 1937 in poi la rivolta assunse tutto un altro indirizzo e passò da un movimento popolare ad una lotta armata gestita da bande semi mercenarie che gestivano ognuna una parte del territorio adottando sistemi mafiosi nei confronti della popolazione. Fu anche l’acme delle lotte intestine e di continui omicidi nei confronti di chi cercava di raggiungere una soluzione politica ad una strada che appariva senza fine.

Fu solo nel 1939 che la rivolta venne definitivamente sedata, lasciando dietro di se una lunga e dolorosa striscia di  sangue. Per i palestinesi i risultati favorevoli furono di gran lunga inferiori alle aspettative. Nessuno dei tre principali obiettivi fu raggiunto, nè il blocco dell’immigrazione ebraica, nè la cessazione di vendita di terreni al movimento sionista, nè la creazione di un governo a maggioranza palestinese. L’unico vero grande successo fu quello di limitare le quote di immigrazione concesse alla popolazione ebraica in cerca di un rifugio da un Europa già in preda alla seconda guerra mondiale e alla tragedia della Shoà.

Il danno maggiore e per certi versi irrimediabiale fu la scomparsa totale di una classe politica in grado di opporsi politicamente al sionismo. Diversi storici sono concordi nell’affermare che il destino della guerra del 1948 fra arabi ed israeliani fu già decisa con la fine dei disordini di quel periodo.

Nel campo ebraico oltre ai successi dimostrati nel campo economico, la grande rivolta stravolse completamente i concetti difensivi sui quali si basava la forza militare ebraica. Da una situazione di auto difesa dove ogni insediamento era in grado di sostenere una attacco di poche ore bisognava passare ad una manovra offensiva e spostare il baricentro militare nel campo avverso. Fu anche uno dei maggiori periodi di collaborazione fra inglesi ed ebrei. Una volta assicuratasi la neutralità ebraica nel conflitto in corso gli inglesi formarono diverse forze sia di polizia sia militare per contrastare i continui atti terroristici nei confronti di impianti strategici come l’oleodotto che collegava gli impianti petroliferi dell’Iraq col porto di Haifa.

Rileggendo questa cronaca sembra che nulla sia cambiato, e forse è davvero così, ma è proprio il fallimento di questa continua politica di intransigenza che ha provocato nel corso dei decenni  una continua escalation di morte e sangue che deva farci riflettere per trovare una soluzione forse imperfetta ma che sia in grado di stravolgere una realtà troppe volte influenzata da preconcetti e poco incline a venire a patti con la realtà.

La grande rivolta si trova all’interno di ognuno di noi, speriamo che non scoppi in maniera così violenta.

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