La gloria d’Israele


נילי

 

“Minga dumà in piasa del Domm gh’è i delinquent e i donn, nel noster piccol a Lambrà ghe ne che moer mazzàa” recita la traduzione in milanese di una bella canzone di Brassens. Per tradurla ve la caverete da soli, il senso in poche parole è il seguente: anche da noi nel nostro piccolo paesino succedono le stesse cose che accadono nelle grandi metropoli. E’ il caso del Nili, la prima rete spionistica ebraica che nel 1917 durante la Prima guerra mondiale agì a favore della Gran Bretagna. Fondata nello sperduto paesino di Zikron Yaakov, questa organizzazione dilettantistica e un pò pasticciona fornì un contributo non indifferente nella vittoriosa campagna di guerra che portò il generale Allenby alla conquista di Gerusalemme e dintorni.

Per capire le motivazioni della creazione del Nili (l’acronimo ebraico di Netzah Israel lo ishaker, la gloria d’Israele non mentirà) è importante capire la situazione creatasi in Palestina allo scoppio della guerra. Tutta la regione era in mano ai turchi che non guardavano assolutamente di buon occhio l’insediamento ebraico soprattutto perchè la maggior parte di loro erano in possesso della cittadinanza russa, allora in guerra con l’Impero Ottomano. Come in ogni guerra la confisca di beni agricoli e vessazioni di ogni tipo erano all’ordine del giorno. Il flusso di denaro che arrivava regolarmente dall’Europa e dagli Stati Uniti a favore delle comunità religiose si era interrotto e gli abitanti dell’allora giovanissima Tel Aviv erano stati confinati più a nord per evitare possibili contatti con le forze inglesi in marcia da sud.

Ma la motivazione più grande che determinò la creazione di questa rete spionistica erano le preoccupanti voci riguardo al genocidio armeno che si stava consumando proprio in quei giorni. Voci che si trasformarono in una tragica verità della quale alcuni dei fondatori del Nili furono testimoni oculari. Aron Aronson, il fondatore della rete, fornì agli inglesi un rapporto dettagliato del genocidio già nel 1916.

Prima ancora di iniziare una vera e propria attività di raccolta informazioni fu presa in considerazione la possibilità di fomentare una rivolta interna contemporaneamente allo sbarco di un contingente militare britannico aggirando così le postazioni ottomane asserragliate sull’asse Gaza-Beer Sheva. Il piano fu alla fine accantonato sia per le difficoltà logistiche sia per il timore delle possibile rappresaglie nel caso una simile azione fallisse. Per ironia della sorte era proprio un simile scenario quello che più preoccupava le forze turche.

La rete spionistica venne organizzata un poco alla volta, i principali fautori furono i membri della famiglia Aronson di Zikron Ya’akov, il numero definitivo di affiliati non è mai stato chiaramente definito, ma si può parlare di una trentina di “agenti” veri e propri e di circa duecento collaboratori più o meno consapevoli.

Le maggiori difficoltà da parte dei volonterosi agenti erano quelle di convincere gli inglesi della bontà delle loro intenzioni e della qualità delle loro informazioni. Altro ostacolo non meno complicato era quello di comunicare le informazioni raccolte visto che gli Aronson non disponevano di apparecchiature radio. Alla fine fu deciso che gli incontri sarebbero avvenuti di notte in prossimità della costa di Atlit a pochi chilometri in linea d’aria da Zikron.

Anche questi contatti si rivelarono poco efficaci, gli incontri fra gli attivisti e la nave inglese “Managem” nonostante fossero già stati prestabiliti non sempre venivano coronati dal successo per le più svariate ragioni, le condizioni del mare, la paura di sommergibili, la costa poco profonda e rocciosa ecc. Questo faceva si che la maggior parte delle informazioni raccolte arrivavano agli inglesi con un ritardo tale che la loro efficacia si era persa per strada. Nonostante ciò le informazioni trasmesse dal Nili furono più che sufficienti per spianare la strada alle forze britanniche e ridurre in modo significativo, c’è chi parla di 30mila effettivi, le perdite previste.

Ma le buone intenzioni non sempre bastano a trasformare dei volonterosi civili in temibili agenti segreti. Gli ottomani ebbero la certezza di avere a che fare con una rete di spionaggio dopo aver scoperto alcune sterline d’oro britanniche usate come pagamento nel mercato di Ramle. La cattura di un piccione viaggiatore con un messaggio cifrato legato alla zampa non fece che trasformare il sospetto in certezza. Era giunta l’ora della caccia all’uomo.

La fine della rete spionistica coincise con la cattura di uno dei suoi membri, Neaman Belkind, mentre cercava di attraversare clandestinamente il confine egiziano per raccogliere informazioni su uno dei principali agenti dell’organizzazione di cui si erano perse le tracce due anni prima, Avshalom Feiberg. Belkind era convinto che  Feinberg fosse stato eliminato da qualcuno dell’organizzazione e per questo motivo non raccontò a nessuno della sua iniziativa. catturato dai turchi prima ancora che attraversasse il confine fu interrogato e torturato fino a che non svuotò il sacco. Forti delle informazioni ricevute gli ottomani iniziarono a smantellare la rete fino a giungere alla residenza degli Aronson. Mentre era già in stato di arresto, Sara Aronson, una delle principali figure del gruppo, riusci a entrare nel bagno di caso e suicidarsi con un colpo di rivoltella nascosto all’interno dello stipite.

Per molti anni il caso Nili fu al centro di polemiche e discussioni. I dirigenti dell’insediamento ebraico non videro assolutamente di buon occhio quell’iniziativa che ai loro occhi poteva danneggiare in maniera definitiva i risultati conseguiti sino ad allora se non addirittura mettere in seria discussione la loro permanenza nella zona. Una rete di spionaggio era ancora considerato uno sporco mezzo in totale contrasto con un idea ancora romantica e cavalleresca di come andava combattuta una guerra.

La riabilitazione di questa organizzazione romantica e leggermente irresponsabile iniziò negli anni ’30 con la pubblicazione di racconti romanzati sulle avventure dei protagonisti. Negli anni ’50 la casa degli Aronson venne trasformata in un museo  visitato quotidianamente da scolaresche, soldati di leva e turisti in genere.

Paragonata alle imprese del Mossad l’episodio di questa rete spionistica può far sorridere per la loro ingenuità ed il loro romanticismo. Se aggiungiamo poi gli enormi sviluppi tecnologici avvenuti nel campo della raccolta di informazioni non possiamo che sorridere un pò ironicamente a questa storia. Ma non dobbiamo mai dimenticare che ciò che fa la differenza in ogni campo sarà sempre il fattore umano così imprevedibile ed inaspettato.

 

 

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Un pensiero su “La gloria d’Israele

  1. Ottimo Luciano! Che bella ricerca storica, complimenti. Sto facendo di tutto nelle mie facolta’ per venire in Israele anche questa estate , e’ ancora tutto in alto mare. Spero solo di farcela e poterti rivedere Un abbraccio, Miriam

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