Il sentiero dei figli


בשביל הבנים

 

Fra pochi giorni e più precisamente il 30 ottobre si terrà un commovente manifestazione in ricordo dei soldati israeliani di fede drusa caduti nel compimento del loro dovere durante i 67 anni di esistenza dello stato ebraico. La manifestazione si chiama in ebraico “bishvil banim” e contiene un doppio significato, può significare infatti al tempo stesso “nel sentiero dei figli” che “per i figli” e il gioco di parole coglie in pieno il significato del progetto in corso. La creazione di un percorso in mezzo alla natura da percorrere sia a piedi che in bicicletta, un percorso che attraverserà la maggior parte dei villaggi drusi del paese per poi terminare in uno dei luoghi a loro più sacri,  il santuario di Nabi Shuay’b situato a una decina di chilometri a nord ovest di Tiberiade.

Il percorso è stato ideato, promosso e realizzato dal generale di brigata Amal Assad, anch’esso di origine drusa, il quale ha perso un fratello in una delle innumerevoli operazioni militari dell’esercito israeliano. I caduti drusi sono fino ad oggi 409 e fanno parte di quel “patto di sangue” indivisibile che lega ebrei e drusi dal 1948 fino ad oggi, quando i notabili di questa particolare e fiera etnia decisero di legare il loro destino a quello del neonato stato ebraico.

Assad ha ben altri obiettivi e cerca fortemente di cambiare la nomenclatura in corso. Ai suoi occhi patto di sangue deve diventare un patto della vita, un insieme di attività destinato ad avvicinare identità e culture diverse unite da un destino comune. Il percorso ideato da Amal è lungo 409 km., diviso in tappe di 10 km. ciascuna, adatto quindi anche a famiglie con bambini piccoli in cerca di una breve passeggiata in mezzo alla natura, un’attività molto frequente qui in Israele. Il sentiero attraverserà 18 fra i principali villaggi drusi della Galilea senza arrivare alle alture del Golan dove risiede una grande comunità.

L’iniziativa del comandante druso ha il pregio di voler avvicinare i diversi strati della società israeliana attraverso i lati positivi della convivenza pacifica e costruttiva. Per molti israeliani la parola druso è collegata perlopiù al lato gastronomico, e poche sono le persone che hanno una conoscenza un pò più approfondita della loro cultura e delle loro origini.

Ho già parlato dei drusi in un mio post precedente e non intendo allargarne il discorso in questo ambito, quello che mi preme invece sottolineare è invece la varietà di attività che tutti gli strati della società israeliana organizzano in memoria dei loro cari. Tornei sportivi, attività culturali, serate di danze, gite, libri e molto altro ancora sono gli strumenti attraverso i quali è possibile incanalare parte di un dolore infinito verso orizzonti più vivibili.

La cultura del “lutto militare” è stata da sempre un fattore che ha inciso enormemente sulla cultura israeliana: politica, musica, letteratura e cinema si sono confrontati da sempre con questa dolorosa e scomoda realtà. Ma mentre fino agli anni ottanta la società israeliana era abbastanza omogenea su come affrontare una tragedia del genere e cosa valorizzarla sia dal punto di vista nazionale che personale, adesso le cose sono enormemente cambiate.

Una cosa rimane per il momento ancora immutata e degna di ammirazione. Le tombe dei caduti sono tutte identiche senza distinzione di grado, valore o altro ancora. L’unico criterio seguito è quello cronologico, succede così che la tomba del capo di stato maggiore David Elazar (Dado) si trovi a pochi metri dal soldato semplice David Ezra, un ulteriore segno del rispetto di questo paese verso i suoi caduti.

 

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