Nani e giganti


ovitz

 

La storia di oggi è forse una di quelle più assurde da me narrate in tutti questi anni. Niente può essere dato per scontato, quello che può sembrare una maledizione ed un handicap insuperabile si rivela improvvisamente un’insperata via di salvezza. Uno degli uomini più malvagi mai apparsi su questa terra si rivela a sua insaputa (e suo malgrado) il salvatore di sette fra fratelli e sorelle da lui sottoposti a indicibili torture. Dopo aver letto l’incredibile storia della famiglia Ovitz niente sarà più come prima, la linea di confine fra bene e male diventerà ancora più offuscata e indistinta. La fortuna, il destino o il caso assumeranno una nuova dimensione.

La famiglia Ovitz era originaria della Transilvania e più precisamente della zona di Maramures, denominata da una leggenda locale “la terra dei giganti”. Niente di più assurdo dunque per una famiglia come quella in questione formata da dieci fratelli di cui sette nati nani ereditari di una tara genetica paterna. Alla morte prematura dei genitori i fratelli si ritrovano con la sorella più piccola di soli nove anni e senza nessuna solida base economica. La cosa migliore ricevuta in eredità è il consiglio ricevuto dalla madre Batya, quello di non dividersi mai e di restare sempre uniti, “solo così potrete superare tutti gli ostacoli che vi troverete davanti per essere nati così”.

I fratelli non si perdono d’animo e traformano il loro punto debole in un punto di forza fondando un compagnia musicale di nome Lilliput con un repertorio formato soprattutto da canzoni yiddish. Il loro campo d’azione sono i paesi dell’Europa centro orientale: Ungheria, Romania, Germania e Russia. La compagnia dei nani raccoglie un grande successo, il loro è un pubblico misto non necessariamente confinato all’ambiente ebraico.

Con lo scoppio della seconda guerra mondiale le leggi razziali ungheresi raggiungono anche la Transilvania, ma i fratelli Ovitz riescono a nascondere le loro origini ebraiche continuando così le loro esibizioni. Solo con l’occupazione nazista nel maggio del 1944 l’inghippo viene scoperto e tutta la famiglia viene deportata nel famigerato campo di sterminio di Auschwitz.

Il convoglio ferroviario arriva di notte, ad attenderli sulla banchina gli ufficiali responsabili della selezione fra i pochi che rimarranno in vita ed i molti che entreranno di li a poco nelle camere a gas. Anche per loro, abituati ad averne visto di tutti i colori, la famiglia Ovitz rappresenta qualcosa di eccezionale e unico. Una famiglia composta da sette nani tutti insieme non si era mai vista. Nonostante Mengele non sia di turno quella notte viene immediatamente avvisato dell’insolito arrivo, la sua sadicità diviene così la loro salvezza, tutti insieme, nani e giganti vengono inviati nelle baracche che ospitano le cavie umane dell’Angelo della morte.

Mengele ha interesse di mantenere quanto il più possibile in vita le sue vittime per poter continuare i suoi folli esperimenti e così gli Ovitz  godono di condizioni sanitarie accettabili e di un vitto sempre povero ma infinitamente migliore di quello dei deportati che si trovano dall’altra parte della recinzione. Dopo la liberazione avvenuta nel gennaio del 1945 i fratelli Ovitz tornano al loro villaggio natio solo per scoprire che la loro casa è stata saccheggiata.

Comincia così un lento girovagare per l’Europa, nel 1949 tutta la famiglia si trasferisce nella città di Haifa in Israele. Anche qui i fratelli continuano ad esibirsi nel loro repertorio musicale aggiungendo anche una serie di scenette per trasformarlo in una sorta di varietà. Al pari degli spettacoli europei anche in Israele riscuotono un grande successo, nel 1955 decidono di ritirarsi dalle scene cinematografiche. La storia dei Lilliput si conclude con la gestione di due sale cinematografiche dove i fratelli si dividono i vari compiti. Fedeli al consiglio ricevuto dalla loro madre i fratelli Ovitz non si sono separati neanche dopo la loro morte, sono tutti sepolti uno accanto all’altro nel cimitero di Haifa.

Di questa storia così incredibile sono stati tratti due documentari in ebraico di cui non si ha traccia su youtube, la storia è anche parte di un bellissimo film del cineasta israeliano Avi Nesher dal titolo “The matchmaker“, assolutamente da vedere.

Una parte dei maschi della famiglia dei sette nani si sposò e generò dei figli di statura normale, e così anche i loro nipoti, la tara genetica si era fermata. L’ultima dei fratelli Ovitz morì nel 2001 alla veneranda età di 98 anni.

Come ho scritto all’inizio una storia del genere non può lasciarci indifferenti, ci sono troppe sensazioni ed emozioni così concatenate e diametralmente opposte. Può essere banale scriverlo ma la storia degli Ovitz è un’ulteriore prova che anche nel buio più assoluto esiste sempre un barlume di luce.

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